130 Céline

Céline dialoga con l'eterno. E non smette di meravigliare. Nel 2024 ci celebrano le sue 130 candeline immaginarie. Mentre, reali rimangono le sue pagine, dense di vita vera e che offrono spunti di riflessione unici se messe a confronto con l'attualità. Un'esistenza, quella dello scrittore francese, complessa e ricolma di esperienze, le quali hanno reso Céline uno dei più grandi testimoni del Novecento. Della sua grandezza abbiamo parlato con Andrea Lombardi, editore e saggista, fondatore del primo sito italiano dedicato all'opera di Céline e tra i nostri massimi esperti del dottor Destouches.

• Il 2024 segna i 130 anni dalla nascita di Louis-Ferdinand Céline. Quale eredità ci lascia?

Louis-Ferdinand Destouches, nato il 27 maggio a Courbevoie Seine, piccolo comune sulla Senna nei pressi di Parigi e in arte Céline, dal nome della sua nonna materna Céline Guilloux, ci lascia innanzitutto l'eredità eterna di essere uno dei più grandi romanzieri del ‘900, un fuorilegge della letteratura capace di rivoluzionare non una ma due volte il Linguaggio, prima con il suo uso del francese popolare venato di Argot – ossia il gergo dei bassifondi – nel suo capolavoro parzialmente autobiografico Viaggio al termine della notte (1932) e nel “prequel” Morte a credito (1936) in un'epoca dove tutti gli altri scrittori di successo e non francesi facevano a gara nello scrivere nel francese più cristallino possibile, alla Proust diciamo, e poi con la sua “petite musique”, la sua scrittura emozionale portata a compimento nella cosiddetta Trilogia del Nord (Da un castello all'altro, Nord e Rigodon, terminato il giorno prima della sua morte nel 1961), dove con un uso apparentemente spregiudicato ma in realtà profondamente studiato, lavorato e rifinito da vero artigiano dello stile, cercò con successo di rendere le emozioni, le pause e l'enfasi del discorso parlato nella bidimensionalità della parola scritta.

• In che modo e perché Céline è riuscito a capire e rappresentare meglio di tanti altri il Novecento?

Céline fu un uomo dalle molte vite: corazziere decorato nella Prima guerra mondiale, impiegato in una ambasciata, direttore di piantagioni, membro di una commissione sanitaria della Società delle Nazioni, medico di periferia e bohémien, scrittore di successo e rivoluzionario dello stile, infine “collaborazionista” e reprobo. Visse e spesso subì quindi tutte le tragedie di quel secolo, il quale, lungi dall'essere stato un “secolo breve”, come dal titolo del fortunato libro di storia contemporanea dello storico marxista Eric Hobsbawm – errore ancor maggiore quello di Francis Fukuyama, con il suo La fine della storia e l'ultimo uomo, proietta le sue ombre anche in questo millennio, come vediamo particolarmente in questi ultimi anni.

• “Mi sono beccato la guerra nella testa”. Qual è il rapporto tra la guerra e Céline?

Come ribadisce l'inedito riscoperto Guerra, da dove proviene la tua citazione, senza l'esperienza della guerra non ci sarebbe mai stato Céline, come dirà lui stesso a Pierre Ordioni nel 1939: “Senza il Maresciallo d'alloggio Destouches, non ci sarebbe mai stato Céline. Vedrà, al ritorno non sarà più lo stesso. […] La guerra vi fa smaltire la sbornia”.

• Perché Céline era ed è tuttora considerato uno scrittore controverso, “creato da Dio per dare scandalo”?

Perché, come scrisse il grande intellettuale anticonformista francese Dominique de Roux nel suo fondamentale saggio La morte di Céline:

“Contro tutte le difficoltà, contro tutti i sistemi e i monopoli, Céline non ha mai cessato di mettere in gioco la sua opera. Ha perso la testa, al punto tale che nessuno lo può rivendicare come proprio. Attraverso la sua ordalia, egli ha creato la sua luce, e lui sa.
Allora gli scrittori che non vogliano sottomettersi alle parole d'ordine, alle macchinazioni della critica ufficiale, che lotteranno contro le leggi e la vile dittatura delle mode, che dimostreranno con la loro opera vivente, con la provocazione delle loro vite – contro i traditori incoscienti e i falsi testimoni di professione, contro la razza degli spiriti prostrati – costoro raggiungeranno le sparse membra di Céline, deposte nella terra il 1° luglio 1961, in questo deserto dei Tartari dove monta la guardia contro chi non giungerà mai. Lavoreranno così anche per l'aldilà della Rivoluzione, organizzando la strategia dell'Apocalisse in termini di vittoria.
Perché i tempi cambiano, e sono i tempi del Grande Cambiamento, quelli ora prossimi.
Fare chiarezza, cambiare tutto.
Fare chiarezza.
Céline l'ha fatta”.

Andrea Piepoli
Andrea Piepoli
Classe 1996. Nato tra il sole e l’acciaio, cresciuto tra le piazze di Roma. A volte mi piace travestire la realtà da sogno. Con curiosità provo a raccontare e rappresentare la mia generazione.
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