Super El Niño, il pianeta entra nella zona di pericolo: cos’è il fenomeno e perché il 2027 può diventare l’anno più caldo della storia

Il pianeta si prepara ad affrontare uno degli eventi climatici più intensi degli ultimi decenni. Le Nazioni Unite e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale hanno lanciato un allarme senza precedenti: il Super El Niño, alimentato da un Pacifico eccezionalmente caldo e amplificato dal riscaldamento globale provocato dalle attività umane, potrebbe protrarsi fino ai primi mesi del 2027, aumentando il rischio di ondate di calore record, siccità, incendi, alluvioni e precipitazioni estreme in numerose regioni del mondo. Secondo gli esperti, non si tratta di un fenomeno creato dalla crisi climatica, ma di un’oscillazione naturale che oggi agisce come un potente moltiplicatore degli effetti dei gas serra già presenti in atmosfera. El Niño è un ciclo climatico naturale osservato da secoli e prende il nome dai pescatori del Perù, che notarono un anomalo riscaldamento delle acque del Pacifico in prossimità del Natale, chiamandolo “El Niño de Navidad” in riferimento al Bambino Gesù.

Il fenomeno nasce quando gli alisei, i venti che normalmente spingono le acque calde verso l’Asia, si indeboliscono o cambiano direzione: il calore accumulato nel Pacifico equatoriale centrale e orientale viene così rilasciato nell’atmosfera, modificando la circolazione dei venti e delle perturbazioni su scala planetaria. Si manifesta in media ogni due-sette anni, dura dai nove mesi a oltre un anno e alterna la propria presenza a La Niña, la fase opposta caratterizzata dal raffreddamento delle stesse acque oceaniche. Per definizione, si parla di El Niño quando la temperatura superficiale del Pacifico aumenta di almeno 0,5 gradi rispetto alla media per almeno cinque mesi consecutivi, ma l’evento attuale presenta anomalie comprese tra +1,5 e +2,5 gradi, valori che gli scienziati considerano eccezionali. È proprio questa intensità ad aver spinto il segretario generale dell’ONU António Guterres ad affermare che «il pianeta si trova in acque inesplorate», mentre la WMO assegna una probabilità vicina al 100% che il fenomeno rimanga attivo fino a febbraio 2027.

Il punto centrale è distinguere chiaramente due concetti spesso confusi: El Niño è un fenomeno naturale, mentre il riscaldamento globale ha origine prevalentemente antropica. Dalla Rivoluzione Industriale la combustione di carbone, petrolio e gas ha immesso enormi quantità di anidride carbonica e metano nell’atmosfera, facendo aumentare la temperatura media terrestre a una velocità mai registrata nella storia recente del pianeta. Questo riscaldamento accelera inoltre una serie di meccanismi di retroazione positiva: la fusione dei ghiacciai riduce l’effetto albedo, cioè la capacità della neve di riflettere la luce solare, lasciando spazio a rocce e oceani più scuri che assorbono ulteriore calore; il disgelo del permafrost libera metano, la scomparsa dei ghiacciai diminuisce le riserve naturali d’acqua che alimentano i fiumi durante l’estate. Il risultato è un sistema climatico sempre più instabile, nel quale El Niño aggiunge ulteriore energia a un’atmosfera già surriscaldata. Le conseguenze sono già visibili in tutto il mondo. In Sud America aumentano le probabilità di piogge torrenziali e inondazioni, mentre Australia, Indonesia e parte dell’America Centrale rischiano lunghi periodi di siccità e una stagione degli incendi particolarmente aggressiva. In India l’indebolimento dei monsoni mette sotto pressione l’agricoltura e la sicurezza alimentare, mentre il Programma Alimentare Mondiale stima che circa 50 milioni di persone possano essere esposte al rischio di fame acuta a causa degli effetti combinati di siccità e raccolti compromessi. 

Nel Pacifico la temperatura elevata dell’oceano favorisce anche la formazione di uragani più potenti: la presenza contemporanea di tre cicloni tropicali di grande intensità è stata definita dagli studiosi un evento raro, reso possibile proprio dall’eccezionale calore delle acque. Tra le aree più vulnerabili c’è anche l’Himalaya, il cosiddetto Terzo Polo della Terra, che custodisce la più grande riserva di ghiaccio del pianeta dopo le regioni polari. Qui il riscaldamento procede a una velocità superiore alla media globale e i ghiacciai perdono massa a un ritmo quasi doppio rispetto ai primi anni Duemila. Gli esperti ritengono che un Super El Niño possa favorire estati ancora più calde, accelerare la fusione dei ghiacci e aumentare l’instabilità di pendii e laghi glaciali, anche se il legame con singoli eventi catastrofici, come le recenti alluvioni tra Nepal e Tibet, non è ancora stato dimostrato scientificamente. Anche l’Europa non resterà immune, sebbene gli effetti siano meno diretti rispetto alle regioni tropicali. Attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche, le modifiche della circolazione nel Pacifico possono alterare la corrente a getto atlantica, favorendo lunghi periodi di blocco atmosferico alternati a precipitazioni molto concentrate. 

Per l’Italia gli scenari più probabili indicano un autunno e un inverno più miti della media, con temperature elevate e un Mediterraneo sempre più caldo, capace di fornire enorme energia alle perturbazioni. Questo significa maggiore probabilità di nubifragi, bombe d’acqua e alluvioni improvvise dopo mesi di siccità, con terreni ormai incapaci di assorbire rapidamente l’acqua. L’agricoltura italiana è tra i settori più esposti: il caldo estremo dell’estate ha già provocato danni economici miliardari, riducendo le rese di grano, vite, ulivo e numerose colture, mentre la progressiva mediterraneizzazione dei fiumi alpini sta trasformando il loro comportamento idrologico. In passato neve e ghiacciai garantivano un rilascio graduale d’acqua durante l’estate; oggi, con temperature sempre più elevate, la neve si scioglie troppo presto e i corsi d’acqua dipendono quasi esclusivamente dalle piogge, alternando piene improvvise a lunghi periodi di magra. Le previsioni per il 2027 delineano dunque uno scenario preoccupante: se il Super El Niño raggiungerà davvero la massima intensità prevista, il prossimo anno potrebbe stabilire nuovi record assoluti di temperatura globale e avvicinare stabilmente il superamento della soglia di 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale, il limite individuato dagli Accordi di Parigi oltre il quale aumentano sensibilmente i rischi di cambiamenti irreversibili negli ecosistemi terrestri. Per questo la comunità scientifica insiste su un doppio messaggio: prepararsi con sistemi di allerta sempre più efficaci per proteggere popolazioni e territori, ma soprattutto accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra, perché è proprio l’interazione tra un fenomeno naturale come El Niño e il riscaldamento causato dall’uomo a rendere questa fase climatica così eccezionale e potenzialmente pericolosa.

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Manuela Cunsolo
Manuela Cunsolo
Laurea magistrale in Giurisprudenza, vive a Catania dove attualmente svolge la Pratica forense presso uno studio penale. Alle scuole superiori ha iniziato a fare volontariato in uno dei quartieri disagiati della sua città dando lezioni di doposcuola ai bimbi. Sempre il suo amore per i bambini l'ha spinta a diventare volontaria Abio presso i reparti di pediatria generale, oncologica e broncopneumologia del Policlinico di Catania per circa 10 anni. Il suo sogno è di diventare un avvocato penalista e una mamma.

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