C’è mistero e sgomento nel Regno Unito per la morte di Ann Widdecombe, ex ministra conservatrice, figura storica della destra britannica e sostenitrice convinta della Brexit.
Widdecombe, 78 anni, è stata trovata morta nella sua abitazione di Haytor, una zona rurale e isolata del Devon, nel sud-ovest dell’Inghilterra. In un primo momento il decesso era stato attribuito a cause naturali, ma successivamente la polizia ha aperto un’indagine per omicidio.
Secondo le prime ricostruzioni, il corpo dell’ex ministra sarebbe stato rinvenuto nella sua casa con profonde ferite alla testa. A fare la scoperta sarebbe stato un giardiniere. Inizialmente era stato fermato un giovane di 26 anni, poi completamente scagionato. Nelle ore successive, invece, un uomo di 28 anni è stato arrestato nel South Yorkshire con l’accusa di essere il presunto responsabile dell’omicidio.
La polizia del Devon e della Cornovaglia ha precisato che, allo stato attuale, non ci sono elementi per parlare di terrorismo né di movente politico. Ma la morte violenta di una figura così riconoscibile della politica britannica ha inevitabilmente scosso l’opinione pubblica.
Una vita nella destra britannica
Ann Widdecombe non era una figura qualunque. Per decenni è stata una delle personalità più note, riconoscibili e combattive del conservatorismo britannico. Nata politicamente nel Partito Conservatore, aveva ricoperto importanti incarichi di governo durante gli anni di John Major.
Fu sottosegretario parlamentare al Dipartimento dell’Occupazione tra il 1993 e il 1994, poi ministro di Stato per le Pensioni dal 1994 al 1995 e infine ministro di Stato per le Prigioni dal 1995 al 1997. Una carriera istituzionale solida e fondata su uno stile diretto e spesso controcorrente.
Negli anni successivi, però, il suo nome sarebbe diventato ancora più noto per il sostegno alla Brexit e per la vicinanza politica a Nigel Farage. Nel 2019 venne eletta europarlamentare nelle liste del Brexit Party, fino all’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Europea.
Per Widdecombe Bruxelles era il simbolo di una burocrazia oppressiva, lontana dai cittadini e incompatibile con la piena sovranità britannica. La sua battaglia per la Brexit fu condotta con determinazione e senza compromessi. Per questo, negli anni, era diventata una sorta di “Lady Brexit”: una donna politica inflessibile, scomoda, ma certamente coerente.
Fede e identità ultra-conservatrice
Anche dopo il ritiro dalla politica attiva, era rimasta una voce seguita e riconoscibile nel dibattito pubblico britannico. Le sue posizioni erano nette, spesso durissime, e proprio per questo divisive.
Era contraria all’aborto, critica verso molte rivendicazioni del movimento LGBT, favorevole a una linea dura sull’ordine pubblico e, in passato, sostenitrice della pena di morte. Widdecombe non era una politica da mezze misure. Parlava con franchezza, spesso con ironia, e non sembrava preoccuparsi troppo delle reazioni che le sue parole potevano provocare.
Celebre anche il modo con cui reagiva alle minacce ricevute durante la sua carriera politica. Quando le arrivavano lettere minatorie, avrebbe detto ai suoi collaboratori: “Buttatele, buttatele nel bidone della spazzatura”.
Il pilastro della libertà di parola
Dopo la sua morte, sui social è tornato a circolare uno dei suoi discorsi più noti sulla libertà di parola.
In quel passaggio, Widdecombe affermava: “Nobody has the right to live their lives being protected from offence, or from insult, or from hurt feelings. It is an occupational hazard of living in society. And if you really can’t take it, become a hermit.”
In sostanza, nessuno ha il diritto di vivere protetto da ogni offesa, insulto o sentimento ferito. È il rischio inevitabile del vivere in una società libera e democratica. E se davvero non lo si sopporta, allora bisogna diventare eremiti. Parole dure, ma profondamente attuali.
Ann Widdecombe difendeva un principio semplice: in una società libera non si può pretendere di essere sempre protetti dalle opinioni altrui. La libertà di parola non esiste soltanto quando ascoltiamo ciò che ci piace. Esiste soprattutto quando siamo costretti a confrontarci con idee che ci irritano, ci disturbano o ci offendono.
Se un’opinione non piace, si risponde con un argomento migliore. Non con la censura e/o con la criminalizzazione del dissenso. È così che una società resta davvero libera.
Farage piange l’amica: “La miglior donna politica inglese dopo Thatcher”
La notizia della morte di Ann Widdecombe ha colpito profondamente Nigel Farage, che con lei aveva condiviso la battaglia per la Brexit e una lunga stagione politica.
Farage l’ha ricordata con commozione, definendola la più grande donna politica britannica dopo Margaret Thatcher. Una frase forte, ma coerente con il legame politico e personale che li univa. Il leader di Reform UK ha parlato di una donna coraggiosa, libera, coerente, capace di dire ciò che pensava anche quando questo significava attirarsi critiche durissime.
Farage ha inoltre sollevato il tema della sicurezza delle figure pubbliche, sostenendo che per chi vive nella politica le cose siano diventate sempre più pericolose. Secondo lui, la morte di Widdecombe avrebbe il profilo di un omicidio premeditato, anche se la polizia, per ora, ha invitato alla prudenza. Il tema resta comunque centrale. Perché negli ultimi anni il Regno Unito è stato già colpito da episodi drammatici di violenza contro figure politiche.
Le ombre della violenza politica nel Regno Unito
La morte di Widdecombe riaccende inevitabilmente il ricordo di altre tragedie. Nel 2016 la deputata laburista Jo Cox venne assassinata alla vigilia del referendum sulla Brexit da un estremista di destra. Nel 2021 il deputato conservatore David Amess fu ucciso da un terrorista islamico.
Nel caso di Widdecombe, come detto, le autorità, al momento, non parlano di movente politico. E’ necessario evitare speculazioni premature. Ma è inevitabile che l’omicidio di una figura pubblica così esposta riapra una riflessione più ampia: quanto è diventato pericoloso vivere la politica in un clima sempre più esasperato?
Quando il confronto pubblico si trasforma in odio permanente, quando l’avversario viene disumanizzato, quando le idee non vengono più contestate ma demonizzate, la democrazia si indebolisce.
Una voce scomoda che lascia il segno
Ann Widdecombe è stata una figura divisiva. Non avrebbe probabilmente voluto essere ricordata diversamente. Non moderava i toni per piacere a tutti e non arretrava davanti alle polemiche. Si poteva essere d’accordo con lei oppure detestarla. Ma era impossibile ignorarla.
La sua morte lascia ora il Regno Unito davanti a un doppio interrogativo: quello giudiziario, che spetterà alla polizia chiarire fino in fondo, e quello civile, che riguarda il clima in cui si muove oggi il “dibattito” pubblico.
Una democrazia sana deve saper garantire la sicurezza di chi partecipa al dibattito politico e la libertà di parola di chi sostiene idee anche scomode. E Ann Widdecombe ha vissuto difendendo entrambe.




























