La coesione di Fratelli d’Italia al servizio della Nazione e del bipolarismo

Sul quotidiano Il Tempo di venerdì scorso si poteva leggere un interessante articolo firmato da Paolo Armaroli e riguardante in sostanza lo stato di salute attuale dei partiti italiani e del bipolarismo. L’autore ha iniziato il pezzo con il paragone, circa gli equilibri politici degli ultimi anni, fra il Regno Unito e l’Italia. Oltremanica, la democrazia è caratterizzata, non da un mite bipolarismo, ma da un antico e radicato bipartitismo in cui i laburisti da una parte e i conservatori dall’altra si sono sempre contesi il governo del Regno. In Italia, dice bene Armaroli, abbiamo un bipolarismo “de noantri”, molto italiano, che ha assunto forme poco riscontrabili all’estero anche a causa di tanti stop and go e contraddizioni della politica della cosiddetta Seconda Repubblica. Ma le rigide consuetudini britanniche iniziano a sentire il peso delle divisioni interne ai due grandi partiti e dell’affermazione di nuovi soggetti politici più o meno minori, fra i quali il Reform UK di Nigel Farage. Dal 2022, ricorda Paolo Armaroli, si sono alternati al numero 10 di Downing Street quattro premier: i conservatori Liz Truss e Rishi Sunak, e i laburisti Keir Starmer e Andy Burnham, attualmente in carica. Nel frattempo in Italia, sempre dal 2022, vi è lo stesso capo di governo che risponde al nome di Giorgia Meloni e che guida la Nazione all’insegna della stabilità, nonostante un bipolarismo senz’altro imperfetto e un quadro partitico generale in costante fermento.

Armaroli vede a sinistra due partiti, PD e M5S, e tanti virus, ovvero, i partitini di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, di Matteo Renzi, di Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, i quali, peraltro, si guardano in cagnesco fra di loro. I “grandi” della sinistra non se la passano comunque granché bene. L’articolo de Il Tempo vede nel trasformismo di Giuseppe Conte, un leader che ha già provato ad essere tutto e il contrario di tutto fino alla sconfessione recente del woke, quasi a volersi riciclare come un MAGA tricolore, anche un punto di forza che ha consentito finora al capo del M5S di rimanere a galla in tutte le stagioni. Anche se, alla lunga, l’assenza di identità diventa una grave debolezza e può fare perdere ogni parvenza di credibilità, oltre alla leadership di partito, già minacciata, aggiungiamo noi, dalle cause legali di Beppe Grillo. Tuttavia, almeno per il momento Conte sembra stare un po’ meglio di Elly Schlein, la quale teme di perdere le eventuali primarie per la leadership del campo largo e si trova costretta a rincorrere le giravolte del numero uno pentastellato.

Elly insiste con la testarda unità del centrosinistra, ma sa in cuor suo che Giuseppi rappresenta adesso più un’insidia che un alleato leale, ed è inoltre consapevole che all’interno del Partito Democratico non vi sia alcuna certezza automatica di vincere le prossime elezioni politiche, per quanto, a livello propagandistico, la segretaria dem si dica sicura del fatto che nel 2027 toccherà alla sua parte agguantare il timone dell’Italia. Schlein guida peraltro un partito diviso fra i fedeli alla linea della segreteria e i malpancisti definiti dai giornali riformisti, sebbene non rischi per ora di perdere il comando. In altri tempi, la “ditta” comunista e postcomunista avrebbe impiegato ben poco per dimissionare una figura fallimentare e inconsistente come quella di Elly Schlein, ma pare che tutto il PD sia diventato un insieme di tante debolezze diverse e i riformisti, nonostante tutte le scivolate della segretaria, non hanno la forza sufficiente per imporre altri nomi alla guida del Nazareno.

Esponenti di primo piano del partito come Pina Picierno, Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini, forse rassegnate dinanzi alla impossibilità di cambiare il PD dall’interno, hanno preferito fare le valigie ed andarsene. Ad onor del vero, non mancano discussioni e confronti anche accesi neppure in zone del centrodestra, in particolare nella Lega e un po’ in Forza Italia, ma Paolo Armaroli su Il Tempo vede, in alternativa ad una sinistra sempre più lacerata dal derby perenne Elly/Giuseppi e dal virus dei partitini ideologici o personali, una coalizione conservatrice che rimane salda al governo e si proietta nel futuro con forza grazie al perno fondamentale costituito da Fratelli d’Italia. Il partito del Presidente del Consiglio, oltre a rimanere la prima forza politica d’Italia, è probabilmente l’unica formazione di oggi che non ha correnti interne e fazioni che provano a farsi sgambetti reciproci, e si ritrova coesa dietro alla propria leader.

Armaroli evoca i “segreti di Meloni” che permettono a FdI di distinguersi in meglio e di essere centrale, non centrista, per la Nazione, ma si tratta di segreti di Pulcinella, come ammette lo stesso autore. Al netto di alcune vulgate di sinistra, si sa che Fratelli d’Italia sia retto da una squadra che è cresciuta assieme e ha condiviso tutto, dal 4% dei voti alla vittoria del 2022, dalle stalle alle stelle come scrive Paolo Armaroli, e si è sempre riconosciuta nel carisma di Giorgia Meloni, nella buona e nella cattiva sorte. La forza della destra di Fratelli d’Italia, anche se la sinistra forse non se ne capacita tuttora, è proprio quella di non essere un club di finti amici che stanno insieme se le cose vanno bene e si disperdono poi nel momento in cui subentrano le prime difficoltà.

Questa particolare natura ha permesso alla comunità politica guidata dalla premier di divenire essenziale per l’area di centrodestra tant’è che Armaroli giunge a parafrasare Benedetto Croce e a sostenere che nella coalizione alternativa alle sinistre non si possa non dirsi meloniani. Essenziale per il centrodestra e centrale per l’Italia dal momento che il bipolarismo  e la possibilità di scegliere fra uno schieramento conservatore e la sinistra, senza manovre di Palazzo, rimangono in piedi grazie alla leadership di Giorgia Meloni. La destra non si accontenta senz’altro di questo bipolarismo, che presenta, come abbiamo scritto, delle fragilità ed intende radicare in Italia il concetto della democrazia dell’alternanza e allontanare lo spettro del pantano, ancora dietro l’angolo, con riforme come quella del premierato ed una nuova legge elettorale. Fratelli d’Italia è un progetto politico che persegue il conservatorismo di massa, (difesa dei valori identitari, libertà, una nuova Europa e pragmatismo di governo), e resterà determinante per la nostra democrazia. L’articolo di Paolo Armaroli mette a tacere coloro i quali sostengono da qualche anno che Fratelli d’Italia sia solo Giorgia Meloni, la sorella Arianna e qualche altro parente. Il carisma della leader è innegabile, ma dietro ad esso vi sono una squadra, una classe dirigente e una visione non soltanto limitata al presente. 

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Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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