Cosa pensa della vicenda Report?
«Onestamente penso che la Rai, perché, è bene ricordarlo, si tratta di una scelta dell’azienda, abbia fatto bene a rimuovere Ranucci, credo si sia mossa con lucidità e buon senso. Provi ad immaginare se, una questione del tutto analoga, fosse occorsa ad un giornalista non sponsorizzato dalla sinistra o persino più vicino alle idee dei conservatori. Un attimo dopo sarebbero state chieste le dimissioni immediate. Dal mondo politico e da quello degli intellettuali. Ricordo che Ranucci, non troppo tempo fa, ha dato pubblicamente una notizia che era in attesa di verifica – il riferimento è all’indiscrezione, sbandierata ai quattro venti da Ranucci, ospite della trasmissione Cartabianca, secondo la quale il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sarebbe stato ospite nel ranch in Uruguay di Giuseppe Cipriani (compagno di Nicole Minetti), collegando la circostanza al caso della grazia dell’ex igienista dentale. Una bufala assoluta, smentita dallo stesso Nordio. Un atteggiamento lontano dall’etica e dal rigore che dovrebbe contraddistinguere un cronista che si occupa di inchieste. Report esisteva prima di Ranucci e continuerà ad esistere».
L’ha sorpresa la retromarcia della sinistra americana sui temi woke?
«La demenziale ideologia woke consiste in tre cose: lotta radicale alla civiltà occidentale, dalla cultura classica al cristianesimo alla libertà economica; pretesto per cancellare la libertà di espressione, in nome di ideali presuntamente superiori; strumento per raccogliere voti dalle categorie cui il wokeismo assegna privilegi. Evidentemente la sinistra americana ha scoperto che come strumento di consenso non funziona, dunque strumentalmente la rinnega, ma non può rinunciare ai primi due punti. È desolante che la sinistra italiana sia al traino di quella d’oltreoceano anche su queste follie. Continueranno a perseguire le stesse finalità, magari con un altro nome, come hanno fatto con il comunismo il cui vero fine non era il benessere dei proletari, ma la dittatura del partito unico».
I dati mostrano una chiara inversione di tendenza sugli sbarchi dei migranti. Sbaglio ad affermare che se ne parla troppo poco?
«Indubbiamente. Oltre il 52% di sbarchi in meno, il forte aumento dei rimpatri e il cambio della UE in materia di immigrazione sono grandi successi che gran parte dei media tendono a trascurare. Più ancora di questo, conta che con il governo Meloni nel mondo sia stata eliminata la fama dell’Italia come il luogo dove chiunque può venire a vivere a scrocco. Se ritornasse la sinistra, che si oppone sistematicamente a qualunque strumento efficace per limitare l’ondata migratoria, saremmo sommersi».
Emergenza diesel: tassare gli extra gettiti delle compagnie petrolifere ed energetiche può essere una soluzione o è solo un palliativo?
«Oggi il prezzo medio di benzina e gasolio è a 1,99 e 2,08 al litro. Nel bimestre giugno-luglio 2022, con il governo Draghi, il prezzo medio era 2,001 euro per la benzina e 1,959 per il gasolio. Cifre che, tenuto conto dell’inflazione, equivalgono oggi a 2,24 e 2,19, cioè molto più alti eppure chi oggi grida all’emergenza all’epoca taceva e in conferenza stampa applaudiva il “governo dei migliori”. Detto questo, l’esecutivo non è stato certo a guardare, ha diversificato i nostri fornitori di petrolio e gas, ha dato un forte impulso alle rinnovabili ed operato nell’immediato anche con interventi sui profitti delle aziende energetiche per oltre 2,7 miliardi. Per ulteriori misure, il governo Meloni chiede un coordinamento a livello europeo perché un’azione isolata italiana avrebbe l’effetto di ridurre la propensione a portare petrolio e derivati in Italia con il risultato di far salire i nostri prezzi».
Quali sono gli obiettivi principali da qui a fine legislatura? A chi e di quanto si possono realisticamente pensare di abbassare le tasse?
«Dobbiamo continuare con il lavoro dei primi quattro anni che, in uno dei momenti più difficili del dopoguerra a causa dei conflitti e dei costi postumi della gestione della pandemia, come il superbonus, ha portato al record dell’occupazione, al taglio di 21 miliardi all’anno delle imposte sui redditi medi e bassi, e in parallelo a un finanziamento senza precedenti alla sanità. Puntiamo in particolare ad alleviare ulteriormente il peso di tasse e burocrazia sui redditi medi e imprese».
Vannacci e Futuro Nazionale sono compatibili col centrodestra? Ci sarà una alleanza alle elezioni del 2027?
«L’europarlamentare Vannacci e il suo partito sembrano orientati soprattutto ad attaccare il governo Meloni e la coalizione di centrodestra, l’unico ostacolo all’arrivo al governo di Conte, Schlein, Boldrini, Bonelli e delle due Salis. Sono soprattutto i potenziali elettori di Vannacci a doversi chiedere se è meglio proseguire il lavoro di questi quattro anni, con tutti i miglioramenti che saranno possibili, oppure avere l’esecutivo di chi vuole immigrazione senza limiti, indottrinamento nelle scuole, assistenzialismo, ostile a chi crea lavoro e alle forze dell’ordine».



























