Spin Time, il regalo è già stato fatto. Ora Gualtieri smantelli il camping di via Santa Croce in Gerusalemme

L’emergenza abitativa non può diventare un lasciapassare per chi occupa abusivamente e nemmeno un privilegio pagato dai romani

C’è una domanda che il sindaco Roberto Gualtieri dovrebbe avere il coraggio di affrontare: che messaggio sta mandando questa amministrazione a migliaia di romani che aspettano da anni una casa attraverso i percorsi ordinari e le graduatorie pubbliche?

Perché la vicenda Spin Time rischia di produrre un paradosso clamoroso.

Da una parte ci sono famiglie e cittadini che rispettano le regole, presentano le domande, aspettano il proprio turno e cercano, spesso per anni, una soluzione abitativa attraverso gli strumenti previsti dal Comune. Dall’altra ci sono persone che hanno vissuto all’interno di uno stabile occupato abusivamente e che oggi, dopo mesi di mobilitazione, proteste e presidio di una strada pubblica, ottengono una sistemazione d’emergenza.

Se così stanno le cose, siamo davanti a un precedente politico molto pericoloso: occupare prima, protestare dopo e ottenere infine una soluzione abitativa sostenuta dalla collettività.
Sono queste le famose politiche abitative che Gualtieri vuole portare avanti su Roma?

E c’è un altro elemento che rende la vicenda ancora più surreale: le pretese avanzate durante la mobilitazione sarebbero arrivate fino alla richiesta di una sistemazione in centro. Una pretesa che avrebbe davvero dell’incredibile.

E a pagare, naturalmente, sarebbero i romani.
Non basta dire che “l’emergenza è stata risolta”.

Bisogna spiegare come è stata risolta e soprattutto se è stata rispettata la parità di trattamento con tutti gli altri cittadini che hanno bisogno di una casa.
Perché l’emergenza abitativa è un problema reale e drammatico. Ma proprio per questo non può essere utilizzata come strumento per premiare chi ha scelto la strada dell’occupazione abusiva.

E qui arriviamo all’altra grande contraddizione di questa vicenda.

Se tutti i residenti hanno trovato una sistemazione d’emergenza, come comunicato dagli stessi rappresentanti di Spin Time, per quale ragione deve continuare il presidio di via Santa Croce in Gerusalemme?

Che cosa rappresenta oggi quel presidio?
Un luogo di solidarietà? Una protesta? Una forma di pressione politica?

Qualunque sia la risposta, non può diventare una giustificazione per mantenere una strada pubblica trasformata da quasi due mesi in quello che ormai appare come un vero e proprio camping urbano.

E qui Gualtieri deve smettere di prendere tempo e prendere una decisione

Il sindaco non può essere forte con i cittadini che rispettano le regole e accomodante con chi occupa lo spazio pubblico. Non può chiedere sacrifici ai romani e contemporaneamente tollerare situazioni che producono disagi ai residenti, ai commercianti e a chi deve semplicemente attraversare quel quartiere.

Via Santa Croce in Gerusalemme non è una proprietà privata. È una strada della città e deve tornare ai cittadini, a tutti i cittadini, non solo quelli che vuole Gualtieri.

Il Comune deve quindi fare una cosa molto semplice: smantellare il camping di Santa Croce in Gerusalemme e restituire immediatamente la strada alla libera circolazione.

La solidarietà non è in discussione. L’assistenza a chi è realmente in difficoltà nemmeno.

Quello che non possiamo accettare è che l’assistenza diventi privilegio, che l’occupazione diventi titolo di merito e che le regole diventino elastiche a seconda di chi protesta più forte.

Roma ha bisogno di una politica abitativa seria, non di scorciatoie.

E soprattutto ha bisogno di un sindaco che ricordi una cosa elementare: prima di tutto vengono i romani che rispettano le regole.

Adesso Gualtieri faccia almeno il suo dovere: chiuda il camping, liberi via Santa Croce in Gerusalemme e restituisca quella strada ai romani.

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