Quattro anni di nulla? Sì, a sinistra

Il centrosinistra o campo largo che dir si voglia ha già più di un pretendente al trono, pensiamo solo alla disputa fra Giuseppe Conte e Elly Schlein che non viene nemmeno nascosta più di tanto, ma gli attuali contendenti non risultano sufficienti a giudicare dall’arrivo di nuovi aspiranti leader della coalizione. Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, guida oggi i comitati civici “Più Uno” e ha rivelato ai giornali l’intenzione di voler fare le cose in grande. Il 10 ottobre prossimo Ruffini lancerà un proprio progetto politico con chi, del centrosinistra, ci vorrà stare, avente l’obiettivo principale di unire tutte le opposizioni, Carlo Calenda compreso, attorno ad un programma comune.

Emerge la nostalgia per il vecchio Ulivo di Romano Prodi e Ruffini non ne fa mistero e parla apertamente della necessità di crearne uno nuovo in vista delle elezioni politiche del 2027. Rimpiangere il Mortadella e le sue vaste alleanze che partivano da Lamberto Dini e si concludevano presso Fausto Bertinotti, e che non riuscivano a cavare un ragno dal buco in termini di stabilità e governabilità, a parte l’obbedienza cieca ai diktat europei, non è proprio un granché per il futuro della Nazione, ma è anche vero che i vertici correnti del centrosinistra, sebbene occorra fare riferimento perlopiù ad una sinistra-sinistra, siano così mediocri e immaturi da spingere alla rivalutazione della coalizione prodiana d’antan. L’ex capo dell’Agenzia delle Entrate, nel momento in cui svela la volontà di scendere in campo in autunno nel ruolo di federatore o aspirante tale del centrosinistra, non risparmia critiche ai leader odierni delle opposizioni.

Accusa tutti, da Calenda alla coppia Bonelli-Fratoianni, di non muovere nemmeno un muscolo al fine di preparare l’alternativa al centrodestra di Giorgia Meloni e di rimandare di continuo il momento della sintesi. Ruffini si dimostra severissimo nei confronti di Schlein, Conte e compagni, ragionando quasi come noi e sottolineando, quindi, come le sinistre, durante i quattro anni del Governo Meloni, abbiano speso male il loro tempo e si siano limitate a criticare la destra, (i no ideologici dei quali scriviamo sempre), oppure, a chiedere alla premier Meloni di riferire in Aula, anche se non necessario, aggiungiamo noi. Ernesto Ruffini sostiene che i protagonisti del campo largo siano soprattutto concentrati nell’affermazione di leadership personali, cosa che si nota, in effetti, nella guerra in corso fra Elly e Giuseppi per la conquista del timone del centrosinistra, e non pensino ai contenuti che dovrebbero essere messi nero su bianco e rappresentare il programma condiviso da PD, M5S, AVS, Renzi e Calenda.

Non è sufficiente, prosegue Ruffini, dirsi anti-Meloni e cercare di raccogliere voti solo su questo, ma occorre offrire agli italiani idee e soluzioni alternative. Il ruolo della opposizione, essendo libero da responsabilità di governo che a volte richiedono decisioni veloci e costringono a rimandare l’approfondimento identitario e politico-culturale, ha il vantaggio di lasciare del tempo per riordinare le idee e creare sintesi nei partiti e fra alleati. Ma nell’agognato campo largo non si è saputo affatto approfittare di questi ultimi anni di opposizione e, oltre agli slogan da collettivo studentesco e al “Meloni brutta e cattiva”, le divisioni fra PD e M5S, sulla politica estera per esempio, non sono mai state affrontate da un dibattito serio e giungeranno alle Politiche del 2027 così come sono ora.

Persino il centro del centrosinistra, per quanto minuto, è riuscito a dividersi in due tronconi, o tronchetti dell’infelicità. Calenda e Matteo Renzi sono uniti da reciproco disprezzo. Ecco, non La Voce del Patriota, ma Ernesto Maria Ruffini, il quale rifiuta l’etichetta di centrista e moderato perché si ritiene di centrosinistra, è il primo a dire che le sinistre guidate da Conte e Schlein abbiano solo sprecato tempo e occasioni negli ultimi quattro anni, attraverso una sterile e ideologica opposizione. Quando la sinistra di vertice, Elly Schlein, e quella di base, che ripete sui social le banalità provenienti dal Nazareno, fanno riferimento ai quattro anni del Governo Meloni come a quattro anni di nulla, guardino prima a casa loro dove l’inconcludenza regna sovrana e si consultino con Ernesto Ruffini.

