Immigrati clandestini dichiarati non idonei al rimpatrio o almeno ad attenderlo nelle strutture apposite, che poi, una volta a piede libero, finiscono a commettere reati e a mettere a repentaglio la sicurezza pubblica. Un film che si ripete ormai da anni. E ora, oltre ai giudici anti-rimpatri – quelli dei provvedimenti che cercavano di affossare i centri in Albania – si sono aggiunti anche i medici, coinvolti nell’inchiesta della Procura di Ravenna, che con i loro certificati falsificati o rilasciati senza reali visite del paziente, liberavano gli irregolari dai Centri per il rimpatrio. Ma già sono troppi i casi in cui questi, una volta liberi, commettono reati e, al contempo, fanno perdere le proprie tracce, rendendo complicate le procedure di identificazione e di fermo.
I casi più emblematici sono stati riportati questa mattina su La Verità. Il primo riguarda Mustapha S., cittadino gambiano di 26 anni, già noto alle forze dell’ordine e già destinatario di numerosi provvedimenti amministrativi. In occasione di una prima valutazione sanitaria era stato dichiarato non idoneo al trattenimento per un problema al ginocchio. Successivamente, una nuova certificazione aveva escluso il trasferimento in un Cpr perché non era possibile escludere una possibile scabbia, in assenza però di una visita dermatologica. Così, malgrado i precedenti, invece di essere trattenuto, l’africano tornò in libertà e nei giorni successivi fu nuovamente fermato dalle forze dell’ordine. Nel frattempo, era stato protagonista di episodi di furto e resistenza, fino alla custodia in carcere.
Il secondo caso riguarda invece Ibrahima D., cittadino senegalese di circa 30 anni, accusato di una serie di molestie sessuali avvenute nell’area della stazione e in altri luoghi di Ravenna. Dopo cinque episodi contestati, fu sottoposto a una valutazione sanitaria in vista del trasferimento in un Cpr. I medici rilevarono una psicosi, seppure con sintomi in remissione, e lo considerarono non idoneo alla permanenza in una comunità ristretta. Nei giorni successivi, però, si verificarono altre due molestie. Se la matematica non è un’opinione, dunque, in tutto sono sette molestie. Alla faccia della psicosi. L’uomo fu quindi arrestato e il giudice evidenziò la sua pericolosità sociale e l’incapacità di contenere le pulsioni sessuali. Cosa che, sostanzialmente, malgrado non sia il suo compito principale, anche un medico avrebbe potuto capire.
E se non vengono liberati dai medici, ci pensa la malagiustizia. Un cittadino tunisino di circa 30 anni è sotto processo a Torino con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una donna di 40 anni, aggredita mentre faceva jogging nel giugno 2024. L’uomo avrebbe sorpreso la donna alle spalle e l’avrebbe aggredita sessualmente. Lei, la vittima, ha riportato gravi lesioni alla gamba, che hanno richiesto due interventi chirurgici e un lungo periodo di riabilitazione, con l’utilizzo delle stampelle per oltre un anno. Le indagini hanno portato all’identificazione del sospettato, così l’uomo avrebbe poi consegnato spontaneamente gli abiti indossati quel giorno e ammesso le proprie responsabilità davanti agli investigatori. Nonostante ciò, tuttavia all’epoca dei fatti non venne disposta alcuna misura cautelare. E così l’africano attualmente è imputato davanti al Tribunale di Torino, ma risulta irreperibile e non si è presentato alle ultime udienze.



























