Meloni da Vespa sul premierato: altro che maggioranza divisa, la vera rottura è a sinistra

Ieri ospite prima a “Cinque Minuti” e poi a “Porta a Porta” su Rai1, il presidente del Consiglio Giorgia è intervenuta su tanti temi, dall'Ilva alla sanità, dal PNRR alla , fino ai risultati in fatto di .

Incalzata da Bruno Vespa, ha risposto alle voci che vogliono una maggioranza spaccata dopo le discussioni sull'apertura al terzo mandato per i governatori e gli amministratori locali. La riforma, fortemente voluta dalla Lega in questi ultimi giorni, ha portato a inevitabili discussioni all'interno della maggioranza parlamentare, come normale che sia all'interno di una coalizione. Ma, partendo dalla semplice discussione, sinistra e giornali d'area hanno in effetti calato la mano, prendendo la palla in balzo per raccontare di una maggioranza spaccata e ormai agli sgoccioli. Ma Meloni assicura: “La speranza che la maggioranza crolli è più una speranza della nostra opposizione, legittima, ma come per tutte le speranze della nostra opposizione, faremo del nostro meglio affinché non riesca a realizzare i suoi sogni”. E nel merito della questione del terzo mandato, Meloni ha sottolineato che “non era una cosa inserita nel nostro programma, non è una materia d'iniziativa del Governo, ma è materia di iniziativa parlamentare”, ribadendo che le discussioni interne alla maggioranza si sono svolte “in massima serenità” e che non si tratta di un tema che “crea problemi al Governo o alla maggioranza”.

Proprio sulla compattezza del governo, Giorgia Meloni ha precisato che “l'Italia viene percepita come il Governo più stabile in ”: questo grazie alla celerità con cui l'esecutivo riesce a operare, differentemente dal passato in cui erano in carica “governi che non si mettono d'accordo su niente”: “Non è il caso di questo governo che – ha evidenziato – continua a realizzare il suo programma”. Dunque, quello guidato da Fratelli d'Italia è un governo forte, stabile e che riesce a prendere decisioni in tempi certi: è questo, d'altronde, l'obiettivo che la nuova riforma costituzionale sul premierato vuole raggiungere. Meloni l'ha definita “una grandissima occasione” sulla quale le critiche arrivano da quei partiti che “che hanno il timore del consenso dei cittadini”. Le polemiche dell'opposizioni, in effetti, sono pretestuose e riguardano il rischio di una deriva autoritaria: “Non c'entra niente il rischio di una deriva autoritaria a meno che la Francia sia considerata una nazione autoritaria” ha spiegato il premier.

Più che di una maggioranza divisa, ciò che appare chiaro è in realtà che la sinistra, unioni di interesse a parte, è sempre più divisa. In Sardegna, PD e M5S si sono presentati uniti in quello che Meloni ha illustrato ironicamente quale “esperimento di campo largo”, riprendendo la stessa definizione offerta dagli stessi grillini. Un esperimento per ora non andato benissimo: Todde, la loro candidata, non ha voluto Schlein e Conte alla chiusura della campagna elettorale, mentre gli altri partiti di sinistra hanno optato per un candidato diverso. In Sardegna, dunque, come già successo altrove, i due maggiori partiti di opposizioni mettono da parte le divergenze, quelle divergenze capaci di bloccare un indirizzo politico, pur di ottenere dei seggi in più. Ma nella realtà dei fatti, PD e Cinque Stelle, laddove riescano a unire le loro correnti interne, restano due partiti di natura litigiosa, le cui discrepanze verranno, in un modo o nell'altro, sempre a galla.

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