Quando la toppa è peggio dello strappo. Bonaccini non chiede scusa e peggiora la situazione

Dopo aver detto che a destra vota “chi ha poco studiato”, il presidente del PD si arrampica sugli specchi e non arretra.

C’è un modo molto semplice per chiudere una polemica quando ci si accorge di aver utilizzato parole infelici: riconoscerlo e chiedere scusa.

Stefano Bonaccini ha scelto un’altra strada. Il presidente del Partito Democratico, dopo essere finito al centro delle polemiche per le sue considerazioni sull’elettorato di destra, non ha fatto retromarcia. Ha sostenuto che chi lo ha criticato non avrebbe compreso il senso complessivo del suo ragionamento, anzi lo avrebbe manopolizzato. Insomma, più che una richiesta di scuse è arrivata la classica spiegazione secondo la quale il problema sarebbe stato nell’interpretazione delle sue parole.

La spiegazione che non risolve il problema

Travolto dalla polemica, Bonaccini ha provato a precisare. «Hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo», ha sostenuto, spiegando che esisterebbero analisi elettorali capaci di mostrare quanto da lui detto.

Bonaccini, a detta sua, voleva utilizzare questi dati come una critica rivolta alla propria parte politica. Peccato che il video esista. E le parole pronunciate siano abbastanza chiare. Parlando delle trasformazioni elettorali avvenute nell’ultimo decennio, Bonaccini aveva messo insieme il voto per Trump, la Brexit, Le Pen e, in Italia, il consenso raccolto prima da Salvini, poi da Giorgia Meloni e oggi potenzialmente da Roberto Vannacci. Secondo il presidente del PD, quel voto arriva «in maniera maggioritaria» da chi «ha poco studiato», da chi vive nelle aree interne o nelle periferie e da chi si trova maggiormente in difficoltà economica.

Se vuoi recuperare la fiducia del popolo, forse non dovresti parlargli dall’alto

Il paradosso delle parole di Bonaccini è evidente. Il presidente del PD stava invitando la sinistra a tornare “popolare”(?). Ma come si può ricostruire quel rapporto se il punto di partenza è spiegare pubblicamente che quelle stesse persone votano maggioritariamente a destra perché hanno studiato meno?

È esattamente quella distanza culturale che da anni rimproveriamo alla sinistra. Il vecchio partito degli operai e delle periferie si è progressivamente trasformato nel partito delle Ztl, delle “élite” culturali e di chi tende a spiegare agli altri quali siano le opinioni giuste e corrette.

Bonaccini con la sua dichiarazione ha rafforzato questa convinzione. Sarebbe bastato qualcosa di semplicissimo: «Mi sono espresso male, non volevo offendere nessuno». Fine della polemica. E invece è arrivata la toppa. E la toppa, questa volta, è peggiore dello strappo.

Gli utenti: «Chieda scusa»

A testimoniare quanto le spiegazioni non abbiano convinto, ci sono anche le reazioni sotto il post dello stesso Bonaccini. Tra i commenti che hanno raccolto maggiore successo compaiono proprio gli inviti a smettere di giustificarsi e riconoscere l’errore. «E allora Presidente cerchi di pensare prima di parlare e ogni tanto provi anche a chiedere scusa», scrive un utente. Un altro è ancora più sintetico: «Invece di giustificarsi, chieda scusa».

Questo dovrebbe suggerire al presidente del PD che continuare a spiegare perché tutti gli altri avrebbero interpretato male le sue parole non è la strategia migliore.

Il PD lo difende. Schlein ne resta fuori

Il PD ha naturalmente provato a fare quadrato attorno al proprio presidente. La linea scelta è stata quella di saltare di palo in frasca: invece di «attaccare strumentalmente le opposizioni», Giorgia Meloni dovrebbe «pensare ai problemi degli italiani». Insomma hanno preferito cambiare del tutto argomento per riportare la discussione contro il Governo.

Elly Schlein dal canto suo ha poco da guadagnare da questa polemica. Bonaccini rimane una delle personalità più forti e riconoscibili del PD, nonché un esponente che rappresenta un’area diversa da quella schleiniana. Vederlo finire nella bufera mediatica certamente non rafforza il partito, ma difficilmente indebolisce la leadership interna della segretaria che non sta passando il suo miglior periodo.

Bonaccini, una volta basta

Dato che a sinistra si rivendica spesso il valore della cultura, possiamo chiudere offrendo al presidente del PD un piccolo ripasso di latino. «Cuiusvis hominis est errare, nullius nisi insipientis in errore perseverare». Ovvero: ogni uomo può sbagliare; soltanto lo stolto persevera nell’errore.

Bonaccini ha ancora una soluzione semplicissima a disposizione: chiedere scusa a chi si è sentito offeso. Gli basterebbero due parole molto semplici: «Ho sbagliato». Non sarebbe una capitolazione politica. Significherebbe soltanto riconoscere che un rappresentante delle istituzioni e presidente di un partito deve scegliere con particolare attenzione le parole con cui descrive milioni di cittadini.

Perché il problema della sinistra non può essere che gli italiani continuino a “votare male”.

Il problema dovrebbe essere chiedersi perché gli italiani non vogliano più votare per lei.

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Michele Intartaglia
Michele Intartaglia
Michele Intartaglia, classe 2004, originario di Procida. Studente di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli.

2 COMMENTS

  1. Meno male che Bonacini c’è! Almeno ci si diverte a commentare.
    Purtroppo, si ride per non pianagere, se questo è il leader pensante del maggior partito della sinistra gli italiani non hanno da aspettarsi niente di buono.
    Venendo all’argomento, “allegro ma non troppo”, il grande storico Carlo Cipolla ha a suo tempo illustrato come il cretino sia distribuito uniformemente in tutte le classi, i livelli di reddito, di istruzione, di mestieri…
    Si dimostra ancora una osservazione vera.
    C’è però una radice più profonda in questa “gaffe”.
    Carlo Marx, ancora intriso di filosofia hegeliana, profetizzava che la classe operaia avesse in sé la capacità di guidare il governo dei popoli per intrinseca dinamica di dialettica tesi / antitesi / sintesi.
    Purtroppo marxisti successivi si accorsero che questo non succedeva, e diedero la colpa di ciò alla mancanza di “coscienza di classe”, per via dell’indottrinamento borghese portato da scuola, mondo della comunicazione, ideologie varie, tutte pilotate dai diabolici borghesi.
    Si rendeva necessario quindi (Lenin docet) un “Partito” che guidasse le masse proletarie, altrimenti ignoranti, istillando quella coscienza di classe altrimenti perduta.
    Il vizio dell’arroganza, del disprezzo del popolo (o dei cittadini elettori) è congenito al partito comunista ed ai sui epigoni.
    Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

    con affetto

    Alessandro

  2. Al netto della falsità dell’affermazione, mi domando : quando finiranno di considerare la persona istruita al top delle loro classifiche? Evidentemente non sanno cosa sia il buonsenso senza il quale nemmeno l’istruzione può impedirti di dire cavolate.

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