Legge sull’IA e radici cristiane: la giurisprudenza non scucia ciò che il governo cuce

Leone XIV dice “no alla manipolazione perversa dell’intelligenza artificiale”, denunciando il rischio che le persone siano classificate e “trasformate in oggetti, dati, statistiche e in cartelle cliniche”. Da più parti – tra l’altro – si continua a ipotizzare una nuova enciclica, già giornalisticamente battezzata come “Rerum digitalium”.

A ben vedere l’IA generativa, se gestita come alcune regioni del sud governano la sanità pubblica, genererebbe un totalitarismo algoritmico, sottile ma letale, profilando senza riserbo. Guai però a dirlo: si finirebbe sotto la censura del politicamente corretto e dei wokemedia. Questi, da un lato lamentano l’impatto dell’IA nel management aziendale, dove invece può risultare un utile acceleratore, e dall’altro tacciono di fronte al pericolo di veder crescere le nuove generazioni indottrinate da un pensiero unico, il loro, veicolato da algoritmi radical gender

Con buona pace dell’ordine naturale, e dello Stato di diritto che ha il compito di tradurre la natura in legalità, il materialismo neosocialista utilizzerà ogni mezzo – IA inclusa – per inquinare i pozzi dell’informazione e i modelli culturali di salute pubblica. 

Chissà cosa sarebbe accaduto alla formazione delle coscienze e dell’opinione pubblica, se l’IA generativa fosse stata di comune utilizzo tre anni prima rispetto a quando – sul finire del 2022 – è stata resa accessibile a chiunque. Anche a chi, a digiuno di morale ed etica, si trovava in posizioni di potere politico. Cosa sarebbe accaduto con il potere algoritmico gestito dall’alto ai tempi del Covid-19 nel 2020-21? L’allora ministro della salute Speranza, magari, avrebbe avuto più materiale per il suo libro, nel punto in cui esso incoraggia l’egemonia culturale di sinistra. 

Sul rapporto tra uomo e tecnologia, alla subcultura dei post-gramsciani è indubbiamente preferibile il Magistero cattolico. D’altronde, se il cardinale Prevost eletto Papa ha scelto il nome di Leone, lo si deve al fatto che viviamo ai tempi della rivoluzione tecnologica dell’IA. L’11 maggio Leone XIV, durante un’omelia nella Basilica di San Pietro, ha specificato che ha pensato a quel nome perché Leone XIII con l’enciclica Rerum novarum, nel 1891, aveva affrontato la questione sociale nel contesto della rivoluzione industriale del suo periodo. Secondo l’attuale pontefice “oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale”.

Dirimente è anche l’enciclica Caritas in veritate, emanata nel 2009 da Papa Benedetto XVI, che denunciò il dissolvimento delle radici cristiane in Europa e la tecnocrazia che aspira a sostituirsi alla verità. 

Di fronte all’espandersi delle intelligenze artificiali, illuminante è il passo in cui Ratzinger, riprendendo i suoi predecessori, scrisse che “Non c’è l’intelligenza e poi l’amore: ci sono l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore”. Dovrebbe impararlo la Cina, che ha istituito l’IA come materia scolastica a sé già per i bambini nei primi anni d’istruzione. Al contrario l’Italia, dove il ministro Valditara ritiene opportuno iniziare la formazione con l’italiano e la matematica, conserva un sano discernimento pedagogico. 

Lo Stato italiano, tra i Paesi dell’UE, è il primo ad aver emanato una legge nazionale organica sull’IA: la legge 132 in vigore dal 10 ottobre 2025. È una normativa che mette al centro l’umano, proteggendo gli individui dagli automatismi algoritmici sul lavoro, nel diritto d’autore, nei contratti con chi esercita professioni intellettuali. Ma anche nelle attività giudiziarie, dove le decisioni, l’applicazione delle leggi e la valutazione delle prove sono riservate ai magistrati umani, non virtuali.

La legge italiana, intervenuta in un momento in cui – viva Dio! – i sinistroidi del wokismo non sono al governo nazionale del Paese, si palesa in armonia con il regolamento UE 1689 del 2024 (AI Act), il quale impone obblighi di trasparenza nell’uso dell’IA generativa. Ma il sostrato culturale della nostra legge del 2025, a ben vedere, si pone anche in sinergica sintonia con la plurisecolare tradizione umanista dell’Italia. L’auspicio è che ci si lasci ispirare dalle profonde radici della cristianità, anche nei momenti in cui occorrerà dare concreta attuazione alle garanzie di tale legge nelle aule dei tribunali e delle corti giudiziarie.

Gli sforzi del governo guidato da Giorgia Meloni e gli sforzi della maggioranza parlamentare dell’attuale centrodestra, illuminato dalla cristianità culturale e dalla liberalistica classica, non devono esser gettati nell’oblio a causa dei disfunzionali deragliamenti giudiziari di chi, istituzionalmente chiamato a rendere giustizia, anziché applicare le leggi le manipola (magari per compiacere qualche corrente e portare acqua a qualche ideologico mulino).

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Luigi Trisolino
Luigi Trisolino
Giornalista, giurista, poeta patriota, legale in Presidenza del Consiglio dei Ministri. Cattorepubblicano e liberalconservatore.

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