Ci avevano provato, all’interno della Commissione Libe del Parlamento europeo, a gettare fango sull’Italia, a insinuare in qualche modo che dalle Alpi in giù ci fosse un problema di democrazia. Ci aveva provato, ovviamente, chi avrebbe avuto interesse a far accadere tutto questo. È successo, in particolare, all’interno del “Gruppo di monitoraggio sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali”, organo che fa parte della commissione Libertà civili, all’interno della quale Socialisti, Verdi e Left (la solita sinistra, insomma) hanno chiesto di promuovere una missione in Italia per far indagare sullo stato di diritto. La solita cantilena, in pratica, sul pericolo alla democrazia. Un ritornello che già conosciamo, a cui nessuno crede più e che arriva proprio a ridosso delle elezioni politiche del 2027. Il tentativo, però, non è andato a buon fine, perché il centrodestra europeo (Ppe, Ecr, Patrioti) ha votato contro.
Non è la prima volta che all’interno della Commissione la sinistra chieda di avviare delle procedure per monitorare lo stato della democrazia italiana, utilizzando un meccanismo comunitario come mero strumento politico. Perché, nel caso in cui la proposta fosse stata accolta, il titolone sensazionalistico del giornale progressista tipo sarebbe stato già pronto: “Ue avvia indagini sull’Italia, democrazia in pericolo”, in un pezzo per l’occasione farcito di spauracchi, vari richiami ai totalitarismi (solo quelli di estrema destra) e l’immancabile accostamento di Meloni al fascismo. Cantilene, come detto, a cui non crede più nessuno.
Nel dettaglio, bisogna capire come funziona il Gruppo: il DRFMG (Democracy, Rule of Law and Fundamental Rights Monitoring Group) nasce con il principale compito di vigilare sul rispetto, negli Stati membri dell’Unione europea, dei principi fondamentali su cui si fonda l’ordinamento europeo: democrazia, Stato di diritto e tutela dei diritti fondamentali. Venne istituito per la prima volta nel 2018 e svolge un’attività di monitoraggio e approfondimento politico. Può organizzare audizioni, ascoltare rappresentanti delle istituzioni, giornalisti, magistrati, organizzazioni della società civile ed esperti, oltre a effettuare missioni conoscitive negli Stati membri. Comunque, non è un organo giudiziario e non può imporre sanzioni agli Stati membri. Ma l’avvio della procedura sull’Italia, proposta dalla sinistra (chissà con quanta complicità della sinistra italiana), sarebbe servita per rilanciare la notizia (falsa) del pericolo democratico, con il conseguente paragone con Stati meno avvezzi al concetto di pluralismo.
Lo si dice, senz’altro, con cognizione di causa perché, semplicemente, qualcosa di simile è già accaduto. Nel 2024 venne pubblicato il report sulla libertà di stampa in Italia da parte Media Freedom Rapid Response. Fu, ovviamente, molto critico nei confronti del Governo italiano. E diciamo ovviamente perché tra le fonti coinvolte c’erano quotidiani storicamente non proprio imparziali: figuravano Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano e Domani. E – ancora – ovviamente, non si fece particolari scrupoli chi decise di rilanciare la notizia in pompa magna, gridando al pericolo per la democrazia e per la libertà di stampa. Il copione, insomma, sembra essere sempre lo stesso: dossier costruiti su fonti tutt’altro che neutrali, conseguenti rilanci mediatici e la solita narrazione politica sempre pronta a parlare di allarme democratico. Questa volta, però, il tentativo si è fermato prima, grazie al voto contrario della destra.




























