“Negli ultimi anni quante volte abbiamo sentito parlare di intervento dello Stato per salvare grandi imprese private? In questo nefasto decennio di governi concepiti in laboratorio dal Pd, quante volte abbiamo visto lo Stato mettere le mani nelle tasche dei cittadini per salvare le banche – per esempio – dalla loro gestione allegra finalizzata a riempire di prestiti mai restituiti gli amici degli amici?
Sia chiaro: è giusto che lo Stato tuteli il sistema produttivo e anche quello del credito. Entrambi sono sistemi
indispensabili per la vita della nazione. Però quando lo Stato interviene a salvare o ad aiutare imprese con i soldi degli italiani, è il caso almeno di stabilire quali debbano essere le regole d’ingaggio.
Un’azienda in crisi ha bisogno di ricorrere alla cassa d’integrazione? Bene, ma da quel momento in poi – fin quando usufruisce dei fondi pubblici – lo stipendio dei manager e dei dirigenti di quella impresa deve essere allineato almeno al tetto esistente per i dirigentipubblici. Ed è evidente, inoltre, che nell’anno successivo non ci potranno essere dividendi da spartire. La banca deve essere salvata con soldi pubblici? Stesso discorso, con l’aggiunta della clausola della
trasparenza: i cittadini hanno il diritto di conoscere quali siano le imprese che hanno beneficiato di prestiti molto generosi che poi non sono stati restituiti. Perché li sta coprendo con le
sue tasse.
A volte è giusto, è necessario che lo Stato intervenga per aiutare banche e grandi imprese, ma a nessuno – con Fratelli d’Italia al Governo – sarà più permesso di continuare ad approfittarsene”.