Partecipano il ministro Valditara, le parlamentari di Fdi, Pd e Iv Mennuni, Malpezzi e Madia, il mons. Pesce e una delegazione di parlamentari dell’Australia, prima nazione al mondo a proteggere i minori attraverso l’accesso alle piattaforme limitato per i minori.
“Serve responsabilità da parte delle grandi piattaforme tecnologiche, nessun dubbio, perché non ci si può arricchire a discapito delle giovani e giovanissime generazioni. Serve un’alleanza che veda camminare insieme le famiglie, la scuola, la medicina, le associazioni e le Istituzioni dello Stato”.
E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia aprendo il dibattito ‘Connessione fragili: dipendenze digitali e nuove vulnerabilità’.
“Il momento storico è cruciale. Mentre a livello europeo si definiscono nuove norme e regolamenti più stringenti per proteggere i minori – imponendo limiti all’uso incontrollato dei social, con regole su trasparenza degli algoritmi e tutela dei dati personali – l’Italia sceglie non rimanere a guardare. Anzi, si è fatta avanguardia per la tutela dei minori che entrano nell’infosfera del web. Vogliamo raccogliere, con questo convegno e con le autorità presenti, il grido di allarme delle famiglie, di genitori disperati, consapevoli dei rischi della sovraesposizione dei loro figli ai social, ma privi di mezzi necessari per poter regolamentarne l’utilizzo. Le famiglie ci chiedono aiuto, specialmente quelle più vulnerabili e non possono essere lasciate sole di fronte a giganti economici e tecnologici che interi Stati fanno fatica a contenere.
Un ringraziamento particolare alle parlamentari Mennuni, Madia e Malpezzi per aver iniziato oltre un anno fa questa battaglia e aver costretto l’Unione europea a prendersi le proprie responsabilità visto che si tratta di sue competenze che in qualche modo limitano i poteri degli Stati nazionali. Nella speranza che tra tante direttive inutili vari subito questo regolamento guida per gli Stati nazionali.
“I dati clinici, medici e psicopedagogici ci parlano con chiarezza: l’esposizione eccessiva e precoce agli schermi, le dinamiche di dipendenza innescate da algoritmi studiati per catturare l’attenzione, stanno creando fragilità concrete, sono state spesso responsabili di patologie e anche di violenze omicidi e suicide”.
“Le famiglie vanno soccorse in questa battaglia impari per coadiuvarle nella difesa di bambini e ragazzi, utilizzati impietosamente anche come veicoli commerciali, la scuola può avere un ruolo più incisivo, le tecnologie possono diventare un valore aggiunto invece che un handicap”.




























