Standing Ovation per Giorgia al Meeting di Rimini
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto un ritorno trionfale al Meeting di Rimini. L’ultima sua partecipazione era datata 2022, prima dell’insediamento a Palazzo Chigi. Al suo arrivo, l’accoglienza è stata incredibilmente calorosa: applausi scroscianti e cori, un entusiasmo palpabile. Un clima che raramente si riserva a un leader politico in un contesto tradizionalmente pluralista come quello del Meeting.
Emozionata, Giorgia si è commossa prima del suo intervento, mentre Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, le rivolgeva parole che resteranno impresse: “Anche chi non condivide, caro Presidente, il suo orientamento politico, deve riconoscere che lei sta rappresentando il suo governo a livello europeo e internazionale con grande senso di responsabilità, coraggio, sincerità e affidabilità.”
Queste parole racchiudono un ritratto nitido: Giorgia Meloni non è soltanto il leader di un governo di destra, ma è ormai vista da molti come la figura che incarna la credibilità dell’Italia in Europa e nel mondo. Credibilità che, negli anni passati, all’estero è stata spesso smarrita, grazie ai governi di Sinistra che si sono alternati.
Prodi affonda Schlein!
Dall’altra parte dello schieramento, il clima è ben diverso. La sinistra appare confusa, spaesata, incapace di trovare una rotta. E il giudizio più severo non arriva dalla “brutta e cattiva” destra, ma da uno dei padri fondatori del Centro-Sinistra: Romano Prodi.
In un’intervista a Repubblica, l’ex Premier ed ex Presidente della Commissione europea ha sparato a zero contro Elly Schlein e la Sinistra. Le sue parole sono lapidarie: “Il centrosinistra cosa dovrebbe fare in Italia per fermare questa deriva (riferendosi ad una fantomatica “deriva anti-democratica”, portata avanti dalla Destra)? Esistere. Basterebbe questo.”
Come se non bastasse, Prodi ha poi aggiunto: “Potrebbe esistere perché il malcontento nei confronti del governo è crescente. Ma senza un’opposizione, il governo può fare qualsiasi cosa e vince sempre. L’incertezza allontana l’elettore.”
E infine, l’affondo che ha fatto più male: l’opposizione odierna non è altro che “un venticello fastidioso, ma innocuo”.
Schlein si ritrova così rimproverata non da un avversario, ma da uno dei “suoi”, e non da un nome qualsiasi, bensì da uno dei leader più importanti del Centro-Sinistra degli ultimi trent’anni.
La vera differenza tra Meloni e Schlein
In meno di una settimana abbiamo assistito a due scene diametralmente opposte:
- da un lato, Giorgia Meloni accolta da una standing ovation e parole di stima;
- dall’altro, Elly Schlein messa all’angolo da uno dei suoi storici riferimenti, che certifica la totale inconsistenza dell’opposizione.
Il risultato è evidente: Meloni continua a crescere in autorevolezza e consenso, mentre la segretaria del PD naviga a vista in un mare in tempesta, incapace di incarnare la leadership che il suo partito ancora starà cercando – evidentemente.
Insomma mentre Meloni brilla, Elly è al buio.
Italia protagonista, sinistra assente
Il quadro politico restituisce l’immagine di un Paese che ha ritrovato stabilità e una leader capace di rappresentarlo con serietà e fermezza a livello internazionale. Giorgia Meloni non solo ha consolidato il suo ruolo in patria, ma ha riportato l’Italia al centro dello scacchiere internazionale, guadagnando rispetto anche da chi la osteggia.
La sinistra, invece, è ferma, ripiegata su se stessa, incapace di proporre soluzioni alternative concrete. Tra divisioni interne, nostalgie ideologiche e continue liti sulle poltrone, appare come un’opposizione fantasma: rumorosa sui giornali, irrilevante nella realtà.