La premier Giorgia Meloni è intervenuta con un videomessaggio all’evento “La Piazza” di Affaritaliani.it, che si tiene a Ceglie Messapica, Puglia. La numero uno di Palazzo Chigi è molto affezionata a questo luogo e alla Valle d’Itria, e avrebbe voluto partecipare di persona alla kermesse, ma degli impegni istituzionali le hanno consentito di fare solo un videomessaggio. In ogni caso, il Presidente del Consiglio ha desiderato anzitutto ribadire quanto il Sud Italia rappresenti una priorità per il Governo e ha poi ricordato i buoni risultati prodotti nel Mezzogiorno dalla ZES, (Zona Economica Speciale). La ZES, una soluzione basata su semplificazioni burocratiche e fiscali, ha finora generato nelle Regioni meridionali interessate un giro d’affari da 60 miliardi di euro e ha comportato per il Sud una crescita economica maggiore rispetto alla media nazionale. Adesso, questo è stato in sostanza l’annuncio che la premier ha voluto fare attraverso l’appuntamento pugliese di Affaritaliani.it, il Governo intende ampliare i meccanismi della ZES in tutto il territorio nazionale. Al momento, le Regioni coinvolte sono dieci, (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria), e compongono la cosiddetta ZES unica, entrata in vigore il 1° gennaio del 2024 per decisione del Governo Meloni, che ha unificato le zone “speciali” frammentate previste dagli esecutivi Gentiloni e Draghi, e aggiunto, nel 2025, Umbria e Marche. Essere un’area ZES significa poter utilizzare lo sportello unico digitale e richiedere una sola autorizzazione che consente di avviare nuovi investimenti in tempi burocratici dimezzati rispetto alla normale prassi. La ZES unica prevede crediti di imposta per le imprese che investono nei territori “speciali” e in particolare, vi è un credito di imposta per investimenti in beni strumentali e per l’acquisto di immobili si applica un credito di imposta per un massimo del 50% del valore complessivo. Confindustria parla di miliardi di investimenti diretti a metà 2026 e ricadute occupazionali nell’area ZES di circa 25mila nuovi posti di lavoro. Rendere tutta l’Italia Zona Economica Speciale trasformerebbe la Nazione e ne accelererebbe lo sviluppo economico, sociale, occupazionale. Lo sappiamo da sempre, tasse e burocrazia sono state i principali malanni del Paese e i lacci e lacciuoli delle scartoffie eccessive e dei tempi biblici hanno costituito finora, non solo una esasperazione morale, ma un vero e proprio costo per le imprese e il privato cittadino. Le imprese sono costrette a pagare del personale che si occupi solo della burocrazia, che di per sé non è produttiva, e il cittadino e il lavoratore autonomo, non disponendo di staff e collaboratori, devono perdere ore di lavoro allo sportello. Certo, non si può accantonare il tema importantissimo del peso del fisco, che deve subire una riduzione graduale ad ogni Manovra economica, proprio come sta facendo il Governo Meloni dal 2022, ma se tutta l’Italia inizia a diventare più semplice e meno burocratica di fronte agli investimenti, si compie già un deciso passo in avanti verso una Nazione che non è più ostile alla intrapresa e al lavoro. Il Governo Meloni dà priorità al Sud, perché dimenticato e maltrattato a lungo, ma lavora, e qui si comprende il perché dell’intenzione di estendere la ZES in tutto il territorio nazionale, affinché l’Italia nel suo complesso torni ad essere competitiva e coesa, anche a livello economico e sociale.




























