Piazza del Gesù, luglio 2026. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si ritrovano sullo stesso palco e scelgono Napoli per lanciare la nuova offensiva nazionale del campo largo. «Ora tocca a noi governare», annunciano.
La città non è stata scelta soltanto come scenografia.
Napoli è il laboratorio più esibito di quella formula politica. Nel 2021 Gaetano Manfredi conquistò Palazzo San Giacomo alla testa di una coalizione sterminata: Partito democratico, Movimento 5 Stelle, sinistra, ambientalisti, centristi, civiche e liste personali. Un’alleanza costruita per sommare tutto ciò che poteva essere sommato e affidata al profilo rassicurante di un professore, di un tecnico, di un uomo apparentemente estraneo ai conflitti della politica ordinaria.
A quasi cinque anni di distanza, proprio Napoli racconta il limite di quella formula: una coalizione larga può essere un’efficace tecnica elettorale, ma non diventa automaticamente un modello di governo.
Manfredi è riuscito a tenere insieme tutti. Molto meno a trasformare Napoli.
È il sindaco dell’incompiuto.
La promessa che inchioda Manfredi
Non serve attribuire al sindaco obiettivi che non aveva assunto. Basta rileggere le sue linee programmatiche del 2021.
Manfredi prometteva un miglioramento della vita quotidiana e dell’efficacia amministrativa che fosse «immediatamente percepibile». Parlava di una radicale trasformazione della città, di una Napoli policentrica, di servizi presenti in ogni quartiere, di manutenzione ordinaria, di Municipalità più forti, della città dei quindici minuti e di «un unico standard di qualità e bellezza» dal centro alle periferie.
È questa la promessa che oggi lo inchioda.
Perché la vivibilità non è una somma stanziata, un protocollo firmato o un rendering mostrato in conferenza stampa. È ciò che il cittadino incontra appena esce di casa: il marciapiede, il cassonetto, il tempo trascorso alla fermata, il parco pubblico, l’autobus che arriva, l’asilo disponibile, la strada illuminata, la pratica amministrativa che non costringe a un pellegrinaggio tra uffici.
La vivibilità è, per definizione, percepibile.
Ed è proprio qui che l’esperienza Manfredi mostra il suo fallimento politico più evidente: i napoletani continuano a non percepire la città promessa.
La città dei progetti, bocciata dalla vita quotidiana
Nell’ultima grande rilevazione comparabile pubblicata dalla Commissione europea sulla qualità della vita nelle città, soltanto il 66 per cento degli intervistati a Napoli si dichiarava soddisfatto di vivere nella propria città: uno dei risultati peggiori tra gli 83 centri urbani esaminati.
Ma è entrando nei singoli servizi che la distanza tra il racconto e la città reale diventa impressionante.
Solo il 25 per cento si dichiarava soddisfatto della pulizia. Il 30 per cento del trasporto pubblico. Il 31 per cento degli spazi verdi. Appena il 44 per cento affermava di sentirsi sicuro camminando da solo di notte. Soltanto il 36 per cento considerava semplici le procedure dell’amministrazione locale. E solo il 58 per cento riteneva Napoli un buon luogo in cui vivere per le famiglie con bambini piccoli. Non sono commenti raccolti sui social né slogan dell’opposizione: sono risultati di una rilevazione pubblica europea effettuata durante la consiliatura Manfredi.
Il quadro oggettivo non è più confortante. Nell’Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente, basato prevalentemente su dati comunali del 2024, Napoli occupa il 103º posto su 106 capoluoghi. Nelle classifiche 2025 sulla qualità della vita, la provincia napoletana è 104ª su 107 per il Sole 24 Ore e 98ª per ItaliaOggi. Le ultime due graduatorie riguardano l’intera area provinciale e non esclusivamente il Comune; non possono quindi essere caricate integralmente sulle spalle del sindaco. Ma rendono quantomeno grottesca la rappresentazione di una metropoli ormai rilanciata.
Il punto politico non è sostenere che Manfredi abbia creato problemi che Napoli trascina da decenni. Il punto è un altro: era stato eletto per interrompere quella continuità e non può utilizzare l’eredità ricevuta come alibi permanente.
