Mentre il premier spagnolo Pedro Sanchez interviene all’Onu e la stampa mainstream si affanna per riportare il suo discorso come fosse dotato di una portata storica alla stregua dei grandi leader di una volta, nella sua Spagna esplode il caos. Migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il suo governo, a dimostrazione di un malcontento diffuso e con pochi precedenti. Proteste contro la gestione del turismo e, prima ancora, contro la gestione dell’immigrazione, specialmente in merito ai fatti di Ceuta. Nell’exclave spagnola, del resto, la situazione è ancora di forte caos: dopo la mega ondata iniziata a fine luglio che ha portato circa 80mila irregolari nella cittadina (raddoppiando di fatto la popolazione del centro dove vivono, appunto, 84mila persone), si calcola che ancora oggi non siano stati rimpatriati 13mila migranti. Tra questi, si contano circa 2300 minori non accompagnati che, dunque, resteranno con ogni probabilità in Spagna.
Mentre, dunque, la sua Spagna è in evidente difficoltà e soffre tutte le problematiche tipiche di governi che incentivano ingressi e promettono regolarizzazioni a destra e a manca (con l’unico effetto, di fatto, di invogliare i migranti a partire), Sanchez all’Onu continua a difendere le sue idee di una politica migratoria aperta. Una difesa strenua, nonostante il suo evidente fallimento: “In momenti come questi, la tentazione è scegliere la scorciatoia; cedere alla paura, trasformare il migrante in nemico e violare la legalità, ma la Spagna non lo farà, e nemmeno Ceuta”. Un discorso che poi si è aperto anche alla questione dei rapporti tra Stati: “Salgo su questa tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere. Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la creazione di questa organizzazione 81 anni fa. Il multilateralismo è il migliore strumento che l’umanità ha per gestire la propria diversità e interdipendenza, soprattutto in un mondo globale e multipolare come quello attuale”.
Tutto bellissimo, se non fosse che a casa sua c’è il caos. In questi giorni, a Madrid è esplosa la protesta per evitare lo sfratto di un’anziana di 87 anni, che vive nella sua casa da decenni. Il nuovo proprietario ha aumentato pesantemente l’affitto e la donna non è più riuscita a sostenerlo. Attorno alla sua abitazione si sono mobilitati vicini, attivisti e associazioni per il diritto alla casa. E così, nei giorni dello sfratto, decine di persone si sono radunate davanti all’edificio per impedire l’intervento degli ufficiali giudiziari. Una crisi abitativa contro la quale il governo di Sanchez non è riuscito ancora a dare le adeguate risposte. Ma ancora più emblematiche sono le proteste di alcune settimane fa, sempre a Madrid, dove circa 50mila persone sono scese in piazza per esprimere solidarietà a Ceuta. Una protesta che si è svolta anche in oltre 260 comuni spagnoli, dove i manifestanti sono scesi in piazza con striscioni in difesa della spagnolità di Ceuta e slogan contro l’esecutivo. Tutto questo è, del resto, la materiale manifestazione di ciò che emerge ormai da mesi da sondaggi elettorali: i socialisti di Sanchez sono costantemente in calo. Il PSOE perde terreno soprattutto rispetto al Partito Popolare, mentre Vox cresce. E il governo Sanchez si trova così a godere soltanto del favore di certa stampa, e non più di quella dei cittadini.




























