Manfredi, il sindaco dell’incompiuto, indica il “modello Napoli” a Conte e Schlein

Il sindaco invita il Campo largo a copiare la formula che lo sostiene a Napoli e chiama Pd e M5S alla «sintesi». Ma nella stessa intervista tornano molo San Vincenzo, Bagnoli, Maradona e progetti ancora da completare. Il modello, insomma, è proprio quello che avevamo raccontato

Evidentemente Gaetano Manfredi non ci legge. Peccato. Perché appena otto giorni fa gli avevamo già spiegato quale fosse il suo vero “modello Napoli”.

Lo avevamo chiamato senza troppi giri di parole: il sindaco dell’incompiuto.

Ora è lo stesso Manfredi, in una lunga intervista al “Mattino”, a proporre quel modello come esempio per il Campo largo nazionale. Elly Schlein e Giuseppe Conte prendano appunti.

«Qui si discute di cose da fare, c’è concretezza, così si trova la sintesi», spiega il sindaco. A settembre, secondo Manfredi, il centrosinistra dovrebbe concentrarsi sul programma, trovare una proposta politica condivisa e magari arrivare alle elezioni, che ritiene possibili già ad aprile, con una coalizione finalmente presentabile. Le primarie? Non fanno paura, dice, ma «la cosa migliore sarebbe trovare una sintesi con un accordo condiviso».

Insomma, il professore ha trovato la formula.

E per convincere gli alleati guarda proprio a Napoli, che definisce un «grande laboratorio politico nazionale sia a livello cittadino che regionale». Il rapporto con Roberto Fico, assicura, è «ottimo» e «molto produttivo». Quanto al centrodestra, Manfredi concede persino una lezione di realismo politico: «A destra litigano, ma poi corrono insieme e vincono».

Fin qui la teoria.

Poi nell’intervista si torna a Napoli. Quella vera. E il modello improvvisamente assume contorni che conosciamo meglio.

Sul recupero del molo San Vincenzo, progetto al quale dice di tenere molto, Manfredi ammette che «si procede lentamente». L’obiettivo adesso è accelerare in vista della Coppa America del 2027. A Bagnoli gli investimenti privati potranno partire man mano che i suoli verranno bonificati. Sul Maradona c’è «un piano ben definito» per renderlo moderno e competitivo. E sul nuovo piano regolatore il sindaco parla di regole da rendere più flessibili e di un confronto con gli investitori che proseguirà.

Sempre avanti. Verso il prossimo traguardo.

Del resto, nel nostro dossier del 6 agosto avevamo già documentato il metodo. Quando verificammo gli orari ufficiali, la Linea 6 nel fine settimana terminava il servizio alle 14.50. Il collegamento della Linea 1 con Capodichino aveva già superato la scadenza di giugno 2026 annunciata dal Comune. Dopo quasi cinque anni di amministrazione, il 28 maggio la Giunta aveva approvato il preliminare del nuovo Piano urbanistico comunale. Preliminare. E nell’anno educativo 2024-2025, a fronte di 3.181 domande per gli asili nido comunali, ne erano state accolte 2.008.

Non serve rifare qui tutto l’elenco. Basta ricordare che nello stesso dossier avevamo riportato anche i risultati della rilevazione europea sulla qualità della vita: a Napoli il 25 per cento degli intervistati si dichiarava soddisfatto della pulizia urbana, il 30 per cento del trasporto pubblico e il 31 per cento degli spazi verdi. Numeri che rendono quantomeno curioso trasformare l’esperienza amministrativa napoletana in prodotto da esportazione.

Ma forse è proprio questo il punto.

Manfredi non propone a Conte e Schlein il modello Napoli perché tutto sia stato completato. Propone il modello politico che gli ha consentito di mettere insieme Pd, Movimento 5 Stelle, sinistra, ambientalisti, centristi, civiche e liste personali e di governare mantenendo in piedi quella coalizione.

Ed è esattamente ciò che avevamo scritto: Manfredi è molto bravo a tenere insieme tutti. Il problema arriva quando dal tavolo della sintesi bisogna passare alla città.

Su una cosa, dunque, il sindaco ha ragione: Napoli è davvero un laboratorio.

Conte e Schlein sono avvertiti. La sintesi, a Napoli, si trova.

Sul resto, per usare le parole di Manfredi, «si procede lentamente».

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