No alla moschea progettata a Venezia. Il Comune, guidato da Simone Venturini, ha ribadito la risposta negativa. E così la comunità bengalese ha minacciato proteste e scioperi. Quei bengalesi che hanno trovato spazio, per intenderci, anche nelle liste del Pd alle ultime comunali per incanalare il voto islamico, senza però risultati rilevanti. Tra le loro rivendicazioni portate proprio al vaglio dei cittadini dietro le urne, il tema della moschea è stato già ampiamente discusso. Ma, come succede in democrazia, quelle istanze non hanno convinto gli elettori, che hanno scelto il centrodestra. Un centrodestra, oggi, convinto che non ci sono affatto le condizioni per autorizzare il progetto, tra le altre cose, a causa della tutt’altro che eccellente integrazione della comunità all’interno della società veneziana.
Insomma, una prima lezione di democrazia tutt’altro che banale. Si aggiunga pure un’altra questione, che si aggiunge alle motivazioni a favore del no: come ha ricordato questa mattina il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, i rapporti tra lo Stato e le religioni diverse da quella cristiana cattolica sono organizzate secondo singoli accordi con le comunità. Lo dice, se non altro, l’articolo 8 della nostra Costituzione: l’Italia ha concluso intese con diverse confessioni religiose, ma non con l’islam. E il perché è abbastanza semplice da capire: “È difficile dire a un tavolo che si rappresentano gli islamici e allo stesso tavolo dire che le donne hanno pari diritti con gli uomini, che la sharia non può regolare i rapporti tra persone, che la poligamia non va bene, che il matrimonio combinati non si possono fare, che il velo integrale discriminatorio, e così via. Però ci vengo a fare la lezioncina sulla laicità dello Stato sul rispetto: direi che non sono molto credibili” ha detto Bignami. Insomma, valori totalmente distanti dalla nostra società.
Bignami ne fa anche una questione di reciprocità: prima di impartire lezioni all’Italia sulla laicità, sull’integrazione e sul rispetto delle minoranze, infatti, sarebbe utile guardare anche a ciò che accade nei Paesi dai quali provengono coloro che muovono certe rivendicazioni. “Lo Stato – ha commentato il deputato di Fratelli d’Italia – riconosce ai cittadini di uno Stato straniero lo stesso trattamento che lo Stato straniero riconosce ai propri cittadini”. Il Bangladesh, Paese a larghissima maggioranza musulmana, riconosce formalmente la libertà religiosa e garantisce sulla carta diritti alle minoranze. Ma inutile sottolineare che numerosi rapporti internazionali sulla libertà religiosa hanno documentato nel corso degli anni problemi seri: pressioni, violenze, discriminazioni ai danni dei cristiani. Dunque, “l’Italia vi discrimina perché non vi fa fare una moschea? Ma come vengono trattati i cristiani in Bangladesh? Ma perché magari, prima di prendere e di insegnare a noi in Italia cos’è la laicità e il rispetto, potreste provare ad andare a casa vostra a vedere se la laicità e il rispetto sono davvero garantiti?”.
Insomma, al netto del fatto che l’Italia continuerà a garantire, come ha sempre fatto, libertà religiosa per tutti in virtù della sua natura democratica, non c’è spazio invece per chi vorrebbe imporre una propria visione totalizzante. “Visto che qui in Italia siamo tutti cattivi – ha detto ironicamente Bignami – non è che qualcuno vi costringa a stare qua. E come avete trovato la strada per venire, potete trovare la strada per andare. Tra l’altro, non credo che nessuno vi abbia invitato e non credo nessuno vi rimpiangerà”.




























