“Dopo anni di masochismo, è ora che l’Unione Europea si schieri con chi lavora e produce e non con chi, con la sua inconcludente ideologia ambientalista, ha penalizzato le industrie in un momento drammatico dal punto di vista economico ed energetico”: è chiara la posizione del senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo, presidente della Nona Commissione Senato – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare in merito ai prossimi negoziati a livello europeo sul futuro dell’ETS – Emissions Trading System.
“Se possiamo essere tutti d’accordo sulla necessità di ridurre le emissioni inquinanti, è altrettanto evidente che la sostenibilità ambientale non può essere l’unico obiettivo, cancellando quella economica e sociale: va trovato un punto di equilibrio che tuteli le imprese senza sottoporle a tasse e balzelli utili più a far girare la macchina burocratica che a sostenere l’efficientamento dei sistemi di produzione”, spiega De Carlo. “È un sistema che deve cambiare: il mondo di oggi non è quello in cui l’ETS nacque, e che forse non andava bene nemmeno a quel tempo. I costi dell’energia sono schizzati alle stelle, le tensioni geopolitiche colpiscono da oriente e da occidente, la concorrenza di nuove nazioni si fa sempre più pressante, e noi non possiamo continuare a far pagare le imprese senza scendere al loro fianco. In questi anni, l’Europa si è comportata come quel famoso marito che ha voluto fare un dispetto alla moglie: abbiamo – giustamente – ridotto le emissioni, ma con queste anche volumi produttivi e livelli occupazionali; tutto questo mentre il resto del mondo – incurante degli effetti delle sue politiche sul cambiamento climatico – tirava dritto per la sua strada. Le politiche pseudo-green che l’Unione Europea ha perseguito in questi anni non hanno portato alcun risultato, se non quello di mettere in ginocchio migliaia di imprese e interi settori, in nome di una propaganda che nulla ha portato ai cittadini europei. Dobbiamo smetterla di vessare chi produce, con il solo risultato di foraggiare la burocrazia; serve una riforma che punti a sostenere le imprese europee, affiancandole in percorsi di innovazione per tecnologie a bassa emissione, senza caricarle di ulteriori costi che vanno a frenare la loro competitività”, conclude.




























