Sinistra tragicomica all’opposizione, tragica al Governo

La segretaria del PD Elly Schlein ha accusato la premier Giorgia Meloni di pensare troppo alla critica verso le opposizioni e troppo poco ai problemi degli italiani. Conosciamo ormai la tiritera banale e periodica della leader dem, ma è sempre giusto replicare con la sottolineatura dei fatti di questo Governo a favore della Nazione, (riforme, misure per l’occupazione, revisione del fisco e della burocrazia, lavoro preparatorio per la prossima Manovra economica), che sono l’alternativa esatta alla inconsistenza della segretaria del Partito Democratico che ciancia dei problemi dell’Italia, e magari della pace nel mondo, senza saperne risolvere nemmeno uno e senza essere in grado di formulare vie alternative, a parte il richiamo ideologico alla patrimoniale.

Chi governa ha senz’altro il dovere di fare subito, ma i rappresentanti della minoranza, se vogliono godere di un minimo di credibilità, non possono comunque crogiolarsi nel paese dei balocchi e devono dire con chiarezza cosa farebbero loro se si trovassero a condurre la Nazione, e da questo punto di vista, Elly Schlein è latitante. Vi è un divario enorme fra la vacuità potenzialmente pericolosa dei massimalisti di sinistra targati PD, M5S e AVS, accompagnata fra l’altro dai magheggi di Matteo Renzi, e la concretezza del Governo e di Giorgia Meloni, la quale evita di alimentare il teatrino della politica e interviene più che altro per comunicare al Paese le cose fatte dall’esecutivo. Certo, pur fuggendo dalle beghe da cortile, la premier si trova ogni tanto costretta a replicare ad attacchi sguaiati, spesso più personali che politici, e a sparate come quella recente di Stefano Bonaccini dinanzi ai quali, pur con tutta la buona volontà, non è davvero possibile rimanere in silenzio. Inoltre, la premier Meloni ha finanche l’obbligo di denunciare le contraddizioni di questa sinistra, che a volte strappa persino un sorriso tanto è tragicomica, ma che sarebbe pericolosa se si trovasse a governare l’Italia in un mondo complicato come l’attuale.

Tuttavia, ciò non significa affatto, come sostiene Elly Schlein, che il Presidente del Consiglio trascorra le sue giornate pensando solo al PD e al Movimento 5 Stelle. Nemmeno noi de La Voce del Patriota abbiamo il chiodo fisso delle sinistre, però riteniamo sia giusto, almeno ogni tanto, passare in rassegna le incoerenze e determinati vizi che arrivano da lontano dell’odierno campo largo, che riesce ad essere ben peggiore del vecchio Ulivo di Romano Prodi. Il Partito Democratico, le giravolte continue di Giuseppe Conte e l’estremismo palese di Alleanza Verdi e Sinistra, possono diventare un mix esplosivo nel caso di un loro ritorno, per quanto assai improbabile al momento, a Palazzo Chigi.

Stefano Bonaccini, sconfitto alle primarie PD del 2023 da Elly Schlein, è sempre stato descritto come l’alternativa moderata, responsabile, a vocazione maggioritaria, al massimalismo evidente da centro sociale dell’attuale segretaria piddina, ma con la sua convinzione esplicitata che la destra sia votata solo da ignoranti e poveracci, ha rilanciato la peggiore mentalità comunista e quel deteriore ed arrogante snobismo che caratterizzano la sinistra in Italia fin dai tempi antichi di Palmiro Togliatti, definito dai suoi compagni, non a caso, “Il Migliore”. Bonaccini si è distinto come degno capofila di quelli che si sentono gli unici depositari del giusto, della ragione, dell’onestà e della cultura, e ritengono tutto il resto impresentabile e demente. Poi, a sinistra si sorprendono del fatto che il popolo, magari gli operai e la famosa casalinga di Voghera, non voti più per il PD e si sia stufato alla grande di ascoltare i pippotti dei nipotini del PCI.

Stefano Bonaccini si è reso almeno ben riconoscibile come dem fasullo e comunista vero, mentre Giuseppe Conte è alla ricerca perenne di un’identità e fra un’abiura e l’altra magari riuscirà a breve a trovare la sua dimensione. Le svolte dovrebbero però essere spiegate un po’ meglio e, a dirla tutta, avrebbero bisogno, per essere credute, di dibattiti interni e congressi, ma dal M5S e dal suo capo non possiamo pretendere grandi travagli politico-culturali. Tuttavia, alla luce del suo riposizionamento recente anti-woke, Giuseppe Conte farebbe bene a fornire perlomeno qualche chiarimento sul comportamento del suo partito, che, in teoria, dovrebbe seguirlo nella ostilità verso il woke, a meno che non voglia trasformarlo in un leader in minoranza, di fatto esautorato. Il 4 giugno scorso, non secoli fa, il M5S ha annunciato in Senato il voto fermamente contrario alla legge sul consenso informato preventivo dei genitori per le attività di educazione sessuale nelle scuole, legge 104 del 2026 in vigore dal 7 luglio scorso. Se un domani, ma speriamo di no, il Movimento 5 Stelle e Conte dovessero governare, lascerebbero in vigore questa legge oppure no?

Il Movimento di Giuseppi ha votato contro la legge 169 del 2024, che ha trasformato in reato universale la maternità surrogata praticata all’estero. Oggi come la pensa l’anti-woke Conte e come la penserebbe nel caso di nuove responsabilità di governo? Lo Ius Scholae è sempre stato sostenuto dai pentastellati come primo impegno sull’integrazione e nella corrente legislatura la deputata M5S Vittoria Baldino ha presentato una proposta per richiederne l’approvazione urgente. Dopo la svolta contiana anti-woke, lo Ius Scholae è ancora una priorità per il Movimento 5 Stelle oppure no? Conte prova a fare il MAGA, ma dietro ha ancora un partito non anti, ma ultra-woke, che dovrà contorcersi non poco per seguire il proprio capo. Le contraddizioni sono così tante, nel M5S come nel PD di Elly Schlein, che potrebbero portare, in un ipotetico governo monstre di sinistra, a tagliare la testa al toro, ovvero, a prendere le peggiori decisioni di sinistra-sinistra, dalla sudditanza verso la Cina, le autocrazie e l’islamismo al massacro fiscale di famiglie e imprese, per tenere unita la baracca e mascherare le numerose lacune. 

Resta aggiornato

Invalid email address
Promettiamo di non inviarvi spam. È possibile annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.
Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Articoli correlati