Meloni smentisce gli scettici: il “Times” guarda già al secondo mandato

Il quotidiano britannico riconosce al presidente del Consiglio stabilità, prestigio internazionale e capacità di spostare l’Europa sull’immigrazione. Il paragone con Merkel riguarda soltanto la durata: il modello politico porta già il nome di Meloni.

Il “Times” dedica a Giorgia Meloni un lungo “Weekend Essay” che parte da una constatazione difficile da aggirare: il presidente del Consiglio ha smentito gli scettici. Quasi quattro anni fa molti osservatori internazionali prevedevano un governo fragile, una coalizione destinata a dividersi e un’Italia isolata in Europa. Oggi lo stesso giornale britannico descrive Meloni come una protagonista dei vertici internazionali e si domanda se possa governare fino al 2032.

Il titolo scelto da Tom Kington è eloquente: “1.413 giorni e il conto continua: Meloni può diventare la Merkel italiana?”. Il paragone con l’ex cancelliere tedesco non riguarda le idee, evidentemente molto diverse, ma la capacità di durare. Il prossimo 4 settembre il governo Meloni raggiungerà i 1.413 giorni e supererà il primato del secondo governo Berlusconi, rimasto in carica per 1.412 giorni. Sarà l’esecutivo più longevo nella storia della Repubblica. Un risultato ancora più significativo se confrontato con la tradizionale instabilità italiana: dal 1946 si sono succeduti 68 governi. I dati sulla durata degli esecutivi sono stati ricostruiti anche dall’Ansa.

Il racconto del “Times” comincia tra i vicoli di Bari vecchia, davanti ai tavoli sui quali le donne preparano le orecchiette. Francesca Ratti ricorda la visita di Meloni e la descrive come «una persona normale, come noi». Nunzia Caputo racconta che il presidente del Consiglio le trasmette fiducia e annuncia che la voterà ancora nel 2027. Sono testimonianze semplici, ma spiegano uno degli elementi che hanno consentito a Meloni di resistere alle difficoltà del governo: la percezione di un’autenticità che quattro anni trascorsi a palazzo Chigi non hanno cancellato.

Marcello Gemmato, intervistato dal quotidiano britannico, insiste sullo stesso punto. Meloni, racconta, è esattamente la persona che mostra in pubblico. La determinazione, la capacità di studiare i dossier e l’attenzione ai dettagli erano già visibili quando militava nel movimento giovanile. Il sottosegretario alla Salute offre anche una parola per spiegare cosa riceverebbe l’Italia da un secondo mandato: «Continuità».

Il servizio non è un’agiografia. Ripropone le consuete etichette sulla destra italiana, ricorda le difficoltà dei salari, la crescita debole e la crisi demografica. Proprio questa impostazione rende più importante ciò che il giornale è costretto a riconoscere. I mercati apprezzano la stabilità dell’esecutivo, Meloni ha accresciuto il prestigio internazionale dell’Italia, ha mantenuto un rapporto solido con la Commissione europea e ha assunto una posizione netta al fianco dell’Ucraina.

Il riconoscimento più rilevante riguarda l’immigrazione. Secondo Eric Maurice, analista dell’European Policy Centre consultato dal “Times”, Meloni è riuscita a guidare il consenso mentre l’Europa si spostava verso posizioni più rigorose. Il modello dei centri in Paesi terzi, inizialmente accolto con critiche e ricorsi, è ormai entrato nella politica europea. Nel giugno 2026, Consiglio dell’Ue e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo che prevede la possibilità di istituire centri per i rimpatri fuori dall’Unione. Quella che veniva descritta come un’anomalia italiana è diventata una delle strade scelte da Bruxelles.

Anche il passaggio dedicato al Mezzogiorno contiene elementi che smentiscono il racconto di un’Italia immobile. Il “Times” registra una crescita del Sud superiore a quella del nord. L’Istat ha rilevato per il 2024 l’aumento occupazionale più sostenuto proprio nel Mezzogiorno, pari al 2,2 per cento. La Svimez stima inoltre per il 2026 una crescita del Pil meridionale dello 0,9 per cento, contro lo 0,6 per cento del Centro-Nord. Restano problemi strutturali enormi, ma il Sud non è più condannato a occupare l’ultima riga delle statistiche.

Il giornale britannico passa infine in rassegna gli ostacoli sulla strada del 2027: la concorrenza di Roberto Vannacci, l’ipotesi di un’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, il peso dei collegi meridionali. La stessa analisi, però, osserva che le posizioni più estreme di Vannacci potrebbero allontanare una parte dell’elettorato e che Schlein e Conte continuano a contendersi la guida dell’opposizione. Il campo largo ricorda al “Times” le coalizioni fragili che in passato hanno governato poco e male.

Il ritratto si chiude ancora nelle strade di Bari. Pasquale Scarola sostiene che l’Italia, dopo essere stata a lungo trattata con sufficienza dalla Francia, abbia finalmente ribaltato i rapporti. Tra le donne delle orecchiette il sostegno a Meloni è quasi unanime. Grazia, 74 anni, riassume il giudizio in poche parole: è una donna cristiana che sta facendo qualcosa per il Paese.

Il paragone con Merkel riguarda il calendario. Sul piano politico, invece, Giorgia Meloni non ha imitato alcun modello straniero. Ha dato stabilità all’Italia, ne ha rafforzato la voce internazionale e ha anticipato la svolta europea sull’immigrazione. Ora persino il “Times” guarda oltre il 2027.

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