Spin Time, uno dei tanti centri sociali occupati a Roma, torna alla ribalta e mette l’amministrazione comunale di Roberto Gualtieri in un’imbarazzante situazione politica e gestionale.
Il 29 luglio un incendio, sviluppatosi probabilmente a causa di un corto circuito del quadro elettrico, ha reso necessario lo sgombero dell’edificio, seguito, poche ore dopo, dal suo sequestro.
L’inevitabile conseguenza è che i circa quattrocento abitanti abusivi dello stabile, per lo più stranieri e mai censiti, da giorni dormono in strada dentro tende di fortuna, bambini compresi.
Mentre i movimenti per l’abitare (e il solito circuito culturale progressista) sbraitano chiedendo il rientro delle famiglie nello stabile, si sta giocano una battaglia politica all’ultimo sangue fra il Comune, che sembrerebbe voler cedere alle richieste degli occupanti acquistando lo stabile, e le forze di opposizione in Campidoglio che, al contrario, chiedono l’immediata dislocazione delle famiglie in altre case popolari (dopo un censimento serio e solo quelle in reale difficoltà socio-economica) e la definitiva restituzione del palazzo ai proprietari.
Ma la Capitale d’Italia, com’è arrivata a questa allucinante situazione?
Protetti e coccolati: nel 2013 Action la occupa, nel 2019 un Cardinale li salva, nel 2021 Gualtieri ci apre la campagna elettorale.
Lo stabile di Via Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore del Rione Esquilino, per anni sede dell’Inpdap e di proprietà del fondo di investimenti immobiliari “Investire Sgr”, è stato occupato nell’ottobre del 2013 da Action, storico movimento di sinistra resosi più volte protagonista di occupazioni a scopo abitativo. Con il passare degli anni, gli uffici dello stabile (10 piani e 21 mila mq), sono stati abusivamente riconvertiti in appartamenti, col tempo progressivamente popolati fino ad arrivare ai numeri di oggi: più di quattrocento inquilini di oltre venticinque nazionalità differenti. Per la sinistra è un laboratorio multietnico, per tutti gli altri il regno dell’illegalità, fatto di occupanti irregolari, abusivismo e degrado.
Per anni mai un soldo versato alla proprietà, neanche a titolo puramente simbolico, e mai un’utenza pagata. Da qui la prima crisi: il 6 maggio 2019 il gestore dell’utenza elettrica procedette con il distacco della fornitura a fronte di un debito di circa 300.000 euro. Dopo sei lunghi giorni di polemiche, il Cardinale Konrad Krajewsky, elemosiniere del Papa, si prese la responsabilità di riallacciarla e la crisi sembrò superata, con buona pace dell’allora Sindaco di Roma Virginia Raggi.
Rinvigoriti dalle barricate ideologiche che li hanno nuovamente tutelati, dal 2019 in poi gli occupanti di Via Santa Croce hanno messo in cantiere nuovi progetti che con il diritto all’abitare non hanno un bel niente di niente a che fare: dal teatro alla redazione di un giornalino, fino all’apertura di un’ Osteria Popolare gestita, tra l’altro, non si sa con quali permessi e autorizzazioni igienico-sanitarie.
Paradosso dei paradossi fu proprio la sinistra a scegliere Spin Time nel 2021 come luogo del primo confronto tra i suoi sette candidati alle primarie, con un entusiasta Roberto Gualtieri che rispondeva alle polemiche ribadendo “il dovere di realizzare un patto per la legalità e diritto all’abitare”.
Patto che però la sua amministrazione non sembra aver sugellato, lasciando la situazione nell’incertezza e nell’incuria e aprendo la strada a nuovi scenari problematici.
21 milioni di euro di risarcimento sulle spalle dei contribuenti e adesso Gualtieri lo vuole comprare.
Ed è così che anni di sciatteria e malcelata connivenza istituzionale con gli occupanti alla fine ha presentato il conto: per il danno causato dall’occupazione di Spin Time, il 18 dicembre 2025 il Tribunale di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire con 21 milioni di euro la società “Investire Sgr” proprietaria dell’immobile, oltre a 207 mila euro di maggiorazione per ogni mese di perpetrata occupazione a partire da gennaio 2026. Soldi dei contribuenti, tanto per cambiare, che potevano essere investiti in servizi e che invece volano via per saldare il conto di chi ha vissuto con prepotenza e nell’illegalità per anni.
Non si è proceduto allo sgombero nemmeno dopo questa sentenza. Per arrivare all’allontanamento degli occupanti e al sequestro dell’immobile si è dovuta sfiorare la tragedia dello scorso martedì, con un principio di incendio che avrebbe potuto costare alla città anche morti o feriti.
Ma nemmeno adesso che Spin Time è vuoto il Sindaco sembra demordere, presentando una proposta di acquisto dello stabile, sempre a carico dei cittadini, al fine di far rientrare il prima possibile gli occupanti nello stabile.
Nel frattempo la stragrande maggioranza di romani lavorano ventre a terra per pagarsi l’affitto o il mutuo, o aspettano pazienti lo scorrere lento delle graduatorie per avere una casa popolare, perché nella Roma progressista funziona così: paga la prepotenza, paga la vicinanza politica e ideologica a certa sinistra. L’onesta, quella vera, viene ripagata solo con un’amara risata.



























