«Da qui al 2034 in Europa servirà almeno un milione di persone in più nel settore sanitario. Occorre rafforzare la capacità formativa delle università, investire sui giovani e rendere più attrattive le professioni sanitarie», dichiara l’eurodeputato di ECR Ruggero Razza.
«Le competenze sull’organizzazione dei sistemi sanitari spettano agli Stati membri e l’Unione europea non può sostituirsi ad essi. Ma l’Europa non deve diventare un freno agli interventi efficaci dei governi nazionali».
«L’accesso alle cure non può dipendere dal proprio codice postale. Servono incentivi, formazione, borse di studio e opportunità di lavoro per portare professionisti anche nei territori dove oggi è più difficile garantire i servizi, a partire dalle aree rurali, dalle isole, dalle zone montane e scarsamente popolate».
«Telemedicina e nuove tecnologie possono aiutarci a raggiungere i pazienti nelle aree più remote e a ridurre il peso delle attività amministrative. Ma la tecnologia è una componente importante: non può sostituire le persone».
«La salute come investimento, sottratta ai vincoli del Patto di stabilità e crescita al pari delle spese per la difesa, è probabilmente la proposta più forte. Già sarebbe un traguardo importante poterlo fare per la prevenzione, come chiesto dal ministro Schillaci. Il voto del Parlamento va in questa direzione e siamo soddisfatti del lavoro svolto», conclude Razza.



























