“Guardo ai dati Istat diffusi ieri con la lucidità e la consapevolezza di chi sa da dove siamo partiti. Nel 2022 il Governo Meloni ha ereditato un rapporto deficit/Pil all’8,1%, il peggiore erede di una stagione di conti pubblici lasciati alla deriva. Oggi siamo al 3,1%: cinque punti percentuali in meno in tre anni, un risultato che pochissimi avrebbero scommesso di vedere realizzato, tantomeno da un governo di centrodestra dipinto come irresponsabile dai soliti profeti di sventura. C’è però un dato che va detto con chiarezza, perché la verità non fa sconti a nessuno. Il Superbonus nacque come misura che guardava a un obiettivo giusto, sostenere le famiglie nella riqualificazione delle proprie case. Il problema è che fu scritta dal governo Conte II con una copertura iniziale di appena 35 miliardi di euro per l’intero periodo, una cifra che oggi, a misura quasi conclusa, rischia di arrivare fino a 174 miliardi: quasi cinque volte la stima di partenza. Il meccanismo di cessione del credito, che si poteva ripetere all’infinito, ha aperto un vero e proprio giro di crediti tra un soggetto e l’altro, senza controlli reali, fino a diventare terreno fertile per speculazioni e frodi che ancora oggi pesano sui conti pubblici. Solo nel 2026 le casse dello Stato dovranno versare altri 40 miliardi di euro per onorare quella misura, e altri 20 sono già messi in conto per il 2027, come certificato nei documenti ufficiali di finanza pubblica. Sono soldi che oggi mancano a un ospedale, a un taglio delle tasse per il ceto medio, a un’impresa che aspetta credito per assumere: bruciati dalla sciatteria contabile altrui. Chi in queste ore cavalca il dato Istat parlando di fallimento farebbe bene a guardare i propri conti prima di guardare i nostri: è comodo fare i rivoluzionari con i soldi degli altri e lasciare che a pagare i debiti sia chi governa con serietà, attaccando chi sta pulendo una casa che altri hanno lasciato in disordine, pagandone ancora oggi le bollette. Nel 2022 in tanti giuravano che con questo Governo lo spread sarebbe schizzato alle stelle e l’Italia sarebbe tornata sull’orlo del baratro: da 236 punti base del giorno prima dell’insediamento, oggi viaggia su livelli tra i più bassi degli ultimi anni. Lo spread non è un numero astratto, è il termometro della fiducia dei mercati in un Paese: ed è una credibilità ritrovata, non regalata, che Fratelli d’Italia ha costruito con i fatti, dimostrando che rimettere a posto i conti non significa affatto bloccare l’economia, ma liberare risorse per fare politiche espansive, tagliare le tasse e centrare il record storico di occupati da quando esistono le rilevazioni. I risultati, un decimale alla volta, ci stanno dando ragione”.
Lo dichiara il vice responsabile nazionale del Dipartimento Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia, Lino Ricchiuti.



























