Stop ai cellulari in classe: gli italiani con il governo Meloni

Il 76% dei genitori favorevole al divieto. Valditara: una scelta per tutelare gli studenti dai rischi di dipendenza e cyberbullismo

La decisione del governo Meloni di vietare l’uso dei cellulari in classe fino alla scuola superiore raccoglie un consenso ampio e trasversale. Secondo un sondaggio SWG, infatti, il 76% degli italiani si dice favorevole al provvedimento: il 48% è “totalmente d’accordo” e il 28% “abbastanza d’accordo”. Solo una minoranza (15%) esprime contrarietà.

Il dato più rilevante è che il sostegno non arriva soltanto dagli adulti e dai genitori, ma anche dai giovani tra i 18 e i 34 anni: quasi 7 ragazzi su 10 ritengono giusto limitare l’uso degli smartphone a scuola.

I rischi percepiti dalle famiglie

Il divieto non nasce dal nulla. La maggioranza dei genitori e degli adulti italiani percepisce infatti l’uso incontrollato dello smartphone come un pericolo concreto per i minori.
Il sondaggio fotografa un quadro preciso:
– 73% teme relazioni pericolose con sconosciuti;
– 72% segnala il rischio di condivisione indebita di dati personali;
– 71% indica il cyberbullismo;
– 70% denuncia l’uso compulsivo;
– 69% teme l’esposizione a pornografia online.

Un dato ancora più significativo riguarda la “dipendenza da smartphone”: il 66% degli italiani parla di veri e propri sintomi di astinenza tra i minori, con effetti negativi su concentrazione e rendimento scolastico.

La linea del governo Meloni

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha voluto estendere il divieto anche alle scuole superiori, segnando una netta discontinuità rispetto al passato. L’obiettivo dichiarato è “disintossicare gli studenti” e restituire alla scuola il suo ruolo di comunità educativa libera da distrazioni e abusi digitali.

In parallelo, l’Italia ha portato in sede UE la proposta di limitare l’accesso ai social per i minori di 15 anni, misura che gode del consenso del 77% dei cittadini.

L’intelligenza artificiale tra scetticismo e apertura

Il sondaggio esplora anche il tema dell’IA a scuola. Qui l’opinione pubblica è più divisa: quasi metà dei genitori non vorrebbe alcuna forma di AI in classe. Tuttavia, cresce l’apertura verso un uso guidato dagli insegnanti:
– il 68% approva l’IA come strumento per creare materiali didattici mirati;
– il 61% la considera utile per supportare gli studenti con maggiori difficoltà.

Resta però una forte preoccupazione che un uso indiscriminato possa disincentivare lo studio e favorire scorciatoie nello svolgimento dei compiti.

Un’Italia che chiede regole

Il messaggio che emerge è chiaro: le famiglie italiane vogliono una scuola più sobria e autorevole, capace di proteggere i giovani dalle derive digitali. Il consenso al divieto dei cellulari non è solo un atto di disciplina, ma un segnale politico e culturale: la richiesta di tornare a un’educazione che metta al centro la crescita personale, la relazione diretta e il rispetto delle regole.

Il governo Meloni intercetta questa domanda e la traduce in misure concrete. In un’epoca segnata dall’abuso di tecnologia, la scuola italiana sceglie di dare un segnale di libertà: libertà dal cellulare, per riscoprire la libertà di pensare.

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