“Si è svolto oggi nella Sala Nassirya del Senato il convegno dal titolo: ‘I Gioielli della Daunia – Intrecci di storia’; un appuntamento che nasce da una domanda: come fare in modo che gli antichi monili della nostra tradizione, spesso custoditi nelle casseforti delle famiglie o nelle teche dei musei, possano tornare a parlare alle nuove generazioni? Dai Monti Dauni alla Capitanata fino al Gargano, gli antichi monili diventano protagonisti di un percorso che unisce storia, artigianato, giovani, Made in Italy e sviluppo dei territori. Non soltanto oggetti preziosi da conservare, ma un patrimonio vivo da reinterpretare, raccontare e rendere nuovamente fruibile. La risposta è nella capacità dell’artigianato di reinterpretare la tradizione attraverso materiali e linguaggi contemporanei. Ferro, bronzo, rame, ceramica e persino l’uncinetto possono diventare strumenti per riprodurre e reinterpretare le forme degli antichi gioielli, senza sostituirne il valore storico, ma permettendo a quelle forme di tornare nella vita quotidiana. Un gioiello artigianale può così essere indossato da un giovane, diventare un prodotto contemporaneo e, attraverso chi lo porta, raccontare la storia e l’identità di un territorio. È il passaggio dal gioiello custodito al gioiello raccontato, dall’oggetto antico al prodotto artigianale, dalla memoria a una nuova possibilità di lavoro. In questo percorso assume particolare significato la Legge n. 59 del 15 aprile 2025, da me proposta e approvata dal Parlamento, che ha istituito l’11 novembre come Giornata nazionale degli abiti storici. Quella legge nasce dalla convinzione che gli abiti storici, le tradizioni e i mestieri che li custodiscono non siano soltanto testimonianze del passato, ma possano rappresentare un patrimonio culturale, sociale ed economico da valorizzare, capace di generare cultura, turismo, formazione e nuove opportunità. È la stessa visione che oggi portiamo nel mondo degli antichi gioielli della Daunia: non limitarci a conservare la tradizione, ma creare le condizioni perché possa essere reinterpretata, trasmessa e trasformata in nuove opportunità. In questa direzione si inserisce anche l’azione del Governo Meloni per la valorizzazione del Made in Italy, che riconosce il valore delle eccellenze produttive, delle radici culturali e dei mestieri che hanno costruito nel tempo la nostra identità. In un mondo segnato dalla globalizzazione, il Made in Italy può trovare proprio nell’artigianato una delle sue espressioni più autentiche: qualità, creatività, identità territoriale e sapere delle mani. Ed è proprio qui che gli ori della Daunia assumono un significato ancora più ampio. Essi raccontano un territorio che si intreccia dai Monti Dauni alla Capitanata fino al Gargano, attraverso secoli di scambi, transumanza, relazioni, tradizioni e saperi. Valorizzare questo patrimonio significa quindi mettere in rete cultura e artigianato, formazione e turismo, giovani e imprese. Significa creare nuove competenze, sostenere le botteghe e dare ai giovani la possibilità di trasformare un sapere antico in una professione contemporanea. La sfida è trasformare la memoria in creatività, la creatività in artigianato e l’artigianato in lavoro e sviluppo. Perché gli ori della Daunia non devono soltanto essere conservati. Devono poter essere reinterpretati, indossati e raccontati. E attraverso quelle forme antiche, trasformate dalle mani dei nostri artigiani, può continuare a essere raccontata anche la storia di un territorio. Una storia che non appartiene soltanto al passato, ma può diventare futuro”.
Così la senatrice di Fratelli d’Italia Annamaria Fallucchi, componente della commissione Industria, Commercio, Turismo e Produzione Agroalimentare intervenendo al convegno organizzato su sua iniziativa a Palazzo Madama.



























