Spagna, altro regalo di Sanchez agli immigrati: cittadinanza a 80mila sahrawi

Pedro Sanchez continua a fare della Spagna una porta d’ingresso privilegiata per l’Europa. Dopo l’innegabile mala gestio dei flussi diretti a Ceuta (che non è certo il punto di approdo, ma solo il ponte di lancio per l’Europa continentale), l’ultimo regalo del premier socialista arriva dal Congresso di Madrid, che ha approvato una legge destinata a concedere la cittadinanza spagnola ai sahrawi, ovvero coloro che sono nati nel Sahara Occidentale quando il territorio era ancora amministrato dalla Spagna, oltre che ai loro discendenti. Una misura raccontata come una “riparazione storica”, ma che rischia di diventare l’ennesima misura che invoglierà extracomunitari a giungere in Europa.

La norma, nel dettaglio, riguarda i sahrawi nati nel territorio prima del 29 settembre 1977 e i loro figli. Secondo le stime, i potenziali beneficiari diretti sarebbero almeno 80mila, ma c’è chi parla anche di 200mila destinatari. La procedura sarà gratuita e la domanda potrà essere presentata entro tre anni dall’entrata in vigore della legge, con la possibilità di una proroga di un ulteriore anno. Per dimostrare i requisiti potranno essere utilizzati certificati di nascita, documenti relativi alla precedente amministrazione spagnola, certificati scolastici, patenti spagnole, documentazione sanitaria e altri atti amministrativi, anche scaduti. Ed è proprio qui che si apre un problema tutt’altro che secondario: più sono numerosi i documenti ammissibili e più è complessa la verifica della loro provenienza. Ça va sans dire, il rischio di vedere presentati certificati falsi, risalenti a decine di anni fa, è elevatissimo. Per la cronaca: soltanto Vox ha votato contro al provvedimento; astenuti i popolari.

Il tutto accade mentre il consenso verso Sanchez continua a indebolirsi ogni giorno che passa, complice la terribile gestione della crisi migratoria. Gli ultimi sondaggi parlano di un vero e proprio ribaltamento rispetto alle scorse votazioni: Popolari e Vox insieme raggiungono il 50,2%, mentre il PSOE si ferma al 27,6%. L’intero blocco progressista, comprendendo PSOE e Sumar, arriva appena al 36,1%. Colpevole, come detto, una linea politica che gli elettori sentono sempre più distante dalle loro preoccupazioni, come accade, insomma, ogniqualvolta la sinistra si ritrova a governare. E l’immigrazione senz’altro pesa.

C’è però un dato che racconta un’altra storia. I numeri diffusi ieri da Frontex mostrano che nei primi otto mesi del 2026 gli attraversamenti irregolari delle frontiere dell’Ue sono diminuiti del 35% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel Mediterraneo centrale, la rotta che interessa l’Italia e che la unisce con il Nord Africa, il calo arriva addirittura al 55%, con soli 19.400 arrivi. Ed è dunque chiara la differenza tra due modelli: da una parte una Spagna che, mentre affronta una pesante crisi migratoria, continua imperterrita ad ampliare le possibilità di accesso alla cittadinanza; dall’altra l’Italia, che ha puntato sul controllo delle partenze, sulla cooperazione con i Paesi di transito, sui rimpatri e sul contrasto ai trafficanti. Nei primi otto mesi dell’anno gli arrivi via mare in Italia sono stati 19.562, contro i 42.693 dello stesso periodo del 2025. Numeri che dimostrano come la linea seguita dal Governo Meloni sta producendo risultati concreti: è il modello del controllo delle frontiere e della collaborazione con i Paesi di partenza che funziona. Mentre Sanchez continua a fare regali ai clandestini, a spese non solo dei cittadini spagnoli, ma potenzialmente di tutta Europa.

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