Nel 2021 chiedeva di essere giudicato sulla trasformazione immediatamente percepibile. Nel 2026 quella trasformazione continua a essere molto più leggibile nei documenti di programmazione che nella vita dei quartieri.
Le opere inaugurate prima di diventare servizi
L’incompiuto manfrediano ha una caratteristica particolare: spesso arriva accompagnato da un taglio del nastro.
La Linea 6 è stata aperta. Ma una metropolitana non si giudica dal giorno dell’inaugurazione: si giudica dalla sua capacità di trasportare persone con orari e frequenze adeguati a una grande città europea.
Ad agosto 2026, l’orario ufficiale di ANM indica una frequenza di 14 minuti. Nei giorni feriali il servizio termina alle 21.10. Il sabato e la domenica l’ultima corsa è prevista alle 14.50. Una metropolitana che nel fine settimana chiude all’ora di pranzo non è ancora la dorsale urbana promessa: è un’opera aperta prima di essere diventata un servizio pienamente funzionale.
Poi c’è il collegamento della Linea 1 con l’aeroporto di Capodichino. Nel marzo 2024 il Comune annunciava pubblicamente l’attivazione del servizio entro giugno 2026. Quel termine è trascorso. Al 6 agosto, la pagina ufficiale di ANM continua a indicare Centro Direzionale come capolinea della Linea 1. Anche qui, l’infrastruttura avanza, i cantieri procedono, gli annunci si susseguono, ma la promessa rimane incompiuta.
Lo stesso accade con il Piano urbanistico comunale. Nel 2021 il nuovo PUC veniva presentato come lo strumento decisivo per rigenerare il centro storico e le periferie, riorganizzare gli spazi urbani e governare lo sviluppo della città. Il 28 maggio 2026, dopo quasi cinque anni di amministrazione, la Giunta ha approvato soltanto il preliminare del Piano. Non il PUC definitivo: il suo preliminare.
È il metodo Manfredi: progettare, concertare, annunciare, avviare. Quasi mai arrivare in tempo al punto in cui l’opera, il piano o il finanziamento cambiano davvero la vita quotidiana.
La città dei quindici minuti che lascia fuori i bambini
La prova più concreta del fallimento del governo orizzontale non si trova necessariamente nelle grandi infrastrutture. Si trova nei servizi che dovrebbero accompagnare la vita ordinaria delle famiglie.
Nel programma del 2021 Manfredi si impegnava a raggiungere, entro cinque anni, il parametro europeo di 33 posti negli asili nido ogni cento bambini. Eppure, nell’anno educativo 2024-2025, su 3.181 richieste pervenute, soltanto 2.008 furono accolte: 1.173 bambini rimasero senza posto. Nell’agosto 2025 lo stesso sindaco spiegava che la copertura comunale si stava avvicinando al 20 per cento, ancora molto distante dall’obiettivo annunciato.
Qui non si parla di un’opera destinata a essere completata tra dieci anni. Si parla della possibilità per una madre e un padre di lavorare oggi. Della libertà economica delle famiglie. Della capacità di una città di trattenere giovani coppie e bambini.
Una città dei quindici minuti non è tale perché un documento urbanistico utilizza quell’espressione. Lo è quando una famiglia trova un asilo vicino casa, un anziano raggiunge un servizio senza attraversare mezza città e un quartiere periferico non deve dipendere dal centro per ogni necessità.
La Napoli policentrica annunciata da Manfredi rimane invece una città nella quale il luogo di residenza continua troppo spesso a determinare la qualità dei servizi ricevuti.
L’«unico standard di qualità e bellezza» promesso nel 2021 si è infranto contro la diseguaglianza territoriale che separa il lungomare dalle periferie, la città-evento dalla città ordinaria, i luoghi della vetrina dai quartieri nei quali la presenza dell’amministrazione continua a essere intermittente.
Rifiuti: cresce la differenziata, non il decoro percepito
L’amministrazione risponderà che la raccolta differenziata è aumentata. Ed è vero: secondo i dati ISPRA, nel Comune di Napoli è passata dal 37,50 per cento del 2021 al 44,38 per cento del 2024.
