Ranucci, la sinistra si pente del suo eroe: ora arrivano le prime distanze

I riferimenti a Paolo Borsellino, a Piersanti Mattarella, a Giovanni Falcone. Il richiamo a Giulio Regeni. La frase choc su Totò Riina e su una ipotetica cena con lui. Ranucci sta diventando troppo, veramente troppo, un po’ per tutti. Perfino per la sinistra che, ufficialmente, continua a seguire la strada della difesa a tutti i costi per il conduttore. Strada che, inevitabilmente, incrocia anche quella della presunta TeleMeloni. Perché se Sigfrido è stato cacciato da Report, la colpa è stata addossata al centrodestra, e non certo alle tante ombre che circondano il giornalista e la stretta amicizia con l’uomo che gli ha posizionato una bomba sotto casa. Diventa difficile, quindi, continuare a proporre determinate tesi e così forse anche a sinistra hanno iniziato ad avere da ridire sugli ultimi comportamenti di Ranucci.

E la bomba è arrivata in queste ore direttamente da Repubblica. Al giornalista, ora in giro per l’Italia per presentare la sua ultima opera letteraria mentre le indagini degli inquirenti vanno avanti, vengono contestati proprio le sue stesse parole di accostamento ai grandi dell’antimafia: “Non è un modo accettabile, né efficace, l’idea di Ranucci di paragonarsi a Piersanti Mattarella, Giovanni, Falcone, Paolo Borsellino, adesso perfino Giulio Regeni. Gli attacchi della politica e dei suoi bastonatori sono stati scomposti e violenti. Gli errori, però, sono stati molti, a partire dal primo: fidarsi di un faccendiere come Valter Lavitola fino a considerarlo il proprio migliore amico. Sostenere che per un’inchiesta si andrebbe a cena con Totò Riina. Fare confusione con la propria vita e il programma che si conduce, come se non potesse esistere al di fuori di sé”. Insomma, una lunga sequenza a firma di Annalisa Cuzzocrea che rivede “errori deontologici nei ragionamenti di Ranucci” ed “eccessi di vanità nei suoi racconti. Ci sono parole ingiustificabili riferite ad alcune presunte relazioni intime con stagiste di Report che Ranucci stesso rivela nel libro La Scelta. Romanzando, dice ora. Senza rendersi conto del dislivello di potere”.

Insomma, la sinistra sta lentamente scaricando il suo eroe. Dopo aver trasformato Ranucci nel simbolo della libertà d’informazione contro la fantomatica TeleMeloni, ora persino Repubblica mette nero su bianco errori, vanità ed eccessi. Si sono accorti, un po’ tutti, che la sua auto-proclamata battaglia per la verità e per la libertà di espressione forse è una esagerazione, soprattutto se ancora non è stato chiarito il possibile contributo di Lavitola all’interno della redazione di Report. Ranucci, però, non ci sta e, malgrado i tanti campanelli d’allarme, continua la sua battaglia. In Sardegna, ultima tappa del suo tour, ha tranquillizzato gli avventori promettendo di voler continuare la “battaglia per i diritti delle persone”. E rispondendo alle ipotesi di una sua possibile candidatura, dice: “In qualunque forma, non voglio escludere nulla per portare avanti le mie battaglie”. Il posto ci sarebbe pure. Con Avs, si vocifera, con una voce partita dal suo invito alla festa del partito di Fratoianni e Bonelli. Non sarebbe una novità, per i rosso-verdi, candidare qualcuno al centro dell’attenzione mediatica o alle prese con problemi giudiziari. Si pensi ai vari Soumahoro, Ilaria Salis, Mimmo Lucano. Ma è un dato che ora, anche a sinistra, qualcuno si sia accorto che su Ranucci non tutti i conti tornano.

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