Westminster allo sbaraglio: scenario della ancora indefinito

L’attuale situazione britannica sembra ormai precipitare di più giorno dopo giorno. Ieri sera Westminster ha confermato la sua posizione contro il ,  come aveva gà espresso precedentemente, portando ad un nuovo voto in serata. Tuttavia, ciò non significa assolutamente che l’ipotesi di un non sia più in campo; infatti, l’Atto di revoca dall’Unione del 2018 stabilisce che la abbandonerà automaticamente l’Ue il 29 marzo, a prescindere dalla situazione contingente. Ovviamente, per far sì che questo non accada è necessario modificare la legge. E ottenere, d’altra parte, il consenso dei 27 per questa possibile estensione della .
Il parlamento inglese sembra mantenere due punti fermi, o per meglio dire di stallo: da un lato, rifiuta in qualunque circostanza e in qualsiasi momento di uscire dall’Ue senza un accordo, ma dall’altro continua ad opporsi ad ogni possibilità proposta dalla May in concertazione con Bruxelles.
Ma su cosa voteranno oggi i membri del parlamento britannico? Poiché anche il nuovo accordo proposto dalla May non ha trovato il favore dei suoi colleghi , questa sera si voterà una mozione per estendere la scadenza del 29 marzo e dunque raggiungere un accordo sulla , mantenendo due possibilità: un rinvio breve (fino a giugno) e uno più lungo (forse addirittura di un anno).
Ma ciò che oltretutto preoccupa,  al di là della situazione critica interna, è come reagirà l’Unione in questo nuovo scenario. E’ da tempo che si respira un’aria pesantissima contro Londra: alle porte ci sono le elezioni europee e con il continuo caos in merito alla questione , non sa più quale atteggiamento assumere, e non può far altro che sperare che tale situazione di impasse si sblocchi nel più breve tempo possibile.
Anche l’opinione pubblica sembra risentire del caos che si vive nella Camera dei Comuni negli ultimi tempi: sulla rete c’è chi ha addirittura accusato il parlamento di non rappresentare più il popolo che lo ha eletto.  E stante l’insieme di tutte queste incertezze, dei continui rinvii, dell’insistente approccio negativo contro qualsiasi proposta, si ha effettivamente la sensazione che esista una chiara non volontà di proseguire nel processo di uscita dalla gabbia europea; a questo punto dovremmo forse aspettarci un nuovo referendum che produca  il risultato sperato dai perbenisti filoeuropei?

 

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