Ma lo stesso programma di Manfredi prometteva anche la riduzione della produzione dei rifiuti. È accaduto il contrario: i rifiuti urbani prodotti per abitante sono passati da 549,64 chilogrammi nel 2021 a 564,95 nel 2024.
Soprattutto, l’incremento della percentuale di differenziata non si è tradotto in un salto di qualità riconosciuto dai cittadini. Quel 25 per cento di soddisfatti per la pulizia urbana rilevato dalla Commissione europea racconta la distanza tra l’indicatore aziendale e l’esperienza quotidiana.
Il napoletano non vive dentro una tabella. Vive davanti ai cumuli occasionali, alle microdiscariche, ai contenitori stradali, ai rifiuti abbandonati, alle strade pulite in modo disomogeneo.
Il decoro urbano è esattamente il terreno sul quale il governo della città dovrebbe essere più vicino, continuo e riconoscibile. Ed è invece uno dei campi nei quali l’amministrazione appare più lontana.
Il turismo corre, la città abitata arretra
Il turismo è diventato il grande argomento autoassolutorio della stagione manfrediana.
Napoli è piena, i flussi crescono, le strade del centro storico sono affollate. Il Comune ha rivendicato per il 2025 oltre 20 milioni di presenze turistiche. Ma l’affollamento non è automaticamente governo, così come la crescita dei flussi non coincide necessariamente con il miglioramento della vita urbana.
L’amministrazione stessa ha dovuto riconoscere che nel centro storico le abitazioni ordinarie sono diminuite drasticamente, anche a causa della diffusione degli affitti brevi e delle strutture extralberghiere. La variante urbanistica pensata per salvaguardare l’offerta abitativa è stata adottata soltanto alla fine del 2025, quando il fenomeno aveva già modificato profondamente intere aree della città.
La promozione è arrivata prima della regolazione.
La città è stata offerta al mercato turistico prima che l’amministrazione costruisse strumenti sufficienti per proteggere i residenti, governare gli affitti brevi, preservare le attività di prossimità e impedire che parti del centro storico diventassero scenografie commerciali.
Manfredi ha saputo vendere Napoli prima di riuscire a proteggerla dagli effetti del suo stesso successo.
Il risultato è una città divisa: da una parte quella fotografata, consumata e raccontata; dall’altra quella abitata, che affronta l’aumento dei canoni, la riduzione degli alloggi disponibili, la trasformazione del commercio e la pressione continua sugli spazi pubblici.
Una città può avere più turisti ed essere meno vivibile. È precisamente questa contraddizione che la propaganda dei grandi numeri tenta di nascondere.
Perché il governo orizzontale non riesce a Manfredi
Gaetano Manfredi appare a proprio agio nel governo verticale: i rapporti con lo Stato, i tavoli istituzionali, i grandi accordi, i fondi, le strutture commissariali, la mediazione tra livelli amministrativi.
La città reale richiede però soprattutto un governo orizzontale.
Significa coordinare assessorati, Municipalità, aziende partecipate, uffici tecnici, servizi sociali, manutenzione, trasporto, igiene urbana, sicurezza locale e politiche abitative. Significa seguire centinaia di problemi contemporaneamente e costruire una catena di responsabilità nella quale sia sempre chiaro chi deve decidere, chi deve eseguire e chi risponde del risultato.
È qui che la natura del campo largo diventa un problema politico.
La coalizione che sostiene Manfredi comprende culture, partiti, liste e interessi molto differenti. Il sindaco non è soltanto chiamato a governare la città: è costretto a custodire costantemente l’equilibrio tra le sue componenti. Ogni scelta significativa attraversa un perimetro politico nel quale tutti devono essere ascoltati, compensati o rassicurati.
Questo non produce necessariamente scandali. Produce qualcosa di meno appariscente e, per una città, forse ancora più corrosivo: la diluizione della responsabilità.
Quando tutti partecipano alla maggioranza, ciascuno può rivendicare i risultati e attribuire ad altri i ritardi. Il sindaco diventa garante dell’equilibrio anziché guida dell’esecuzione. La mediazione, da strumento, si trasforma in metodo permanente. La decisione viene sostituita dalla composizione. L’urgenza urbana viene sottoposta ai tempi della coalizione.
