Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilasciato ieri una lunga intervista al direttore de Il Foglio Claudio Cerasa. Una Meloni a tutto campo, questo è stato il titolo della conversazione avvenuta fra la premier e il direttore Cerasa, infatti la numero uno di Palazzo Chigi ha toccato tutti i temi possibili, dalla politica interna, con i riferimenti ai successi ottenuti dal Governo e pure alle difficoltà incontrate dal medesimo, a quella estera, attraverso ragionamenti sulla guerra in Ucraina e in merito ad Europa e Occidente, sino a qualche sfogo sul piano anche umano e non solo politico. Qualche considerazione circa le tante ragioni di orgoglio per il lavoro svolto fin qui, ma pure a riguardo di alcune delusioni comparse nel cammino di questi ultimi quattro anni. Giorgia Meloni, come è peraltro abituata a fare sempre, si è dimostrata più che mai trasparente in questa intervista e, pur non avendo grandi rimpianti, ha ammesso di provare il rammarico di non essere riuscita finora a comunicare al meglio tutto il lavoro portato avanti dal Governo, a descriverlo a fondo di fronte alla Nazione. Si tratta di una mole di lavoro massiccia che probabilmente non viene sempre percepita, ma che è stata notata, per esempio, da Sabino Cassese, una figura autorevole di questo Paese che non ha bisogno di incensare nessuno, incluso il Governo Meloni, il quale ha spiegato come questo esecutivo sforni ogni settimana dei provvedimenti con contenuti ed obiettivi. La premier, che fin da giovanissima si trova nel lato destro della politica italiana, un luogo che non è stato sempre confortevole, è abituata alle critiche e ha le spalle larghe, ma le ha fatto male vedere gli attacchi ingiustificati a persone a lei vicine, mossi per cercare di danneggiare Palazzo Chigi. È stata accusata di avere le mani sporche di sangue e addirittura di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata. Questo non è stato ricordato dalla premier, ma lo aggiungiamo noi: qualcuno ha chiesto spiegazioni, accompagnate da vergognose allusioni, al Presidente del Consiglio per la bomba piazzata presso la casa di Sigfrido Ranucci, salvo sconfessare poi le sue stesse parole una volta emerso il ruolo di Valter Lavitola. Ma molte critiche ed osservazioni, al netto degli strali sguaiati, scorretti ed indegni di una democrazia matura e civile, servono a migliorare e la premier Giorgia Meloni presta volentieri attenzione agli stimoli e pure alle provocazioni, se costruttive. Per esempio, le è stata fatta notare la differenza fra la difficoltà di governare una Nazione come l’Italia e la relativa facilità di fare opposizione, visto che la leader di Fratelli d’Italia ha vissuto ormai entrambe le situazioni. E la premier, chiacchierando con Claudio Cerasa e citando la sollecitazione summenzionata, ha riconosciuto con grande onestà come sia piuttosto complicato governare questo Paese, afflitto da lacci, lacciuoli, lentezze strutturali radicate da tempo, che spesso non sono del tutto visibili al di fuori della stanza dei bottoni. La premier Meloni ha ripreso su Il Foglio l’espressione “nuotare nella colla”, già usata a Bari, e qui si materializza una certa delusione di una figura politica come quella del Presidente del Consiglio, abituata a non tergiversare o scaldare la sedia, per l’impossibilità di fare tutto e subito in una Nazione che prima deve togliersi di dosso le incrostazioni di decenni di malgoverno statalista e inconcludenza ripetuta, e che risente inevitabilmente delle crisi mondiali. Però, a scanso di equivoci, la delusione meloniana non è rassegnazione e resa, infatti, sempre sulle colonne de Il Foglio, la premier elenca tutte le ragioni per le quali si ritiene orgogliosa del lavoro condotto sin qui. Ne è valsa comunque la pena, nonostante il mare di colla, perché si è potuto mettere al sicuro la Nazione e i soldi degli italiani da possibili tempeste finanziarie, con la significativa correzione dei conti pubblici massacrati da PD e M5S. È stato possibile ridare il lavoro di qualità con le misure sull’occupazione che hanno segnato record da decenni assenti in Italia. Si è fatto in modo che l’economia italiana potesse tenere, anche meglio di tanti altri Paesi UE, in questi anni difficili. L’Italia sta meglio rispetto a quattro anni fa anche a livello di sicurezza interna e protezione dei confini, grazie alle nuove norme su criminalità, inclusa quella minorile, e teppismo politico organizzato, e al ricorso di strumenti inediti nella lotta alla immigrazione clandestina. Gli ultimi quattro anni sono serviti altresì a gettare le basi per un cambiamento profondo di questa Nazione che potrà essere effettivo nel medio-lungo termine, dal radicamento della stabilità politica e della governabilità al fisco sostenibile e fino all’energia, con la diversificazione delle fonti e lo sfruttamento completo, finalmente, delle risorse offerte dal territorio nazionale. Non si è potuto fare tutto e subito finora, ma il Governo Meloni è stato utile per imboccare la strada giusta che conduce proprio ad un Paese meno lento strutturalmente dell’attuale. Dal 2022 è stata tracciata una linea precisa che Giorgia Meloni intende seguire anche oltre al 2027, se gli italiani lo vorranno. La coerenza della premier, del Governo e del centrodestra trainato da Fratelli d’Italia, è concreta anche in politica estera quale determinante contributo per la sicurezza, il prestigio globale dell’Italia e anche gli investimenti economici. La premier Meloni è stata chiara con il direttore Cerasa: non farà il contrario di quanto ha fatto finora in merito al sostegno a favore dell’Ucraina, all’unità dell’Occidente e alla lotta all’antisemitismo, per mero calcolo politico ed elettorale. La difesa di Kiev è anche difesa di Roma perché interessa all’Italia il fatto che non prevalga la legge del più forte. Europa e Stati Uniti hanno valori e obiettivi comuni dal dopoguerra, che devono essere conservati al di là degli inquilini di turno della Casa Bianca. Non esiste, come si pensa a sinistra, un antisemitismo quasi comprensibile, magari verniciato di anti-sionismo, che si differenzia da un antisemitismo cattivo. L’antisemitismo è uno solo e deve essere combattuto così come occorre respingere con determinazione chi auspica la distruzione dello Stato di Israele. Su questi punti Giorgia Meloni non transige e non ammette ambiguità, anche perché non è una leader buona per tutte le stagioni che si trasforma a seconda delle necessità elettorali e accetta pure il rischio della impopolarità. Margaret Thatcher, per esempio, credeva nella bontà della propria politica e non si spaventava dinanzi a scioperi e contestazioni. Giorgia Meloni come Margaret Thatcher? Sembra di sì e di certo non è come Matteo Renzi e Giuseppe Conte, ed è ben felice di non assomigliare a questi due campioni del trasformismo. L’intervista a Il Foglio precisa in modo ulteriore l’abisso che esiste fra la linearità di Giorgia Meloni e il caos ambiguo che caratterizza il campo largo di Elly Schlein e Conte. Se pensiamo proprio alla politica estera, lì vi sono due o tre posizioni ed è facile immaginare, nel caso di un malaugurato ritorno delle sinistre al governo del Paese, il prevalere della variante peggiore, quella che strizza l’occhio alle autocrazie cinese e russa, e fa finta che Hamas non sia un’organizzazione terroristica di macellai.




























