«In Emilia-Romagna, se un normale cittadino commette un abuso edilizio, paga la sanzione e rischia la demolizione. Per alcune famiglie rom e sinte, invece, il Comune può acquisire l’area abusiva al patrimonio pubblico e poi concederla nuovamente agli stessi nuclei. I dati regionali parlano di diciotto microaree già acquisite o in corso di acquisizione perché gravate da abusi edilizi. È difficile non vedere una disparità di trattamento. Non è integrazione e non è solidarietà. È un privilegio riservato a qualcuno sulla base della sua appartenenza, mentre tante famiglie rispettano le regole e aspettano pazientemente nelle graduatorie per una casa. Se una scelta del genere fosse stata compiuta da un’amministrazione di centrodestra, la sinistra avrebbe gridato al clientelismo e al voto di scambio. In Emilia-Romagna, invece, provano a presentarla come una politica di inclusione. Per noi è soltanto una vergogna. Chiediamo alla Regione e ai Comuni coinvolti di dire con chiarezza quante siano le aree interessate, quanto sia stato speso, a chi siano state riassegnate, quali canoni vengano pagati e come siano state trattate le morosità. La solidarietà non può diventare impunità. Le regole devono essere uguali per tutti».
Lo dichiara Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia.



























