Solita bufera dell’ANPI su ebrei e Palestina. FdI: “Ha perso ogni credibilità”

Il copione lo conosciamo e, ancora una volta, sembra essere lo stesso: basta una legge che mette al centro il contrasto all’antisemitismo perché l’ANPI sollevi il solito polverone. Questa volta l’associazione dei partigiani, che combatte il fascismo morto e sepolto da più di 80 anni, ha deciso di scendere in piazza contro il ddl approvato dal Senato, denunciando presunti rischi per la libertà di espressione e di critica nei confronti di Israele. Una presa di posizione che, al di là delle dichiarazioni di principio contro l’antisemitismo, porta l’ANPI a schierarsi apertamente contro un provvedimento che punta a prevenire e contrastare l’odio antiebraico.

Lo ha fatto con un lungo comunicato con il quale ha annunciato la propria partecipazione al presidio del prossimo 9 settembre davanti a Palazzo Montecitorio. Nel comunicato, l’associazione sostiene che il provvedimento possa provocare una “gravissima lesione” delle libertà politica, culturale e accademica, arrivando a colpire le posizioni critiche nei confronti di Israele. Una lettura che l’ANPI accompagna con un lungo attacco alle politiche israeliane a Gaza, definite una “sistematica distruzione di un popolo”, e con l’accusa immancabile al governo italiano di essere complice di Israele e la richiesta, altrettanto immancabile, di riconoscere lo Stato di Palestina. “La posizione dell’ANPI sulla Palestina – scrivono i partigiani – si colloca in una visione coerente con i valori della Resistenza, dell’antifascismo e della Costituzione italiana: opposizione a ogni forma di colonialismo, apartheid e genocidio; difesa del diritto internazionale; solidarietà attiva con i popoli oppressi, lotta ad ogni forma di razzismo e discriminazione razziale”.

Il disegno di legge sull’antisemitismo, però, dice tutt’altro: introduce un sistema di prevenzione e contrasto dell’odio antiebraico basato soprattutto sulla definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Allo stesso tempo, stabilisce che restano tutelate la libertà di espressione, di critica politica, di riunione e di associazione, a tutela dell’articolo 3 della Costituzione. Il ddl riconosce poi il Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio e prevede una strategia nazionale di prevenzione. Sono previste iniziative nelle scuole, nelle università e per la formazione delle forze dell’ordine, oltre al monitoraggio dei fenomeni di odio online. Un provvedimento contro il quale si sono scagliati i più strenui difensori della causa palestinese. Non depone a favore dell’ANPI, ad esempio, la posizione di Francesca Albanese, che ha parlato di “rischio di vedersi puniti dallo Stato“: “È un decreto incostituzionale, puzza di incostituzionalità perché viola chiaramente il diritto alla libertà di espressione”.

È per questo che, al comunicato dell’ANPI, è seguito quello di Fratelli d’Italia: “L’ANPI getta la maschera. L’Associazione ha annunciato la propria adesione al presidio del 9 settembre contro la legge sull’antisemitismo, definendola una ‘gravissima lesione’ alla libertà politica. È falso. La legge non mette alcun bavaglio a nessuno: si può continuare a criticare liberamente le politiche di qualsiasi governo, incluso quello israeliano. Ciò che la norma punisce è l’odio razziale contro gli ebrei, non il dissenso politico. Sostenere il contrario significa usare un argomento falso per opporsi a una legge che serve solo a contrastare l’antisemitismo. Con simili prese di posizione l’ANPI dimostra di essersi ormai ridotta a una delle tante sigle dell’estrema sinistra e di aver perso ogni credibilità”.

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