Patto stabilità. Mennuni (FdI): Privilegiare la crescita

“È stata approvata oggi in Commissione bilancio del Senato, la risoluzione sulla riforma del quadro di governance economica dell'Unione europea, di cui sono relatrice. Di qui ai prossimi giorni, prima con l'Ecofin di oggi, poi con il Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre, capiremo se l'Ue volgerà verso un futuro di crescita e di regole chiare, oppure se tornerà indietro, impantanandosi in procedure, condizioni e vincoli stringenti, con il pericolo di minare la credibilità dell'Unione perché non in linea con le esigenze reali dell' e dei popoli europei. Abbiamo la dimostrazione che da troppi anni gli Stati membri sono bloccati da norme inadatte e in contrasto con la crescita poiché negli anni passati il patto di stabilità è risultato essere affetto da uno strabismo con più attenzioni alla stabilità dei conti e meno alla ripartenza dell' economia. Pertanto, i prossimi incontri saranno anche un'occasione per rivalutare, e possibilmente superare, gli ingiustificati e apparentemente intoccabili parametri del 3% del deficit e del 60% del debito, parametri, che, bene sottolineare, non risultano propriamente inseriti nei Trattati TUE e TFUE”. Lo dichiara Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d'Italia e componente della commissione Bilancio del Senato. “Considero la crescita come un mezzo per la stabilità”, prosegue ancora. “A tal fine è imprescindibile l'intesa sui trattamenti differenziati per alcune tipologie di spese per investimenti, fra cui quelle legate alla , al digitale e all'energia pulita, nonché agli interventi finanziati dai prestiti del PNRR. Trovare l'unanimità sarà complesso, ragion per cui la risoluzione impegna il Governo, in caso di mancata intesa entro la fine del 2023, sull'eventualità di sostenere la proroga della clausola di salvaguardia generale in attesa di una proposta che ottenga il consenso necessario. Il Parlamento sosterrà l'azione del Governo con la consapevolezza che le richieste avanzate fin qui siano realistiche, talvolta irrinunciabili e che vada evitato il pericolo di avere una austerità espansiva ripiegata sui freddi e rigidi numeri e che al contrario possa tornare a soffiare forte in Europa il vento dell'ottimismo e della ripartenza capace di generare politiche economiche e in particolare una di sostenibilità del debito che possa dare luogo ad una crescita, forte, salda, inclusiva e di lungo periodo, per il bene dell'Europa e dell' Italia”.

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