Sul fronte dell’immigrazione, continua il lavoro del Governo Meloni per rafforzare i rimpatri e difendere i confini. I dati parlano chiaro: secondo i numeri del Viminale, pubblicati nel cruscotto giornaliero, da inizio anno al 9 settembre 2026 sono stati effettuati 5987 rimpatri: 5127 sono stati forzati, mentre 860 sono avvenuti attraverso le procedure di rimpatrio volontario assistito. Numeri in crescita rispetto agli ultimi anni, quando già era intervenuta la spinta decisiva del Governo Meloni: +33,3% rispetto al 2025, +57,1% rispetto al 2024. Un modello che funziona e che il Governo non accenna affatto ad abbandonare. Lo ha ribadito direttamente Giorgia Meloni, pubblicando sui social un video delle operazioni di rimpatrio della Polizia: “In Italia le regole si rispettano e chi delinque e non ha diritto di restare viene espulso e rimpatriato. Continua il nostro lavoro per rafforzare i controlli, rendere più efficaci le espulsioni e garantire più sicurezza ai cittadini”.
Il messaggio è netto: in Italia si entra solo legalmente e si rimane soltanto rispettando la legge; altrimenti, sei fuori. E così le procedure accelerate di frontiera, il rafforzamento dei controlli e soprattutto la cooperazione con i Paesi di origine rendono più efficace l’intera macchina dei rimpatri. È questa la differenza rispetto al passato: per anni i governi di sinistra hanno gestito l’immigrazione come un fenomeno da amministrare, semplicemente da gestire, da subire. Ora è cambiato l’approccio: fermare l’irregolarità e rimpatriare chi non può restare sono le prerogative. Una linea che l’Europa ha compreso di dover seguire. Dopo la nuova regolamentazione introdotta con la spinta, fondamentale, del governo italiano, Bruxelles ora intendere rafforzare il ruolo di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera: la Commissione sta lavorando alla revisione del regolamento dell’Agenzia, con l’obiettivo di attribuirle maggiori poteri nelle operazioni di rimpatrio, rafforzare la cooperazione con i Paesi extraeuropei e dotarla di strumenti più incisivi per il controllo delle frontiere. Uno dei metodi potrebbe essere un aumento degli agenti dello Standing Corps di Frontex, da aumentare fino a 10mila agenti entro il 2027, fino alla possibilità di triplicare il numero per il 2029.
Anche i numeri europei, emessi dalla stessa Frontex, confermano la necessità di questa svolta: nei primi otto mesi del 2026 sono stati registrati oltre 74mila attraversamenti irregolari delle frontiere dell’Unione, il 35% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Sulla rotta del Mediterraneo centrale, quella che riguarda l’Italia e che la collega con il Nord Africa, il calo è stato ancora più significativo: circa 19.400 attraversamenti, il 55% in meno in un solo anno. E nei primi sei mesi dell’anno Frontex ha contribuito al rimpatrio di oltre 33mila persone verso Paesi extra-Ue, contro le circa 30mila dello stesso periodo del 2025. Il tutto, in un periodo storico non certo di stabilità a livello internazionale. Anzi, con lo scoppio di nuovi conflitti in Medio Oriente e la fortissima conflittualità nell’Africa mediterranea e sub-sahariana, ci si sarebbe aspettati un brusco aumento di arrivi. Non è stato possibile, però, per i trafficanti di esseri umani provvedere ai loro profitti, proprio perché l’Italia e l’Europa si sono dotate finalmente di nuovi strumenti a difesa dei confini, che operano, funzionano e che hanno inevitabilmente anche un effetto deterrente sulle partenze. È, insomma, la linea della fermezza italiana che diventa europea. È il “modello Meloni” che fa scuola in tutto il Continente.




























