L’economia italiana regge le pressioni internazionali: più occupati, più crescita e conti pubblici in ordine

L’economia italiana continua a reggere l’urto di uno scenario internazionale segnato da guerre e tensioni geopolitiche come probabilmente poche altre volte era accaduto dal secondo dopoguerra. Se infatti l’inflazione resta un problema per famiglie e imprese, pur mantenendosi in linea con quella registrata nel resto d’Europa, ci ritroviamo a constatare ancora una volta un dato economico – e anche politico – senz’altro indicativo: l’Italia dimostra una forte capacità di resilienza davanti alle difficoltà economiche internazionali. In un mercato globale alquanto stagnante, il mercato del lavoro italiano cresce, e così fa anche il PIL, assieme a un netto miglioramento dei conti pubblici.

Il primo indicatore è senza dubbio l’occupazione: a luglio infatti gli occupati hanno raggiunto quota 24 milioni e 370mila, il livello più alto mai registrato. Prendendo a riferimento nel dettaglio la crescita negli ultimi mesi, parliamo di 2mila lavoratori in più rispetto a giugno e ben 307mila in più rispetto a luglio dello scorso anno. Il tasso di occupazione sale così al 63,2%, mentre la disoccupazione scende al 5,8%, raggiungendo il minimo storico. Un miglioramento guidato dai dati sui dipendenti a tempo indeterminato (altro che precarietà sbandierata costantemente da Elly Schlein), sull’occupazione femminile e quella giovanile. In generale, da quando Giorgia Meloni è salita al Governo, l’Italia ha guadagnato oltre un milione di occupati, passando da 23,2 a 24,3 milioni. E allo stesso modo la disoccupazione è scesa di oltre due punti, dal 7,8% al 5,8%.

Altrettanto significativo è anche il dato riguardo il prodotto interno lordo, che continua a crescere: nel secondo trimestre del 2026 l’economia italiana ha registrato un aumento dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dell’1% su base annua, confermando, inoltre, una crescita acquisita per il 2026 pari allo 0,8%. Dunque, anche davanti all’innegabile aumento del costo della vita dovuto alle tensioni internazionali, l’Italia appare ancora una volta capace di reggere gli urti. Le tensioni geopolitiche stanno segnando la vita dei cittadini di un’Unione europea sempre troppo lenta nel reagire concretamente. Ma Roma appare forte e solida in tutti i settori economici che contano. Complice il lavoro di questi quattro anni, durante i quali il Governo ha puntato su crescita, su stabilizzazione del lavoro, sulla difesa del potere d’acquisto dei lavoratori tramite la riforma fiscale confermata in tutte le leggi di Bilancio e resa strutturale.

Politiche che inglobano anche una gestione più rigorosa delle finanze pubbliche: il rapporto deficit/PIL è infatti passato dall’8,1% del 2022 al 3,1% del 2025, facendo persino meglio delle stime dell’esecutivo, che indicavano un deficit al 3,3%. Numeri che si ripercuotono anche sullo spread, passato dai 233 punti base del 21 ottobre 2022 ai circa 80 punti di questi ultimi giorni. Tutto ciò è inevitabilmente la prova che aiutare l’economia non significa sperperare risorse pubbliche, come accaduto già in passato con i tanti bonus ideati dai grillini, con il rischio di gettare il debito pubblico nelle mani di speculatori esteri. E così dando dimostrazione che, con politiche economiche coerenti, si possono ottenere risultati che migliorano la qualità della vita dei cittadini.

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