Banche, sui Mifid incomprensibili interviene FDI a tutela dei risparmiatori.

Mifid falsificati, nella migliore delle ipotesi incomprensibili. E la truffa è sempre dietro l’angolo. Ciò che è successo dentro l’istituto di Banca Etruria la dice lunga su quello che, a grandi linee, succede in molte banche italiane. L’istituto aretino aveva persino falsato i risultati del questionario Mifid di moltissimi clienti per poter vendere loro strumenti complessi.
In questo modo i clienti, che non hanno dato alcuna autorizzazione alla modifica e non hanno mai dichiarato di essere pronti a rischiare i loro soldi in vista di un potenziale guadagno, risultavano responsabili della scelta azzardata.
Per questi motivi la procura di Arezzo aperì un’indagine per truffa sull’intera filiera di emissione di obbligazioni subordinate acquisendo il prospetto depositato in Consob il 22 aprile 2013 e approvato dall’autorità di vigilanza.
Il sistema bancario italiano ha ancora molta strada da fare per quanto riguarda la trasparenza nei confronti degli investitori finali e nonostante i primi default bancari la politica non è ancora intervenuta in nessun modo a tutela dei risparmiatori.
Un recente studio a cura del Politecnico di Milano ha esaminato la qualità dell’informativa fornita da 18 grandi operatori finanziari ai clienti con risultati imbarazzanti.
Se l’obiettivo della direttiva Mifid2 (che doveva entrare in vigore già nel 2018) era quello di rendere consapevoli i risparmiatori degli oneri ed rischi che gravano sul loro investimento, le banche hanno fatto di tutto – ma proprio di tutto – per non raggiungerlo.
La ricerca ha infatti portato a galla alcuni aspetti decisamente interessanti sul tema. Ad esempio in 3 casi su 4 nella documentazione fornita dalla banca non ci sarebbero tutte le informazioni raccomandate dalla MIFID 2.
Oltre a non essere stati tempestivi nell’invio, gli intermediari, come rileva lo studio, hanno alla fine inviato documenti poco chiari e in alcuni casi illeggibili, non focalizzando la comunicazione esclusivamente sui costi, che spesso sono stati inseriti in copiose pagine per nasconderli, con l’uso di termini di non immediata comprensione.
Spesso le informazioni importanti per l’investitore sono diluite in decine di pagine. Per non destare troppo l’attenzione del cliente – con l’intento di indurlo a cestinare la posta – più della metà del campione di banche analizzato non ha neanche inserito la parola “costi” o “oneri” nell’intestazione del documento.
Ma siamo davvero sicuri che la Mifid II, se applicata, semplifichi le cose per il risparmiatore? accrescere le informazioni a volte non significa semplificarle, quindi potrebbe sortire un effetto contrario.
Dopo l’ennesimo default bancario ritengo che la politica debba per forza occuparsi di questo tema. Non si può intervenire esclusivamente quando i giochi sono stati fatti, magari progettando salvataggi di Stato. Occorre tutelare i risparmiatori rendendoli consapevoli, tutelando così soprattutto le persone più soggette alle truffe.
Una soluzione potrebbe essere quella di Obbligare le banche ad una mifid davvero semplificata e comprensibile sarebbe davvero un passo importante nella tutela del risparmiatore.
Ovvio, non sarà semplice:, ci saranno mille resistenze: naturale che il mondo bancario desideri mantenere un gregge così facile da tosare nella sua ignoranza. Ma la politica a questo punto non può più trascurare il problema, magari con una direttiva nazionale che obblighi le banche ad una informativa semplice ed immediata al risparmiatore, che non superi le due pagine e sia realizzata con linguaggio comprensibile.
Letizia Giorgianni
Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it

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