Oggi si celebra Dante, Padre degli Italiani.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Possiamo chiudere qui? C’è davvero bisogno di aggiungere altro?

L’eternità di questi versi, e di tutti quelli che seguono, è tale che non solo vengono studiati a scuola ma, pensateci bene, sembrano scritti per il presente.

Purtroppo per la contingenza.

Orgogliosamente per l’appartenenza. Quale altra Nazione al mondo può vantare un poeta come Dante Alighieri?

Nessuna ovviamente.

E finalmente è stata istituita una giornata dedicata a lui.

Oggi che è il 25 marzo. E’ il “Dantedì”. Una bellissima iniziativa rovinata da un nome indegno ma l’importante è riscoprire il Sommo Poeta.

Perché il 25 marzo?

Perché secondo gli studiosi è il giorno in cui Dante comincia il suo viaggio nella selva oscura da cui parte la Divina Commedia.

Nato nel 1265 a Firenze e morto, esule, nel 1321 a Ravenna è stato il padre della lingua italiana.

Secondo Tullio De Mauro: «Quando Dante comincia a scrivere la Commedia il vocabolario fondamentale [dell’italiano] è già costituito al 60%. La Commedia lo fa proprio, lo integra e col suo sigillo lo trasmette nei secoli fino a noi. Alla fine del Trecento il vocabolario fondamentale italiano è configurato e completo al 90%. Ben poco è stato aggiunto nei secoli seguenti. Tutte le volte che ci è dato di parlare con le sue parole, e accade quando riusciamo a essere assai chiari, non è enfasi retorica dire che parliamo la lingua di Dante. È un fatto.».

Padre della lingua italiana e quindi dell’Italia. Quell’Italia che era solo nei versi dei poeti ma che esisteva da sempre.

Per Dante andava fatta l’Italia come Nazione. A qualunque costo. Anche affidandosi a un sovrano straniero perché

Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!

Fortunatamente ora l’Italia esiste e non abbiamo più bisogno di sovrani – o finanzieri – stranieri ma purtroppo continuiamo a non avere un nocchiero in questo momento di gran tempesta.

La Divina Commedia, il De Vulgari Eloquentia, il De Monarchia, Le Rime, Vita Nova. Un verso, o una frase, di una di queste opere basterebbe a rendere l’autore immortale. Dante le ha scritte tutte.

E ha sconfitto il tempo.

Non solo perché la bellezza e il genio sono eterni ma perché Dante Alighieri è diventato altro.

E’ il simbolo dell’Italia all’estero.

Le scuole di italiano per stranieri si chiamano “Dante Alighieri”. L’italiano a cui ha dato forma e futuro è quello che fa pensare agli stranieri che la nostra lingua rappresenti i nostri paesaggi, la bontà del nostro cibo, la straordinarietà della nostra poesia, l’opera lirica che ha conquistato il mondo, l’arte, i siti Unesco. Fa pensare a tutti, perché così è, che la lingua sia così perché noi italiani siamo gli inventori della poesia e della bellezza.

“Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo. I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora” – Martin Heidegger –

E allora Dante non è solo il Sommo Poeta ma è l’ambasciatore del Made in Italy. E quando questa pandemia finirà dovremo ripartire da qui. Da quello che tutti stimano e amano.

Può sembrare “antico” pensare alla cultura e a Dante?

Anche a questa domanda Dante ha la risposta:

Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di venti.

Non dobbiamo far crollare la nostra torre.

Oggi tantissime persone stanno leggendo brani di Dante. Una catena di amore e rispetto che allieta la quarantena obbligata ma che, nei versi recitati attraverso i più disparati dialetti, ci fa riscoprire uniti.

E ci fa accendere una luce in questa selva oscura che stiamo attraversando.

Vi ricordate come finisce la Divina Commedia? Se avete risposto, come feci io all’esame di maturità, “uscimmo a riveder le stelle” purtroppo avete sbagliato ma andrebbe bene lo stesso se non fosse che la Divina Commedia si conclude con la visione di Dio: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

E se l’amore può muovere gli astri allora noi potremo far ripartire la nostra vita e la nostra Italia solo grazie all’amore per la nostra storia e per noi stessi. Perché in fin dei conti una guida ce l’abbiamo: il Sommo Poeta Dante Alighieri che nacque a Firenze sognando l’Italia e che morì a Ravenna donando al mondo la lingua italiana e a noi, suoi eredi, l’orgoglio di ricordare che:

“Italia, impero del sole; Italia, signora del mondo; Italia culla delle lettere, io ti saluto. Quante volte il genere umano ti fu sottomesso, tributario delle tue armi, delle tue arti e del tuo cielo!”

Buon viaggio nella Selva Oscura padre degli italiani, con i tuoi versi il sole d’Italia tornerà a scaldarci.

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