Le reazioni al discorso di Giorgia Meloni a Fenix erano più che prevedibili. Il divieto di burqa e niqab nelle scuole e il tetto agli studenti stranieri nelle classi sono stati raccontati da gran parte della stampa mainstream con una formula buona per ogni occasione: «Meloni insegue Vannacci». Una ricostruzione faziosa che cancella anni di storia politica, come se Fratelli d’Italia avesse dovuto aspettare Vannacci per scoprire che immigrazione, sicurezza e integrazione riguardano la vita degli italiani. Sono punti fermi della destra da ben prima del 2022 e che Giorgia Meloni ha portato al centro dell’azione di governo, riuscendo nell’impresa di far invertire la rotta all’Unione europea.
Attribuire quelle posizioni a una rincorsa dell’ultimo minuto significa ignorare deliberatamente questa storia. Questo palese tentativo di mistificazione dimostra che, quando parla di destra, gran parte dell’informazione mainstream antepone la propria narrazione alla realtà dei fatti, anche a costo di mistificarli.
Dal punto di vista della comunicazione politica, però, quella reazione racconta anche altro. Giorgia ha scelto i temi, li ha posti davanti alla Nazione e oggi persino chi la critica è costretto a discuterne. Può provare a deformare il significato delle sue parole, ma resta dentro l’agenda che lei ha dettato dal palco di Fenix. È un risultato politico, prima ancora che comunicativo.
Il voto di ieri in Germania offre l’altra metà della lezione. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore AfD è arrivata prima, mentre la CDU del cancelliere Friedrich Merz è precipitata sotto la soglia necessaria per entrare nel Parlamento regionale: un risultato senza precedenti nella storia del partito. Merz aveva costruito una parte importante della sua campagna elettorale sulla promessa di una svolta in materia di immigrazione; arrivato al governo, non ha dato agli elettori le risposte che aveva annunciato. Oggi somiglia a un ectoplasma politico: continua a governare e non intende dimettersi nonostante l’esodo elettorale verso altri lidi.
Immigrazione, sicurezza e integrazione non sono argomenti da dibattito televisivo. Insieme alle tasse, sono tra le questioni che incidono più direttamente sulla vita delle persone, nei quartieri e nelle scuole. Chi non abita in un quartiere di lusso e non manda i figli in un istituto da decine di migliaia di euro all’anno vive ogni giorno problemi che la sinistra radical chic pensa di poter liquidare derubricandoli a semplice “percezione”.
Per questo inseguire l’approvazione di una stampa pregiudizialmente ostile non è soltanto inutile: è dannoso. Nonostante ciò c’è ancora chi, forse senza rendersene pienamente conto, ritiene che per essere “accettati” occorra ricevere la benedizione di certi giornali. Ma quel potere di consacrazione appartiene al passato. Negli ultimi dieci anni, a forza di raccontare la realtà attraverso le proprie appartenenze politiche, quei media hanno visto crollare la propria autorevolezza; è un fenomeno che attraversa l’Occidente, dall’Italia agli altri Paesi europei fino agli Stati Uniti. Continuare a cercarne l’approvazione significa attribuire loro un’autorità che la stragrande maggioranza del lettori non riconosce più.
Certe carezze alla destra, del resto, arrivano puntuali quando la destra comincia a fare cose di sinistra. Gianfranco Fini resta, da questo punto di vista, un precedente istruttivo. Le sue tristemente celebri “aperture”, a cominciare dalla proposta del voto agli immigrati senza cittadinanza, gli procurarono apprezzamenti fuori dal suo campo politico, ma scavarono un solco profondissimo tra lui e la base di Alleanza Nazionale compromettendone la credibilità come possibile successore di Berlusconi. Il consenso degli avversari non compensò la fiducia persa tra i propri elettori, per una ragione molto semplice: i titoli dei giornali di sinistra non si trasformano in voti e non sono mai disinteressati.
Giorgia Meloni ha tenuto presente quella lezione. La coerenza non consiste nel ripetere uno slogan a ogni comizio, ma agire ricordando sempre perché gli elettori ti hanno scelto. È una delle ragioni per cui Fratelli d’Italia continua a mantenere il consenso, mentre il Movimento Cinque Stelle, il PD di Renzi e la Lega di Salvini hanno pagato, ciascuno a suo modo, il prezzo delle proprie giravolte.
Un titolo favorevole dura un giorno. La fiducia degli elettori si costruisce negli anni e, quando la tradisci, una bella intervista su un giornalone mainstream non basta a recuperarla. Anzi, molto spesso certifica che l’hai persa per sempre.



























