Tutte le falsità sulla richiesta di Referendum abrogativo per introdurre i corsi di educazione sessuale nelle scuole

E’ portare l’educazione sessuale nelle scuole senza il consenso dei genitori, nello specifico nelle scuole dell’infanzia e nella primaria, l’unico obiettivo di coloro che sostengono il referendum abrogativo della legge 104 del 9 giugno 2026, meglio nota come ‘legge Valditara’.  Celarsi dietro la necessità di contrastare il contrasto alla violenza di genere, che secondo gli stessi oggi non sarebbe garantita nelle scuole per via della suddetta legge, è una pura falsità smentita facilmente dai fatti e dai numeri. E allora diventa necessario ripristinare la verità.

Partiamo dai dati diffusi dal Ministero dell’ Istruzione: sono 2.322 su 2.678 (l’86,7%) le scuole che hanno già attivato percorsi di contrasto alla violenza di genere e l’87,4% di questi percorsi è curricolare, cioè integrato stabilmente nei programmi.

Non solo, per la prima volta, ‘Indire’ (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) ha avviato un programma strutturale di formazione per gli insegnanti. E’ infatti proprio questo aspetto uno dei pilastri del cambiamento in corso nella scuola voluti dal Ministero e che i suddetti ‘attivisti’ non menzionano : per la prima volta i docenti italiani vengono formati specificamente su come affrontare in classe i grandi temi dell’educazione al rispetto e del contrasto alla violenza di genere.

Qual è dunque il punto sul quale costoro si strappano stanno raccogliendo le firme per proporre l’abrogazione della legge Valditara? La risposta è semplice : l’introduzione dell’obbligo di consenso informato preventivo. Quest’ultimo prevede nelle scuole medie e superiori il consenso scritto dei genitori per partecipare ad attività didattiche o extracurriculari su temi legati alla sessualità, e  il loro svolgimento non è previsto nelle scuole dell’infanzia e nella primaria. Ecco, questo consenso richiesto alle famiglie è un fatto che  ‘gli attivisti’ proprio non accettano. D’altronde il metodo che vorrebbe proseguire a portare avanti è noto, lo abbiamo visto negli anni passati assistendo all’ingresso incontrollato nelle scuole materne ed elementari di libri di testo, giochi e linguaggi che ribaltassero il tema dell’identità di genere. Perché per loro l’unico diritto deve essere quello delle varie associazioni di entrare nelle scuole nei modi e con i linguaggi che vogliono per imporre la propria ideologia, ma non quello dei genitori di scegliere come e quando i propri figli debbano approcciare a temi eticamente sensibili. Tutto qui.  Non c’entra nulla il contrasto alla violenza e ai femminicidi, dato che le nuove linee guida ministeriali prevedono corsi obbligatori (senza il bisogno di consenso informato, per essere chiari) sui temi quali:  l’educazione al rispetto verso l’altro, chiunque esso sia, qualunque siano le sue scelte sessuali; l’educazione alle relazioni corrette e sane; l’educazione all’empatia; il contrasto alla violenza di genere e, infine,  l’educazione sessuale in senso biologico che comprende la conoscenza del corpo, lo sviluppo puberale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Mentre è richiesto il consenso informato per corsi che prevedano le cosiddette “teorie gender” che mirano alla decostruzione dell’identità maschile e femminili e/o approcci che superano l’identità binaria a favore di “una pluralità tendenzialmente indefinita di generi”. Perché, come ha spiegato il ministro Valditara: “Non vogliamo che a bambini di 6 o 7 anni si insegnino teorie che possano creare confusione nella loro mente e sulla loro identità. Per i ragazzi più grandi saranno le famiglie a decidere se affrontare queste tematiche, ma con esperti e scienziati, non con propagandisti”. 

Perciò i promotori del referendum siano chiari e rispettino sia le persone che hanno firmato la petizione sia chi non la ha fatto ma si trova inondato di informazioni fuorvianti: se il contrasto alla violenza di ogni genere nella scuola non solo è garantita ma per la prima volta  diventa strutturale il suo insegnamento con la formazione specifica degli insegnanti, perché si chiede l’abrogazione della legge Valditara? Siano chiari nel dire perché non accettano il consenso informato richiesto alle famiglie e abbiano, inoltre, l’onestà di rendere pubblici i programmi che invece vorrebbero affrontare a scuola: solo così capiremo quale è davvero il loro ‘progetto formativo’ e quanti genitori lo condividono. 

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