Qualcuno deve fermarla e anche in fretta. L’onda di prepotenza e violenza sistematica scatenata dai movimenti antifascisti di estrema sinistra in Europa, che a più riprese ed in vario modo ha già colpito istituzioni e avversari politici, va focalizzata e stigmatizzata una volta e per tutte.
L’impianto politico-ideologico della rete antagonista europea sta assumendo sembianze sempre più estreme e si alimenta di azioni consapevolmente violente e toni da guerra civile, sapendo di trovare nella contrapposizione a tutto campo una potente arma di aggregazione giovanile.
I blocchi studenteschi che in queste ore in Francia hanno messo a ferro e fuoco strade e scuole, sono un ulteriore riprova di quanto non ci sia più niente di pacifico e democratico: in pochi giorni sono stati arrestati oltre 1.700 studenti e il bilancio del personale scolastico ferito è salito a 65. Oltre a questo, sono stati incendiati edifici scolastici e mezzi pubblici e la protesta sembra già essersi spostata sino agli atenei.
Non parliamo poi delle aggressioni personali ai danni di militanti di opposta fede politica: note alle cronache sono le azioni della famigerata Hammerbande ( o banda del martello) nata in Germania, così come la drammatica morte del giovane attivista Quentin Deranque a Lione, conseguente alle ferite alla testa inferte da alcuni militanti dell’ estrema sinistra francese.
Il problema, ça va sans dire, è approdato anche in Italia: lo scorso gennaio un gruppo di circa 15 persone ha aggredito quattro militanti di destra nel parcheggio di un supermercato e sono di pochi giorni fa le immagini di un attivista di sinistra che, all’interno di una sede istituzionale a Roma, ha colpito al volto e sotto gli occhi di tutti Massimiliano Zossolo, gestore della pagina social Welcome To Favelas dopo il suo intervento in consiglio municipale.
Non si contano nemmeno più le immagini disponibili sul web che mostrano militanti della sinistra estrema impedire fisicamente a studenti di opposta fazione politica di volantinare o ad esponenti del panorama culturale intervenire in convegni all’interno di scuole e università.
E’ chiaro ormai, quanto il circuito “Antifà” si senta immune sia dal giudizio morale che dalla giustizia dello stato e soprattutto protetto (se non quando fiancheggiato) da certa parte dell’apparato partitico e metapolitico di sinistra che continua imperterrito a proteggerne le sedi e gli aderenti.
Fino a che punto vogliano spingersi non è ancora chiaro, sta di fatto che finché non si dipanerà la coltre di omertà e giustificazionismo messo in piedi da media e partiti progressisti, continueremo ad assistere a scene di guerriglia urbana e violenza politica.
A noi non resta che continuare a denunciare pubblicamente questa tenaglia rossa che si sta stringendo sempre di più, convinti del fatto che mentre la sinistra istituzionale tentenna, quella sottile linea di demarcazione fra legittimo movimentismo militante e attività sovversiva sia già stata, e di molto, superata.



