Il campo largo allarga la maggioranza e restringe la capacità di scegliere.
Napoli, però, non è una conferenza dei rettori. Non basta mettere tutti attorno a un tavolo, verbalizzare l’intesa e rinviare il conflitto alla riunione successiva. Una grande città richiede decisioni, priorità, responsabilità riconoscibili e, quando necessario, la capacità di scontentare qualcuno.
Manfredi sembra invece amministrare attraverso la ricerca dell’intersezione minima: si procede soltanto fin dove tutti possono convivere. Il risultato non è il grande conflitto politico, ma la piccola incompiutezza quotidiana. Un piano ancora preliminare. Una metropolitana aperta a metà. Un collegamento rinviato. Un servizio che cresce senza raggiungere l’obiettivo. Una tutela che arriva quando il fenomeno è già esploso.
L’incompiuto non è più l’eccezione. Diventa la forma stessa del governo.
Napoli è l’anteprima del campo largo nazionale
È per questo che la fotografia di Piazza del Gesù riguarda tutti gli italiani.
Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli presentano Napoli come il luogo dal quale far partire una futura alternativa nazionale. Manfredi definisce l’unità del campo largo un valore e si propone come il volto istituzionale capace di renderla credibile.
Ma prima di chiedere all’Italia di adottare quel modello, bisognerebbe osservare ciò che ha prodotto nella città che lo sperimenta.
Una coalizione composta da partiti che divergono su infrastrutture, industria, ambiente, sicurezza, politica estera, rapporto con le imprese e gestione della spesa può certamente unirsi contro un avversario. Molto più difficile è trasformare quella somma in un comando politico coerente.
Napoli mostra che il campo largo sa costruire una fotografia. Non dimostra di saper costruire una direzione.
Sa vincere mettendo insieme tutti. Fatica a governare quando occorre stabilire una priorità, imporre un tempo, individuare una responsabilità e completare ciò che è stato annunciato.
La città amministrata da Manfredi diventa così un avvertimento nazionale: il campo largo può essere vasto nell’estensione elettorale e terribilmente stretto nella capacità decisionale.
Più componenti devono essere tenute insieme, più il capo dell’esecutivo rischia di diventare un mediatore tra partiti anziché il titolare di una linea politica. Più aumentano i centri di veto, più diminuisce la possibilità di assumere decisioni nette. Più la responsabilità viene distribuita, più diventa difficile attribuirla.
È il governo nel quale tutti sono indispensabili e nessuno è veramente responsabile.
Il sindaco che ha tenuto insieme tutti, tranne la città
Manfredi non è il sindaco del nulla.
Definirlo così sarebbe persino riduttivo, perché consentirebbe alla sua amministrazione di rispondere con l’elenco degli stanziamenti, dei cantieri e dei provvedimenti adottati.
È qualcosa di politicamente più significativo: è il sindaco dell’incompiuto.
Il sindaco delle promesse trasformate in processi. Delle scadenze trasformate in orizzonti. Delle inaugurazioni che precedono la piena funzionalità. Dei piani che arrivano al preliminare quando il mandato volge al termine. Dei successi quantitativi che non diventano qualità della vita. Della città raccontata prima di essere governata.
Aveva promesso una trasformazione immediatamente percepibile. I napoletani continuano a percepire soprattutto ciò che manca.
Aveva promesso la città dei quindici minuti. Restano quartieri nei quali raggiungere un servizio essenziale è ancora una corsa a ostacoli.
Aveva promesso lo stesso standard di qualità e bellezza. Napoli continua a vivere a velocità differenti, con una vetrina sempre più brillante e una quotidianità che non riesce a seguirla.
Agli italiani che guardano alla fotografia del campo largo da Piazza del Gesù va detto con chiarezza: Napoli non dimostra che quella coalizione non sappia vincere. Dimostra che vincere tutti insieme è molto più facile che governare assumendosi una responsabilità sola.
Manfredi ha tenuto insieme i partiti.
Fuori dai palazzi, ha lasciato incompiuta la città.



