Il nulla assoluto e il vuoto cosmico sono senza dubbio a sinistra. Per quanto riguarda l’operato del Governo Meloni, tutto può essere criticato e si può sempre dire che bisognasse fare di più e meglio, ma non è accettabile il racconto secondo cui il Presidente del Consiglio sarebbe in letargo dal 2022. La sinistra, fra l’altro, farebbe bene a mettersi anzitutto d’accordo con sé stessa perché, a seconda dei momenti, la premier Giorgia Meloni fa nulla oppure fa troppo e dimostra di essere un’accentratrice irrispettosa delle minoranze. Ma lasciamo perdere la propaganda vuota del campo largo e analizziamo piuttosto, per quanto in pillole, l’azione del Governo per renderci conto se qualcosa è stato fatto o meno negli ultimi quattro anni. Considerate le condizioni scoraggianti della partenza, è stato fatto moltissimo fino ad ora e il centrodestra tutto, di vertice e di base, ha il dovere di esserne convinto da qui alle elezioni politiche. L’abbiamo scritto tantissime volte ormai, non per sfinire la pazienza dei lettori, ma per rimarcare una verità in un Paese che ha il difetto di non possedere una forte memoria storica.

Giorgia Meloni ha assunto la guida della Nazione in uno dei momenti peggiori, fra la fine della pandemia e l’inizio della spinta inflattiva dovuta alla guerra in Ucraina, ma ha governato gli eventi senza subirli. Il primo dovere era quello di rimettere in sicurezza i conti pubblici dopo i danni provocati dal Covid e dalle politiche “allegre” di PD e M5S, e il Governo ha subito messo mano alla revisione del Reddito di Cittadinanza e dello scriteriato Super bonus edilizio. Tuttavia, non si è pensato solo al grigio rigore contabile e sono state adottate misure volte alla crescita e allo sviluppo come l’innalzamento del tetto al contante, il taglio del cuneo fiscale in busta paga, la modifica delle aliquote IRPEF, la Flat Tax per alcune Partite IVA, tanti stimoli per l’occupazione a tempo indeterminato che hanno generato numeri importanti. Sono state gettate le basi per cambiamenti significativi come il premierato e il ritorno del nucleare, e la riforma della Giustizia è stata condotta fino in fondo, anche se poi bocciata, purtroppo, dal referendum.

La prossima Manovra economica, come affermato dalla premier durante un’intervista, sarà caratterizzata da un’ulteriore riduzione dell’IRPEF all’insegna dell’impegno assunto dal Governo di ridurre progressivamente, di Finanziaria in Finanziaria, il peso del fisco in Italia. Pochi giorni fa sono usciti numeri molto interessanti relativi a immigrazione, sicurezza e conti pubblici, che certificano come questo esecutivo stia lavorando sodo e riesca a produrre risultati soddisfacenti. Nel primo semestre del 2026 gli sbarchi di clandestini sono scesi del 52% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i rimpatri sono saliti del 34%. Si registra inoltre il calo dei reati complessivi, da quelli più gravi come omicidio e violenza sessuale ai furti. Sul fronte economico-finanziario, oltre allo spread ridotto a circa un terzo rispetto al 2022, il rapporto deficit-PIL è sceso al 3,1% dall’8,1 per cento del 2022. L’Italia, con il Governo Meloni, ha tenuto botta, anche in termini di crescita economica, in questi ultimi quattro anni contrassegnati da guerre, crisi globali e troppe incertezze, e ciò significa che la strada intrapresa nel 2022 continui ad essere quella giusta. E’ un lavoro che prosegue per tappe e che deve essere riconfermato nella prossima legislatura per poter consentire all’Italia di godere di frutti ancora migliori. Il 4 settembre prossimo si celebrerà a Bari il record di longevità di un esecutivo che non sta solo durando, ma sta lavorando per cambiare in meglio questa Nazione, tanto bella quanto maltrattata a lungo. 

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Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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