Italo Bocchino asfalta Renzi: “quando c’era lui*”, andava tutto peggio di oggi

Dallo spread alla disoccupazione: nello scontro a Otto e Mezzo, Italo Bocchino smentisce la propaganda dell'ex Premier, numeri alla mano

In un acceso confronto televisivo a Otto e Mezzo, Italo Bocchino ha ridimensionato con la forza dei dati le fantasiose ricostruzioni di Matteo Renzi. Nonostante la classica cornice di un dibattito condotto in una posizione di palese svantaggio numerico – data la conduttrice, Lilli Gruber – Bocchino ha smontato pezzo per pezzo la narrazione propagandistica legata alla promozione del libro di Renzi, intitolato “Qvando c’era lei”.

Mettendo a confronto i dati della gestione renziana con i risultati concreti ottenuti dal governo guidato da Giorgia Meloni, l’analisi ha fatto emergere una realtà inequivocabile: “quando c’era lui*”, le cose in Italia andavano nettamente peggio rispetto a oggi.

Sanità: i record del Governo Meloni contro i tagli del passato

Nel corso del dibattito è stato ricordato come, durante il periodo in cui Renzi era al potere, il Fondo sanitario nazionale fosse fermo a 109 miliardi di euro. Allargando lo sguardo agli anni successivi alla crisi finanziaria del 2011, i governi che si sono succeduti hanno incrementato il fondo sanitario solo di circa un miliardo all’anno, portandolo da 110 a 114 miliardi di euro tra il 2015 e il 2019. Una scelta politica che si è tradotta nei fatti in un ridimensionamento del finanziamento in rapporto al PIL, sceso dal 6,6% al 6,3% del PIL.

Il confronto con l’esecutivo di centrodestra evidenzia un grande cambio di passo. Oltre a superare la soglia dei 136 miliardi odierni, il Governo Meloni ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello nominale più alto di sempre, con una quota di circa 143 miliardi di euro per il 2026. 

Lavoro e occupazione: la disoccupazione dimezzata

Ancora più netto è il divario che emerge sul fronte del mercato del lavoro, analizzando i dati ufficiali forniti dall’ISTAT. Durante l’esperienza del Governo Renzi (durato dal 22 febbraio 2014 al 7 dicembre 2016), il tasso di disoccupazione in Italia registrò un calo marginale, passando da circa il 13% al 12%.

I numeri del Governo Meloni raccontano un quadro completamente diverso e abissalmente migliore. Con l’attuale esecutivo, la disoccupazione è crollata dall’8% al 6%, con una contrazione di ben due punti percentuali in meno. Si tratta della metà esatta rispetto al livello minimo toccato durante l’era Renzi, a dimostrazione di una politica economica capace di creare lavoro reale e stabile.

Lo Spread e la credibilità sui mercati finanziari

Il 6 dicembre 2016, ovvero il giorno prima delle dimissioni di Matteo Renzi da Presidente del Consiglio, lo spread si attestava a quota 158,5%. Dopo un iniziale calo, la gestione Renzi aveva infatti visto il differenziale salire inesorabilmente. Inoltre, i dati mensili OCSE evidenziano come tra il gennaio 2011 e il settembre 2022 – prima dell’insediamento del Governo Meloni – il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi si sia mantenuto su una media di circa 208 punti base.

Al momento dell’insediamento di Giorgia Meloni nell’ottobre del 2022, lo spread partiva da una quota elevata vicino al 230%. Da quel momento, il differenziale è sceso in maniera costante, portando la media drasticamente al 133%. Lo spread si è stabilizzato intorno ai 100 punti (attestandosi ad esempio al 95% il 28 settembre), fino a toccare il minimo storico degli ultimi 10 anni il 26 gennaio 2026 con una quota del 59,1%.

Scuola e cultura: la fine degli sprechi e il ritorno del Merito

La differenza politica appare evidente anche nelle politiche giovanili e sulla scuola. Sotto l’esecutivo Renzi fu istituito il cosiddetto “Bonus 18app” (o Bonus Cultura), una misura d’impronta assistenzialista che erogava 500 euro a tutti i neo-diciottenni indistintamente. Una manovra che assegnava il contributo a prescindere dal reddito familiare, dal ragazzo bisognoso fino al figlio del milionario, risolvendosi spesso nell’acquisto di CD o biglietti per concerti anziché in libri o crescita formativa.

Al contrario, il Governo Meloni ha abolito la 18app introducendo una misura basata sul buon senso, sul merito e sulla giustizia sociale. Attraverso la “Carta Valore”, il governo ha riservato il bonus di 500 euro agli studenti delle scuole superiori che conseguono il diploma con il massimo dei voti (100 o 100 e lode). Allo stesso tempo, per riaffermare il valore del rispetto dell’istituzione scolastica, la norma prevede che gli studenti bocciati, anche per un solo anno, non possano accedere a questa agevolazione.

I fatti superano la propaganda

L’intervento di Italo Bocchino ad Otto e Mezzo ha dimostrato che la propaganda elettorale non regge l’urto dei numeri reali, che durante il Governo Meloni sono stati ottimi. Mettendo a confronto le due stagioni politiche su sanità, lavoro, conti pubblici e merito scolastico, emerge con chiarezza come il centrodestra stia garantendo all’Italia maggiore stabilità, più risorse e obiettivi storici negati per anni dalla gestione della sinistra.

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Michele Intartaglia
Michele Intartaglia
Michele Intartaglia, classe 2004, originario di Procida. Studente di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli.

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