Identità della destra, autonomia dei giovani e ruolo dell’Europa: sono i temi al centro dell’intervista a Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, condotta da Alessandro Imperiali sul palco di Fenix. Una riflessione che ha intrecciato la storia della comunità politica con le scelte necessarie per il suo futuro.
In apertura del suo intervento, Rampelli ha rimarcato quella che fu la necessità di liberarsi definitivamente dalla vecchia teoria dell’arco costituzionale che in passato aveva ghettizzato la comunità del Movimento Sociale Italiano.
Il giudizio su Vannacci: «Un ritorno al passato». La “vera Destra” come visione spirituale e coerente
Interpellato direttamente sulla figura del generale Roberto Vannacci — e se debba essere considerato un alleato, una caricatura o un concorrente per la destra —, Rampelli ha espresso un giudizio netto. Definendolo come un generale che non ha mai svolto attività politica, Rampelli ha descritto il suo fenomeno come un “ritorno al passato e un déjà-vu”. Per l’esponente di FdI si tratta dell’inconsapevole resurrezione di un modello superato, quello del reducismo.
Richiamando l’essenza stessa dell’appartenenza politica, Rampelli ha ribadito che la “vera destra” rappresenta innanzitutto «una concezione spirituale del mondo che attraversa i secoli». Con parole sferzanti, si è scagliato contro quei parlamentari “vannacciani” che, pur essendo stati eletti tra le fila del centrodestra e avendo sottoscritto un preciso programma, hanno scelto poi di votare contro il governo, facendo il gioco degli avversari per tentare di far cadere la maggioranza.
La questione Russia-Ucraina e la necessità di una “Terza Via” europea
Ampio spazio è stato dedicato all’analisi geopolitica e al conflitto russo-ucraino.
Rampelli ha subito messo in chiaro il valore innegabile, e intangibile, della libertà. Pur riconoscendo un’attrazione fatale verso Putin da parte di una fetta d’elettorato affascinata dal suo carisma, Rampelli ha chiarito che chi non salvaguarda il valore supremo della libertà non può stare dalla stessa parte di FdI e dell’Italia.
Sulla visione dell’Europa, il vicepresidente della camera ha contrapposto all’europa di oggi, quella “economicista” e priva di valori, l’autentica “Europa Nazione”, quella conservatrice e spirituale, l’Europa del Danubio.
Rampelli ha ricordato come l’obiettivo storico dovesse essere il recupero della Russia all’interno dell’Occidente e dell’Europa (sulla scia dell’intuizione di Silvio Berlusconi a Pratica di Mare). Tuttavia, con le azioni militari perpetrate negli anni in Ucraina, la Russia ha scelto di distaccarsi, cercando di riconquistare con le buone o con le cattive quello “spazio vitale” che ottenne nel ‘45 a Yalta.
Continuando sulla linea della geopolitica, lo storico esponente di FdI ha ricordato come la destra abbia sempre auspicato per l’Europa una terza via, tra USA e URSS. L’Europa dovrebbe essere caratterizzata dall’equilibrio tra l’illuminismo economicista (principalmente di derivazione protestante e anglosassone) e il tradizionalismo giudaico-cattolico mitteleuropeo. Ma per creare una Europa forte, tradizionalista, conservatrice, densa di valori c’è il bisogno di difenderne i confini.
Secondo l’analisi portata avanti, in questa fase Putin non vuole abbandonare la sua linea dura, ma la speranza resta quella di poter riaprire un dialogo.
Ci vuole coraggio, ogni giorno
Nel finale, Imperiali ha provocato il politico romano chiedendogli se il suo nome correrà alle prossime elezioni capitoline. Rampelli ha saputo evitare una risposta secca e scorciatoie personali, lasciando un messaggio chiaro ai giovani di Fenix: «Il tempo del coraggio è ogni giorno: nella perseveranza, nello studio, nella militanza consapevole».
L’importante sarà sempre la primazia della “comunità” rispetto all’arrivismo: prima il partito del singolo. Da qui ad ogni prossima elezione: l’importante è, e sarà, sempre prima la X sul simbolo di Fratelli d’Italia, poi i nomi.



























