Occupazione, ancora record: con Meloni quota 24,3 milioni, aumentano gli stabili

L’Italia raggiunge un nuovo record sul fronte dell’occupazione. Lo dice l’Istat: nel secondo trimestre del 2026 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni sale al 63,1%, con un aumento di 0,4 punti rispetto ai primi tre mesi dell’anno. È il dato più alto dall’inizio delle serie storiche. Anche il numero complessivo degli occupati raggiunge un livello mai registrato: 24 milioni e 363mila persone. I numeri arrivano dall’Istat e confermano la solidità del mercato del lavoro italiano. Numeri importanti, in un periodo in cui il mondo è appeso al conflitto che riguarda il crocevia fondamentale dello stretto di Hormuz. Malgrado ciò, l’economia italiana tiene, e così fa il mercato del lavoro.

Nel dettaglio, i numeri dell’Istat spiegano che l’aumento degli occupati non è certo casuale, ma una costante degli ultimi quattro anni. E la strutturalità degli interventi del Governo Meloni tesi ad aumento delle assunzioni, si evince anche e soprattutto dal fatto che la crescita riguarda specialmente il lavoro stabile: se infatti nell’ultimo trimestre gli occupati sono aumentati di 155mila unità, i dipendenti a tempo indeterminato sono cresciuti di 120mila unità. Allo stesso tempo, gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono di 185mila unità. A dimostrazione del fatto che il Governo Meloni ha fatto della crescita dell’occupazione una delle priorità della propria agenda. Del resto, da quando Giorgia Meloni è alla guida del Governo, gli occupati sono aumentati di oltre un milione. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,8% al 5,6% nei dati di luglio. Insomma, livelli così alti non si vedevano dal 2004.

“Grazie alla stabilità e la linea chiara del governo Meloni l’occupazione ha raggiunto il massimo storico con oltre 1 milione e 300mila posti di lavoro a tempo indeterminato in più. E’ la strada giusta per l’Italia e su questo intendiamo proseguire” ha detto nei giorni scorsi Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia. “Sono numeri Istat importanti soprattutto perché non rappresentano un dato isolato, ma confermano una tendenza che si sta consolidando nel tempo”, ha commentato invece il deputato di Fratelli d’Italia Letizia Giorgianni, componente della Commissione Bilancio della Camera. Secondo la quale “la direzione intrapresa è quella giusta: sostenere l’economia e le imprese perché siano in grado di creare lavoro, anziché immaginare che l’occupazione possa essere prodotta per decreto. Ora la sfida è consolidare questi risultati e fare un passo ulteriore sulla qualità del lavoro, sulla stabilità e sulla crescita delle retribuzioni”.

Non c’è soltanto il lavoro. Anche gli altri indicatori raccontano un’Italia che continua a crescere nonostante le difficoltà internazionali: nel secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. Le ore lavorate sono cresciute dello 0,3% sul trimestre e dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. A questo si aggiunge il miglioramento dei conti pubblici: il rapporto deficit-Pil è passato dall’8,1% del 2022 al 3,1% del 2025, un risultato migliore anche rispetto alle precedenti previsioni del Governo, che indicavano un deficit al 3,3%. Anche lo spread si è ridotto in modo significativo, passando dai 233 punti base dell’ottobre 2022 a circa 80 punti negli ultimi giorni. Sono risultati che indicano una direzione precisa: più occupazione, più crescita, maggiore stabilità dei conti. I numeri dell’Istat confermano che questa linea sta dando risultati concreti.

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