“Confesso di non capire la riforma del Titolo V. Non so perché è stata fatta e gli atti parlamentari non ci aiutano. Nonostante ciò, il sistema ha tenuto. Oggi il nostro Sistema sanitario nazionale tiene bene e il problema è capire fino a quando ciò avverrà. Gli indicatori di salute confermano che l’Italia è un Paese resiliente, ma è importante riflettere su un aspetto: nel sistema ci si può mettere più denaro, tuttavia è necessario capire come questo viene speso. Se consideriamo il rapporto costi/benefici pochi Paesi reggono il confronto. In sostanza, questo sistema ha garantito la tenuta però ci sono segnali di allarme, criticità, che vanno affrontati e sono soprattutto legati alle differenze territoriali. Se, infatti, questa riforma aveva come obiettivo la prossimità, non mi sembra che sia stato centrato. Il governo Meloni ha messo nel Ssn 22 miliardi in questa legislatura e se voi mi chiedete dove sono finiti quei i soldi non vi so rispondere, perché il sistema non lo permette. La vittima di tutto questo è il paziente. E se ad esempio togliamo ai cittadini anche il medico di famiglia, che deve tornare ad essere il primo garante della salute del cittadino, le cose si ridurranno a un apparato costosissimo fatto di costi e buchi”.
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Francesco Zaffini, presidente della Commissione Sanità del Senato, nel corso del convegno “La salute contesa. La metamorfosi silenziosa della tutela della salute a 25 anni dal Titolo V”.



























