Made in Italy: a Stienta le operaie ricomprano l’azienda e la salvano

Stienta è un piccolo comune italiano, in Veneto, provincia di Rovigo, 3253 abitanti in tutto. Va da sé che quando in un piccolo centro come questo chiude un’importante cooperativa che dava a molte donne, la ripercussione si sente eccome. E poi che fare, dove possono ricollocarsi queste donne, tutte sarte provette o quasi, visto che l’azienda chiusa, la Centro Moda Polesano, si occupava proprio di creare abiti per grandi firme, per quell’eccellenza che è la moda italiana conosciuta e amata in tutto il mondo?

Abbattersi, chiudersi in casa a fare faccende dalla mattina alla sera, cucinare dolcetti, o accudire ai nipotini per ci li ha, oppure emigrare in altri territori alla ricerca del lavoro? Niente di tutto questo. Dopo nemmeno un mese dalla chiusura del Centro Moda Polesano, i cancelli sono stati riaperti e a farlo sono state proprio loro, le donne che la chiusura aveva privato del lavoro.

Hanno investito i propri risparmi e la disoccupazione per intero, hanno rischiato le signore di Stienta perché, come ha detto una di loro alla giornalista corsa ad intervistarle: “Siamo donne, e abbiamo coraggio e non ci facciamo abbattere delle difficoltà”, Vero, anche per Rossella Zampini, responsabile amministrativa della nuova cooperativa, che avrebbe dovuto andare in pensione da qui a poco, ma che si è rimessa in gioco rischiando tutto, e ora è felice di raccontare che oltre alle 22 addette iniziali – alcune delle quali erano anche socie della vecchia cooperativa – sono state assunte anche altre 11 persone, sebbene l’obiettivo sia quello di arrivare a non meno di 45/50 addette in tempi brevi. E ci stanno riuscendo senza utilizzare i finanziamenti che pure hanno ricevuto, né il capitale che hanno versato – appunto la loro disoccupazione – e che riescono già ad ottenere un utile, sebbene sia ancora modesto.

Poco importa se hanno potuto ridare il a chi ne ha bisogno, tenendo in oltre alta la bandiera delle eccellenze italiane. “Non solo”, racconta sempre Rossella. “L’alta sartoria sta vivendo momenti di crisi che si spera finiscano presto, ma per ora abbiamo dovuto cercare commesse anche all’estero per poter far quadrare i conti. E le abbiamo trovate. Quindi ora siamo impegnate sia sul mercato interno che su quello estero.” Una vera soddisfazione per chi si era visto chiudere in faccia le porte del capannone dove si svolge l’attività.

“Perché lo fai, Rossella?” ha domandato la giornalista di Mattino 5, e questa bella signora dai capelli corti e l’aria decisa non si è fatta pregare: “Lo faccio perché amo l’etica del lavoro. La mia vita è stata fondata sul lavoro, come la Costituzione, e non ho mai voluto essere di peso allo stato. E poi ora ho l’importantissimo compito di formare le mie ragazze, – le chiama affettuosamente così – quelle che dovranno succedermi quando davvero andrò in pensione, il primo di giugno del prossimo anno.”

Che aggiungere su quest’Italia così “bifronte” come il Dio Giano, capace di inventare come hanno fatto queste donne, o immobile in attesa di venire soccorsi dal reddito di cittadinanza? Forse soltanto che noi preferiamo grandemente l’esempio offerto da Rossella e dalle “sue ragazze.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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