Governare un Ente locale e decentrato, sia esso un Comune, di grandi o piccole dimensioni, oppure una Regione, presuppone in primo luogo il dovere di amministrare in modo pragmatico e pratico la gestione di un territorio e l’erogazione di servizi al cittadino. Non è un caso che i Sindaci e i presidenti di Regione vengano definiti amministratori e si parli di elezioni amministrative quando occorre rinnovare i consigli comunali e regionali e i mandati dei primi cittadini e dei governi regionali. Certo, un Sindaco appoggiato da una coalizione di centrodestra sarà sempre diverso da un primo cittadino che si trova alla guida di un’alleanza di centrosinistra, ma a livello locale deve comunque prevalere la buona amministrazione quotidiana a favore di tutti i residenti, di destra e di sinistra, sulle posizioni dei referenti, diciamo così, della politica romana.
Abbiamo notato che i Sindaci del Partito Democratico o comunque sostenuti da schieramenti di centrosinistra fanno invece l’esatto contrario. Prima piazzano o cercano di piazzare le bandierine ideologiche dei loro partiti nazionali di riferimento e della loro identità politica, poi, forse, pensano a risistemare le strade e i parchi, alla sicurezza nei quartieri, al decoro urbano delle loro città e all’efficienza dei servizi pubblici. Tanti amministratori di sinistra si sono distinti finora soprattutto per scelte ideologiche e prese di posizione che riguardano invece la politica nazionale. Pensiamo, per esempio, al Governatore PD della Toscana Eugenio Giani, il quale ha spinto il consiglio regionale a legiferare sul fine vita, materia questa, che è di pertinenza assoluta del Parlamento. Grazie agli ultimi due Sindaci di sinistra, Giuliano Pisapia prima e Giuseppe Sala dopo, la piazza del Duomo di Milano è stata più volte occupata dalle preghiere dei musulmani, che non hanno solo pregato, ma compiuto atti illegali, e ciò, nel nome del ben noto relativismo etico, diventato di recente ideologia woke, secondo il quale l’unica ospitalità possibile è quella di cedere al forestiero anche le chiavi di casa e cercare di modificare quest’ultima per soddisfare tutti i capricci del viandante.
Sala ha primeggiato anche in altri atteggiamenti puramente ideologici e faziosi come il rifiuto di illuminare di arancione Palazzo Marino in onore dei poveri fratellini Bibas, due piccolissimi bimbi israeliani trucidati da Hamas. Il Sindaco di Milano si è giustificato asserendo di non volere schierare in un modo o nell’altro il Comune nella guerra di Gaza, ma il primo cittadino meneghino si è schierato eccome e con la vigliacca e vergognosa scelta di non onorare la tragica morte dei fratelli Bibas, per non rischiare di apparire solidale con Israele, si è posizionato chiaramente contro lo Stato ebraico e a favore di chi lo combatte, il terrorismo di Hamas. Ma sono tanti i Sindaci di sinistra, anche di centri medio-piccoli e meno noti di Giuseppe Sala, che rincorrono il Gay Pride affinché passi nelle loro contrade e sistemano in ogni angolo bandiere palestinesi ed arcobaleno. La Palestina e il mondo LGBT vengono prima delle strade dissestate di molti Comuni d’Italia. Poi, più amarum in fundo che dulcis in fundo, c’è lui, il Sindaco PD di Bologna Matteo Lepore.
Già durante le celebrazioni per l’anniversario della strage di Bologna, Lepore ha ben chiarito di volere essere anzitutto un uomo del Partito Democratico, della sinistra più retriva prima ancora di esercitare il ruolo dell’amministratore. Ha approfittato della commemorazione di uno dei fatti che più hanno insanguinato la Repubblica italiana per attaccare bassamente la premier Giorgia Meloni, rea, secondo il compagno Lepore, di provenire da una destra che in passato sarebbe stata collusa con gli stragisti neri. Con quelle parole Matteo Lepore è riuscito a sporcare il proprio ruolo di Sindaco e un momento solenne che avrebbe dovuto essere caratterizzato solo dal raccoglimento, dal ricordo per tutte quelle vittime innocenti e da uno spirito di unità nazionale. Adesso, il compagno Sindaco si sta impegnando a fornire gratuitamente le pipe per fumare il crack, una delle droghe più pesanti che creano danni significativi alla salute e una forte dipendenza. No, non stiamo scherzando ed è tutto vero purtroppo. Lepore, invece di gestire i problemi di Bologna, preferisce tentare la mossa di imporre quella che è forse una sua posizione politica ed ideologica favorevole alla liberalizzazione di tutte le droghe, pesanti e leggere. Magari, come succede con Sala a Milano, contrassegnata dalla tolleranza verso il consumo di crack per strada e dalla persecuzione nei confronti dei fumatori di normale tabacco.
Una follia, che è stata subito denunciata da Fratelli d’Italia. La spesa del Comune di Bologna per la distribuzione di pipe per il crack può configurarsi come ipotesi di danno erariale, sostiene l’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna, il quale ha presentato un esposto alla Corte dei Conti. L’amministrazione bolognese avrebbe già impegnato una somma di 3500 euro per l’acquisto di pipe e vi è l’utilizzo di risorse pubbliche per strumenti destinati all’uso di sostanze stupefacenti illegali. Il crack, con buona pace di Matteo Lepore, non è una Marlboro. Il Comune di Bologna va a favorire di fatto il consumo e lo spaccio di droga, e a tal proposito, Fratelli d’Italia ha presentato anche una regolare denuncia, depositata dallo stesso Cavedagna e dal senatore Marco Lisei, per istigazione a delinquere e favoreggiamento dell’uso di sostanze stupefacenti. Il Comune di Bologna, nella fornitura di pipe per il consumo di crack, commette un reato e pure il celebre psichiatra Paolo Crepet smonta il progetto di Lepore. Per Crepet, è come alzare bandiera bianca di fronte alla tossicodipendenza e alle mafie. Tuttavia, il compagno Matteo Lepore sembra esortare i propri concittadini più o meno così: drogatevi e disperdetevi!