Mosca vuole arrestare la vedova Navalny: nuova purga putiniana

Ieri è arrivata la notizia di un mandato d’arresto in contumacia per uno dei volti più noti della dissidenza russa contro il Governo di Vladimir Putin: si tratta di Yulia Navalnaya, moglie del defunto – da qualche mese – Alexei Navalny , anch’egli famoso per essere uno dei più ferventi oppositori di Putin.

Difficile non pensare che questa notizia non sia correlata con l’ennesima volontà del Cremlino di censurare a tutti i costi le personalità scomode per i piani dell’Oligarchia russa. Sarà sottoposta ad una misura d’incarcerazione preventiva per 2 mesi, dopo essersi sottratta alle autorità investigative.

Curioso che con tutto ciò che accade all’interno della Russia, la concentrazione dei Tribunali sia rivolta frequentemente su tutti coloro che non appoggiano minimamente l’invasione dell’Ucraina: insomma, sembra proprio che tutto faccia pensare ad una persecuzione anche in questo caso.

La Leader del movimento di protesta ha prontamente risposto alle accuse, dichiarando che Putin sia un assassino e criminale di guerra. Per giunta il posto del Presidente russo non dovrebbe essere dentro una cella conferitagli dal Tribunale dell’Aja, ma nella stessa cella di 2 metri per 3, all’interno di cui – secondo Navalnaya – lui avrebbe ucciso il marito.

Un rancore molto forte, ma c’era da aspettarselo: d’altra parte stiamo parlando di una personalità impegnata a divulgare informazioni e notizie di vario genere oppure ad organizzare azioni che rappresentino una solida opposizione ai metodi da regime applicati da Vladimir Putin per tenere a bada la propria popolazione.

Resta comunque fortissima la rabbia della donna per la perdita del proprio consorte, a suo dire ucciso secondo un ordine dall’alto perché diventato un simbolo fin troppo scomodo per tutti coloro che non vorrebbero la continuazione del conflitto ed in generale osteggerebbero Putin e le sue decisioni politiche.

Ancora da comprendere la sua generica situazione nell’ambito della questione giudiziaria, specialmente perché fino a questo momento le notizie riportate sul mandato d’arresto sono piuttosto aleatorie. Chiaro che il Tribunale russo, così come la stessa sede del Governo, tendano a tenere nascoste le proprie azioni specialmente in un momento come questo, ma sarebbe comunque importante conoscere i termini approfonditi dell’accusa.

Ovviamente sembra che Yulia Navalnaya abbia allarmato le autorità della federazione anche grazie alla battaglia che sta continuando a portare avanti dopo il decesso del marito, la cui salma in passato è stato oggetto di contesta da parte dello Stato e della stessa famiglia.

Conoscere la verità su vicende di questo tipo, sapendo che ce ne sono molte altre piuttosto simili in corso, dovrebbe essere un diritto quanto meno per gli enti d’informazione russi sul posto, i quali ovviamente hanno accesso a notizie decisamente limitate.  

Il dubbio è che questa trovata, sia soltanto la prima di molte altre peripezie, le quali porteranno Yulia davanti ad un bivio: continuare la propria lotta, oppure smettere definitivamente di continuare ad infastidire la neo-tirannide eurasiatica.

Considerando le battaglie politiche e sociali portate avanti da Navalnaya durante il tempo, sarà piuttosto difficile che quest’ultima rinunci a tutto lo sforzo fatto fino a questo momento.

Assurdo pensare di poter estirpare il dissenso una volta per tutte, senza che questo possa effettivamente ripresentarsi nel corso del tempo. Di fatto la morte di Navalny e l’incarcerazione – così come l’intimidazione – nei confronti dei dissidenti ucraini, non ha fermato le proteste in piazza. 

Ovviamente il grande occhio vigile del Cremlino continua imperterrito a monitorare la situazione e a scovare chiunque non la pensi come lui e che addirittura voglia palesarlo a tutti, magari anche con una semplice pubblicazione editoriale o con un sit in organizzato.

Chissà ora quale sorte toccherà a Yulia, la domanda è più che lecita.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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