Spagna: crolla Sanchez, il pupillo della sinistra italiana. Maggioranza spaccata e sondaggi in calo per i socialisti

Crolla il pupillo della sinistra italiana. Quello che doveva essere il modello della svolta progressista in tutta Europa, si ritrova con una maggioranza spaccata, un Paese in protesta e dei sondaggi tutt’altro che favorevoli. Pedro Sanchez, insomma, è nei guai fino al collo, dopo che il Congresso spagnolo non ha approvato importanti provvedimenti contro l’emergenza abitativa, su cui si erano accese le manifestazioni di migliaia di persone che si sono riversate nei giorni scorsi nella capitale Madrid. A questo si aggiungano anche le proteste per la pessima gestione degli ingressi a Ceuta e ne viene fuori un quadro non proprio roseo per il socialista, preso a modello dal campo largo e da Elly Schlein. Ma si sa: ogni volta che la sinistra sceglie il suo pupillo, questo è destinato a cadere. Una sorta di maledizione tutta rossa che, questa volta, ha colpito il malcapitato Pedro.

La crisi della maggioranza di Sanchez ha raggiunto un punto di non ritorno quando il Congresso ha bocciato due decreti del governo sulla casa, aprendo alla possibilità di elezioni anticipate. Il primo provvedimento è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Decisivi sono stati i sette voti di Junts per Catalunya, che si sono aggiunti a quelli del Partito Popolare e di Vox. Il secondo decreto è stato bocciato con 184 voti contrari e 166 favorevoli. I due testi erano stati presentati per affrontare l’emergenza abitativa, con misure quali interventi sugli sfratti e sui contratti di locazione. Il governo aveva cercato fino all’ultimo di ottenere almeno l’astensione di Junts, invano. Sanchez, dal canto suo, è intervenuto in aula prima delle votazioni, chiedendo ai gruppi parlamentari di sostenere i provvedimenti, richiamando la situazione delle famiglie alle prese con l’aumento dei costi delle abitazioni. Ma anche questo appello è stato invano.

Gli avversari in Parlamento hanno dunque chiesto di convocare le elezioni. Alberto Núñez Feijóo, leader del Partido Popular, ha detto: “Per me, che convochi quando vuole; per la Spagna, che convochi quanto prima”. Il deputato ha quindi invitato il presidente del Governo a “mettere la data”, sciogliere le Cortes e “convocare gli spagnoli alle urne”. Una condizione di “instabilità” che viene criticata anche da Vox: Santiago Abascal ha invece chiesto elezioni trasparenti. “Sono sicuro che sia quest’uomo a organizzare tutto, non è normale ed è capace di qualsiasi tipo di inganno e sotterfugio pur di rimanere al potere”, ha detto il leader di destra.

Nel frattempo, fuori dal Parlamento sono proseguite le proteste legate all’emergenza abitativa. E, nel peggiore dei casi, la scadenza naturale della legislatura è fissata per il prossimo anno, nel 2027. Quindi, quand’anche Sanchez possa tentare di restare premier fino al termine del suo mandato, il ritorno alle urne è soltanto una questione di mesi. E i sondaggi non sono proprio rosei per la maggioranza uscente: le rilevazioni più recenti collocano il Partido Popular intorno al 32-34%, mentre il PSOE si attesta tra il 25 e il 27%. Vox viaggia invece intorno al 18%. Un’alleanza tra popolari e destra manderebbe facilmente Sanchez e i socialisti all’opposizione, con buona pace della sinistra italiana che, così, potrà contare su un alleato in meno in quella tanto agognata quanto sognata internazionale socialista.

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